Quei ragazzi che non hanno la cultura del lavoro

PER APPROFONDIRE: lettera, papetti
Caro Direttore,
mi ha impressionato la risposta data da un ragazzo in cerca di lavoro, ad un imprenditore che cercava giovani da assumere: «Alla sera esco spesso, quindi non so se tutte le mattine potrei presentarmi alle 8».
Testuale! Non so che cosa sia successo negli ultimi 20 anni, né di chi sia la responsabilità, ma è certo che molti imprenditori che guidano aziende all'avanguardia, si lamentano di come sia difficile, se non impossibile reperire la mano d'opera che serve. Non so quanto responsabile sia la famiglia per questo stato di cose, né se sia la cattiva organizzazione scolastica o cos'altro ancora. So di certo che quando si dice che i giovani italiani non vogliono più fare certi lavori è una verità, almeno parziale e questo mi sembra poco incoraggiante per il nostro avvenire.

Gino De Carli

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Caro lettore,
la domanda da farsi è un'altra: quel ragazzo come può pensare di vivere senza lavorare? Come pensa di mantenersi? Come immagina di costruirsi una vita e una famiglia? Evidentemente può permettersi di non avere queste preoccupazioni. E ritiene che non siano importanti. Perché è un figlio di papa? No, semplicemente perché è il figlio di una società iper-assistita in cui il lavoro non è un più un valore assoluto, non è più il perno intorno al quale ruota la vita delle persone.
Quel ragazzo è figlio di una cultura che predica e invoca redditi di cittadinanza, che ritiene cioè di dover spendere risorse pubbliche in enorme quantità non per creare occasioni di lavoro, ma per creare cittadini che possono evitare di lavorare. E che non hanno intenzione di presentarsi in fabbrica o in ufficio alle 8 di mattina.
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Mercoledì 13 Settembre 2017, 05:03






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5 di 34 commenti presenti
2017-09-14 16:48:34
francamente quelli che conosco io non hanno difficoltà ad alzarsi a qualsiasi ora anche dopo una serata di bagordi (ogni tanti ci stà altrimenti che gioventù è) per andare a lavorare. Poi, gli scansafatiche ci sono, c'erano e ci saranno. Ma non è la regola
2017-09-15 13:42:15
Più che usare il termine scansafatiche, io direi che molti giovani prendono la vita con troppa faciloneria, forse perchè, a differenza dei loro genitori o nonni, hanno avuto la fortuna di nascere in un contesto di benessere, offerto su un piatto d'argento dai sacrifici dei loro avi. In passato ho avuto modo di conoscere degli abitanti della zona di Caorle, i quali si alzavano alle tre di notte per essere presenti alle 5,30 alla Zanussi di Porcia, per iniziare il loro turno di lavoro. Forse sarebbe bene farle conoscere certe cose, oltre che sentir dire "io non mando a scuola mio figlio perchè faccia l'operaio". Aspirazioni certamente giuste, ma, salvo le solite raccomandazioni, un posto nella società nessuno te lo regala, ma te lo devi guadagnare con tanto impegno.
2017-09-14 12:53:01
Quando un ragazzo non ha un futuro, ha poche possibilità. Accontentarsi di qualsiasi cosa trovi pur di lavorare, indebitarsi a morte e rischiare una professione a lui congeniale e se va male si butta a fiume, buttarsi direttamente a fiume, vivere e godersi la vita finchè può, e poi si vedrà. Scelta, quest'ultima, in linea con l'italianità di oggi.
2017-09-14 11:52:55
Non entro nel merito del ragazzo sia giusto o sbagliato, ma uno Stato in cui non da' lavoro ai propri figli bensì si arrangino, non può altro che ricevere in cambio espressioni di stizza di questo genere. In fondo anche un migrante chiede parità nei trattamenti e se un imprenditore viaggia nel lusso e ricchezza, e' per merito di chi ogni giorno lavora, e questa manovalanza, sia italiana o non, non può essere avvilita e umiliata da paghe da non permettere una vita civile e decorosa nella nostra società in cui non può mancare nulla ma che per assurdo non possiamo farne a meno. C'è un motto che dice: "Tutto e subito".... I furbi politici lo sanno.
2017-09-14 11:00:03
Le condizioni ed opportunitĂ  di lavoro odierne sono inserite in uno scenario economico differente dagli anni 60-70 quando in pieno boom economico si stava costruendo l'Italia del dopo guerra. L'Italia di oggi scoraggia i giovani che cercando di vivere la loro gioventĂą vogliono divertirsi senza pensare tanto al loro futuro.