La libertà di stampa non si difende minacciando i giornali "colpevoli" di criticare chi è al potere

Egregio direttore,
il nostro beneamato presidente Mattarella ribadisce che ci deve essere libertà di stampa quando lo sappiamo bene che libertà di stampa vuol dire prendere soldi pubblici, essere a libro paga di qualcuno e scrivere tante falsità. Lei lo sa bene, vero? Ps: a scanso di equivoci vorrei precisare che scrivo in generale, senza alcun riferimento particolare. Comunque: viva la libertà.


Ivan Favarel

Caro lettore,
io so bene alcune cose che volentieri cercherò di spiegarle. A costo di apparire un po' noioso ribadisco per l'ennesima volta che, per quanto ci riguarda (ma lo stesso vale per la gran parte dei quotidiani italiani), non riceviamo alcuna sovvenzione pubblica: le nostre entrate sono rappresentate dalle vendite in edicola, dagli abbonamenti digitali e dalla pubblicità raccolta. Le eventuali perdite di gestione sono ripianate dall'editore, non da qualche ente benefico. L'unico libro paga che conosco è quello della casa editrice per cui lavoro: non ricevo soldi da nessun altro e non accetto neppure compensi quando sono richiesto a moderare convegni, a presentare libri o altro. Non so infine a cosa esattamente lei si riferisca quando parla di falsità: certamente nel fare il nostro lavoro commettiamo errori, ma quando ciò accade cerchiamo di dare conto ai lettori della corretta versione dei fatti. Se però lei è a conoscenza di notizie non veritiere che abbiamo pubblicato, la pregherei di segnalarcele. Non saranno ignorate. Quanto alle parole del Presidente della Repubblica, sono personalmente grato a Sergio Mattarella per ciò che ha detto. Viviamo tempi strani, in cui le critiche vengono da alcuni vissuti come atti di lesa maestà e in cui la classe politica - non mi riferisco solo a quella attuale - sembra non resistere alla tentazione di imporre qualche bavaglio ai mezzi di comunicazione. Purtroppo in molti ritengono che la stampa libera e obiettiva sia solo quella che la pensa come loro. O che non disturba il manovratore di turno. Così di fronte a qualche sondaggio meno brillante del previsto o a qualche scivolone finito sui giornali, si minacciano ritorsioni economiche o normative nei confronti di stampa e tv. Un atteggiamento che oltre a rivelare un'idea un po' confusa di libertà, confonde spesso causa con effetto. Perché se, per esempio, un ministro dimostra di non sapere a quale regione appartiene una certa città, il problema non è della stampa o delle tv che ne parlano, ma del ministro che ha una conoscenza quantomeno incerta della geografia italiana.
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Martedì 18 Settembre 2018, 15:38






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5 di 11 commenti presenti
2018-09-20 12:36:59
Ah perché Caltagirone adesso sarebbe un mecenate??? Un editore che non pensa ai propri interessi? Devo essere nato ieri allora..
2018-09-19 12:36:54
Essere in Italia per liberta di stampa al 70essimo posto al mondo dopo la Bulgaria e il Burundi la dice lunga sull'argomento .
2018-09-19 10:22:01
Caro direttore, lei giustamente in una situazione tanto delicata ed essendo coinvolto in prima persona per il suo lavoro deve giustamente tenere un certo aplomb. Come lettore, non avendo conflitti di interessi nei confronti di nessuno, mi sento di chiedere al "fu" giornale "l'Unità", quanti contributi abbia preso da noi cittadini nel corso degli anni e a fronte di quante vendite. Attendiamo sicuri pronta risposta, dai baluardi storici della classe operaia.
2018-09-19 12:23:17
concordo 110%!!! mettiamoci anche i radicali
2018-09-18 23:07:37
A proposito di Informazione qualche giorno fa sul sito internet M5SParlamento ho ascoltato l’intervento dell’On. Vito Crimi, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega all’Editoria. Quello che ha detto l’ho trovato molto interessante.