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Sana e robusta costituzione di Gianluca Amadori

Dobbiamo opporci a chi incita all'odio
e utilizzare il Web per far circolare il bene

"I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. E' l'invasione degli imbecilli".

Umberto Eco espresse una critica feroce a Internet. Di sicuro sono numerose le persone che, prima di scrivere un commento in Rete non accendono il cervello. O che, comunque, utilizzano i "social" per convogliare messaggi di odio.

Fortunatamente il Web ha anche molti lati positivi ed enormi potenzialità. Possiede gli anticopri per reagire agli "imbecilli" di cui parla Eco. Un esempio arriva dal gruppo Facebook "Worrying Signs" che, su iniziativa di tre donne inglesi, ha deciso di raccogliere le segnalazioni e gli screenshot di contenuti che incitano all'odio, in continuo aumento nel regno Unito dopo l'annuncio del risultato del referendum in favore dell'uscita dall'Unione europea.

A portarlo come esempio positivo di come la tecnologia può aiutare è l'Associazione Carta di Roma, che dedica un servizio sul suo sito internet al tema degli "hate speech", delle parole d'odio che corrono in Rete, e di come si possono combattere.

"Il Web è uno strumento potentissimo per la controparola, per le segnalazioni, per il debunking - spiega Giovanni Ziccardi, docente alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università diMilano e autore de 'L'odio online' - E' estremamente forte nel contrastare l'hate speech, nel far circolare il bene. Oggi non si può combattere l'odio senza tecnologia. Occorrono l'educazione, il diritto con appositi interventi normativi, ma anche la tecnologia è un elemento fondamentale".

C'è parecchio da lavorare per cercare di replicare ai discorsi d'odio se si pensa che, nelle 36 ore successive all'annuncio della Brexit, le segnalazioni di episodi di razzismo e xenofobia online sarebbero aumentate dal 540 per cento, stando ai dati forniti dagli attivisti britannici di "Far Right Watch"

"L'odio viene utilizzato come valuta, come moneta di scambio per diffondere insicurezza e raccogliere consensi", spiega Ziccardi, ricordando che la diffusione di hate speech non ha andamento omogeneeo ed avviene a picchi, strettamente correlati a eventi politici e di cronaca. "L'odio è usato strumentalmente, è una leva per portare voti - prosegue Ziccardi - E' veicolato persino da coloro che si pongono in opposizione agli estremisti; lo si trova nell'intero arco politico, anche nei movimenti tendenzialmente più moderati".

Il problema è che, a forza di ascoltare discorsi di odio, la tendenza è quella di abituarsi, iniziando bian piano a non considerarli più negativi. Ecco perché è necessario opporsi agli hate speech. Partendo dalla Rete ed utilizzandone gli strumenti.

Martedì 28 Giugno 2016, 17:37
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