Salvo lo speleologo grazie a 116 tecnici e all'impiego di 4 elicotteri

Salvo lo speleologo grazie a 116 tecnici e all'impiego di 4 elicotteri

di Paola Treppo

CHIUSAFORTE e TRIESTE - Finisce l'incubo per lo speleologo triestino prigioniero da sabato pomeriggio in una grotta del monte Canin. Il 36enne, che si era infortunato dopo una caduta di venti metri nella cavità in esplorazione Frozen è stato tratto in salvo nel primo pomeriggio di oggi, lunedì 6 agosto.

In ospedale a Tolmezzo
La barella con il ferito è uscita alle 12.35 dall’ingresso collocato cento metri più in basso, l'accesso Turbine, liberato dal ghiaccio dai soccorritori sabato pomeriggio; è stato portato all'ospedale di Tolmezzo dall'elicottero sanitario. A eseguire il soccorso e la risalita dal punto in cui si trovava, a duecento metri di profondità, dodici tecnici inclusi medico e infermiere.

Un intervento complicato
Questi ultimi sono rimasti sempre con lui a fargli assistenza fin da sabato 4 agosto. Le operazioni sono state seguite passo a passo dall’esterno della grotta con un collegamento telefonico con l’interno, attraverso lo speciale cavo di trasmissione, e tra l’esterno della grotta e il campo base nella caserma della Guardia di finanza di Sella Nevea tramite collegamento radio, dato che la copertura per la rete mobile è assente in quota. Sul posto sono rimasti ad attenderlo in queste ore anche i familiari.
 

48 ore di soccorso 
Le operazioni di soccorso hanno impegnato per quasi 48 ore, a partire da sabato 4 agosto, quattro elicotteri per il trasporto di uomini e materiali: il velivolo della Protezione civile Fvg, quello dell’Esercito Italiano di stanza presso la base di Casarsa Ale Rigel, un elicottero dal Veneto per il trasporto di un infermiere speleologo specializzato e l'elicottero sanitario del Fvg. 

116 uomini sul posto
Novantaquattro i tecnici speleologi sul posto, con varie specializzazioni, come ad esempio la squadra dei disostruttori che ha allargato i punti più stretti per consentire il passaggio della barella; sono arrivati da tutta la regione e dal resto d’Italia; 22 i tecnici alpini, tutti del Soccorso alpino e speleologico nazionale.

Il ferito è un esperto 
Nonostante l'età, il ferito, che fa parte anche lui del Soccorso alpino e speleologico nazionale, è uno dei tecnici con più pratica ed esperienza in grotta, in particolare nelle tecniche di recupero e di soccorso: lui stesso è infermiere. In particolare nel 2014 in Baviera si è distinto assieme ad altri, come uno dei soccorritori che hanno contribuito direttamente al salvataggio del ferito dall’abisso di Riesending, in quanto primo infermiere a raggiungerlo, rimanendo per due giorni dentro la grotta che ha tenuto l’opinione pubblica di tutta Europa con il fiato sospeso.

Le tecniche di soccorso in grotta del Soccorso alpino e speleologico italiano sono considerate tra le più valide: i punti di forza sono la leggerezza e la velocità nel condurre la barella all’esterno. Ed è proprio sulle strategie di recupero e di movimento delle squadre e sull’efficienza e il coordinamento a livello nazionale che si basano sempre i soccorsi italiani in grotta, che hanno fatto scuola persino nella lontana Cina.

Fondamentale è ogni passaggio, ogni minima scelta, laddove un minimo errore di valutazione può costare ore o giorni di lavoro in più. Ora si può tirare un sospiro di sollievo e l’esplorazione di Frozen potrà proseguire apportando nuovi elementi di conoscenza dei ricchi abissi carsici del Canin.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lunedì 6 Agosto 2018, 13:09






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