Manuel Bortuzzo, gip convalida il fermo: «I due giovani spararono per uccidere»

Manuel Bortuzzo, il gip: «I due giovani spararono per uccidere»
Hanno sparato per uccidere. Programmando un brutale omicidio. Un raid di morte covato da tempo, non riuscito per cause indipendenti dalla loro volontà ma che potrebbero replicare. È il quadro di agghiacciante violenza che emerge dall'ordinanza con cui il gip di Roma, Costantino De Robbio, ha ribadito il carcere per Lorenzo Marinelli e Daniel Bazzano, accusati del ferimento di Manuel Bortuzzo, per i quali ha riconosciuto la premeditazione su quanto compiuto la notte del 3 febbraio scorso davanti ad un pub del quartiere Axa, periferia sud della Capitale.

Manuel parla dall'ospedale: «Sto bene, io vado avanti: tornerò più forte di prima»

E Manuel, ancora in prognosi riservata, oggi ha ricevuto in ospedale la visita del ministro dell'Interno Matteo Salvini. «Manuel l'ho trovato gagliardo, in forma, tosto, con una madre, un padre e tre fratelli e sorelle assolutamente sul pezzo. Ci siamo stretti la mano e aveva una stretta più forte della mia», ha poi raccontato il ministro. «Ha voglia di tornare in pista - ha aggiunto Salvini- e allenarsi e quello che magari può essere dubbio per la scienza medica, se c'è forza di volontà può accadere. La mia sensazione è che Manuel tornerà a correre e nuotare». Intanto i due fermati oggi sono rimasti in silenzio davanti al giudice nell'interrogatorio di convalida nel carcere di Regina Coeli. «Ci rifacciamo a quanto già raccontato in Questura mercoledì sera», hanno sostanzialmente detto i due indagati. Quella ammissione di responsabilità e sopratutto quella ricostruzione su cui però gli inquirenti continuano ad avere dubbi. A metterlo nero su bianco è lo stesso gip che nell'ordinanza definisce «gravemente lacunosa la ricostruzione del movente» fornita dai due che anche sulla ricostruzione del fatto hanno dato una versione non convincente. Per chi indaga in questa vicenda ci sono, al momento, due certezze: lo scambio di persona e la volontà da parte di Marinelli e Bazzano di portare a termine «un omicidio brutale senza apparente motivo». «Quanto alla ricostruzione del fatto - scrive il giudice nell'ordinanza di sei pagine - in termini di tentato omicidio appare inconfutabile allo stato essendo stati esplosi numerosi colpi di arma da fuoco verso le parti vitali della vittima, con evidente intento di ucciderla e non di ferirla». Per il giudice appare «assoluta» la «pericolosità dei due indagati che, dopo aver programmato un omicidio non riuscito per cause indipendenti dalla loro volontà, hanno poi ideato un piano tendente a garantire almeno parzialmente la loro impunità dimostrando la proclività al delitto e l'assoluta mancanza di resipiscenza». Le indagini, intanto, proseguono per tentare di ricostruire ciò che è avvenuto prima della sparatoria. Una operazione resa non facile anche dal clima di sostanziale omertà che inquirenti hanno riscontrato. Pochissimi i testimoni che hanno raccontato quanto avvenuto. Il gip cita la testimonianza di una persona che ha raccontato di avere sentito gli spari e «di avere visto subito dopo un motorino fuggire a forte velocità con a bordo due ragazzi che urlavano e ridevano». Per il giudice, infine, nel motivare il carcere per i due scrive che è «altamente probabile il rischio di reiterazione dei delitti della stessa specie di quello contestato» alla luce della «mancanza di controllo e l'estrema pericolosità degli indagati, che non hanno esitato a recuperare una pistola che evidentemente avevano in precedenza acquistato e tenevano pronta per usarla».
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Venerdì 8 Febbraio 2019, 15:15






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