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Oggetti di schermo di Adriano De Grandis

La tenerezza, Amelio ritrova l'istinto migliore
Donne protagoniste in Francia e in Polonia


L’anziano avvocato Lorenzo vive in centro a Napoli. La sua vita professionale non è stata esemplare e quella familiare non avara di problemi con la moglie (che tradiva) e rotture con i figli. Di fronte casa sua viene ad abitare una giovane coppia con due bambini. Arrivano dal Nord e sembrano sereni. Ma un evento inatteso cambierà la vita di tutti.
Dopo il notevole flop de “L’intrepido”, il suo film meno riuscito, Gianni Amelio con “La tenerezza” ritrova almeno la forza di una poetica personale, che si misura nel decantare atmosfere e situazioni, qui malinconicamente riassunte in un palazzo di una Napoli per nulla cartolinesca. Dolore, nostalgia, speranza nonostante tutto, perfino mistero si condensano tra ellissi e sospensioni, frammenti di vita e distruzioni improvvise, angoscia di vivere e incapacità di correlarsi al prossimo, ma purtroppo il film paga d’essere troppo descrittivo e senile. Bravissimo Renato Carpentieri, ma Elio Germano, con un maldestro accento nordestino, è come gli capita spesso sopra le righe e Micaela Ramazzotti ormai fa lo stesso personaggio e dice le stesse cose in ogni film. Di rara bruttezza la locandina
Stelle: 3


A CASA NOSTRA - Nel nord della Francia, in piena battaglia elettorale, una giovane infermiera accetta di candidarsi a sindaco per la lista di estrema destra, che intende dare di sé un’immagine più democratica e accattivante.
Piomba da noi in piene elezioni per l’Eliseo, dunque di raro tempismo, questo “A casa vostra” di Lucas Belvaux, regista belga di cui forse si ricorderà la recente commedia “Sarà il mio tipo?”. La ricostruzione del tessuto sociale, degli ambienti e delle crescenti problematiche anti immigrazione sono abbastanza lucide, la somiglianza della leader politica con Le Pen è ovviamente schiacciante e gli attori sono credibili, dal mefistofelico André Dussollier all’ingenua Émilie Dequenne. Quello che non convince sono l’inutile trama thriller, alcuni approssimativi snodi narrativi (il rapporto dell’infermiera con il nazi skinhead), il finale buttato lì allo stadio, dove emerge la verità più penosa.
Un film che si gioca alcune buone carte sull’estetica (come i campi lunghi iniziali), ma che li spreca in una narrazione poco incisiva e ingombrante.
Stelle: 2


LE DONNE E IL DESIDERIO - Tre storie di corpi e desideri visto dalla parte delle donne, nella Polonia a un passo dalla caduta del Muro. Tra architetture periferiche urbane dai toni cupi, “Le donne e il desiderio” di Tomasz Wasilewski vive sulla concezione dolorosa del corpo esposto in modo plateale, dove si frantumano i sogni di una vita migliore. Ma è un peccato vedere un giovane regista firmare un film “vecchio”, che il cinema polacco ha già descritto meglio con i suoi maestri. 
Stelle: 2

Venerdì 28 Aprile 2017, 23:16
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