«Mio marito lasciato morire solo». L'Aas 5: «Così ci miglioreremo»

«Mio marito lasciato morire solo»  L'Aas 5: «Così ci miglioreremo»

di Alessandra Betto

PORDENONE - È una difesa sincera quella dell'Azienda per l'assistenza sanitaria 5 Friuli Occidentale che non si nasconde dietro a un dito.

La lettera-denuncia di Carla Del Toso, di Castelnovo del Friuli, pubblicata nei giorni scorsi nella rubrica Lettere al Direttore de Il Gazzettino, racconta malattia e morte del marito Francesco nel reparto di Pneumologia del Santa Maria degli Angeli. Obiettivo della missiva, inviata al nostro giornale, ma prima ancora all'Ufficio relazioni con il pubblico dell'ospedale civile, dal quale a oggi (ieri per chi legge, ndr) non ha ricevuto risposta, è portare «una testimonianza sulla più profonda delle esperienze umane, la sofferenza e la morte», esponendo alcune «considerazioni nell'interesse di tutti, non sono certo fatte in un'ottica denigratoria».

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La Aas 5 risponde, annunciando le novità che riguardano il reparto: «Non ci sono parole per rispondere al dolore che la signora Toso descrive nella sua lettera al direttore commenta Giorgio Simon, direttore generale dell'Aas 5 per questo l'ho contattata privatamente e la nostra équipe la contatterà personalmente. Debbo invece ringraziarla per aver avuto la forza e il coraggio, anche a fronte del grave lutto, di averci scritto per raccontare i disagi e i problemi che ha incontrato. Un cittadino in grado di fare un atto simile dimostra un grande senso civico segnalando i problemi, perché altri in futuro non abbiano la stessa sorte».

«È vero - prosegue l'analisi di Simon -, il reparto di pneumologia e nefrologia è affollato, troppo affollato tutto l'anno, e sempre di più. Per questo l'Azienda ha deciso due cose: la prima è di aumentare i posti letto e di separare i due reparti, spostando la nefrologia in un altro piano; la seconda è di assumerne due nuovi pneumologi per fare fronte al crescente carico di lavoro. In questa maniera si risolveranno almeno parte dei disagi segnalati. Altro problema è quello della dignità e della serenità del morire. La nostra Azienda ha sviluppato una rete delle cure palliative domiciliari e l'hospice proprio perché per quanto possibile non se deve stare in ospedale quando si è in fase terminale. La vicinanza delle persone care, la propria casa o un luogo riservato come le camere dell'hospice permettono di vivere dignitosamente anche gli ultimi giorni».
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Venerdì 11 Maggio 2018, 16:04






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5 di 13 commenti presenti
2018-05-12 17:09:41
Siamo tutti umani, anche il personale sanitario, ridotto all'osso e costretto a gestire sempre più persone, spesso anziane con difficoltà relazionali e poco collaboranti: non è facile, magari a fine turno, dare la giusta assistenza ed è molto ingeneroso, spece da parte di chi non ha alba di cosa voglia dire fare quel lavoro, sentire critiche di poca professionalità e inefficienza. Pensate a cosa fate e quanto poco vi basti per perdere la pazienza, poi pensate alle situazioni in reparto. Assumere più infermieri, più medici, potrebbe essere la soluzione ma richiede soldi che con la politica dei tagli non è possibile, come non è possibile trasformare i reparti in strutture hospice a cui è demandata la funzione di accoglienza dei pazienti arrivati alla fine della loro vita.
2018-05-11 20:25:27
Siamo arrivati al punto, che quando siamo ricoverati in un ospedale,il nostro nome scompare,diventiamo dei numeri con delle sigle, non ci manca tanto ad imitare Mauthausen
2018-05-11 20:54:19
L’evoluzione della sanita in peggio: una volta c’erano gli ammalati, poi sono diventati pazienti, poi utenti e ora clienti!! Nn per niente gli ospedali da USL. sono diventati Aziende Ospedaliere... la conclusione è ovvia!!!
2018-05-11 19:31:16
Ufficio Relazionj con il Pubblico? Posso testimoniare di persona la loro incompetenza ed inefficienza.
2018-05-11 18:08:24
La lettera della signora, che lascia trasparire un livello umano non indifferente, le darà almeno la soddisfazione di contribuire ad elevarci, ma come non pensare a coloro che non hanno queste possibilità e sono affidati alle prime persone che incontrano, a prescindere di come siano? Solo una buona politica ridurrebbe i casi negativi, ma non mi sembra che andiamo in questa direzione.