'Ndrangheta, catturato il latitante Francesco Strangio: l'applauso della folla ai carabinieri

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'Ndrangheta, catturato il latitante Francesco Strangio: l'applauso della folla ai carabinieri
Francesco Strangio, pericoloso latitante della 'ndrangheta è stato arrestato questa notte i Carabinieri di Reggio Calabria e Cosenza. L'uomo, in fuga da un anno, è stato rintracciato a Rose, piccolo comune del cosentino in un appartamento all'ultimo piano di un condominio del centro abitato. Tante persone in strada al momento dell'arresto, qualcuno ha anche applaudito i carabinieri protagonisti del blitz.

Pluripregiudicato ritenuto contiguo alla cosca Strangio-Janchi di San Luca, Strangio deve scontare 14 anni per narcotraffico internazionale, per aver negoziato e gestito l'importazione di ingenti quantità di cocaina dal Sudamerica. Nell'operazione sono stati impiegati anche i Carabinieri dello Squadrone Cacciatori di Vibo Valentia.
 



«Grazie alle Forze dell'Ordine, che ogni giorno ci fanno essere orgogliosi di loro. Lo scorso Ferragosto avevamo organizzato proprio a San Luca il Comitato nazionale ordine e sicurezza pubblica: volevamo mostrare a tutti che lo Stato c'è e non molla. L'arresto di questo criminale ne è la conferma. Non ci fermeremo qui». Così il ministro dell'Interno Matteo Salvini, commenta la cattura di Francesco Strangio, che era nell'elenco dei latitanti pericolosi.
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Venerdì 15 Febbraio 2019, 07:30






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5 di 5 commenti presenti
2019-02-15 14:12:00
Qualcuno ha applaudito i carabinieri.....
2019-02-15 19:09:02
Come dicono i giornalisti, questo "fa notizia"!
2019-02-15 13:34:41
qualcuno ha applaudito i carabinieri. ma quanti in numero? cosa ci sono andati a fare quella gente in piazza durante una retata? sveglia gente!!!
2019-02-15 13:33:17
Un doveroso ringraziamento all'Arma dei Carabinieri, i cui risultati sottendono un lungo e meticoloso lavoro. Il "signore" in questione, speriemo non venga liberato per una qualche crisi di ansia, problemi cardiaci. Cosa ci andava a fare il ceffo, in Siria, se poi al iornalista dice che aveva "paura dei bombardamenti" . Forse, data la zona , credeva di ritrovare il paradiso dell'Eden, di biblica memoria ? Qualcosa non quadra nella mente del tipo.
2019-02-15 13:06:20
PERCHE' QUI, POI LO SPIEGO...Di origini marocchine, nato in Italia, radicalizzato in Germania. Samir Bougana, di 24 anni, è uno dei 130 foreign fighters arruolati dal Califfato in Italia. Ed è qui che il terrorista vorrebbe tornare ora che è stato arrestato e che ha scoperto che la vita nelle carceri siriane è «dura». «Io sono cresciuto in Italia, per i prigionieri siriani e arabi è normale stare lì dentro, il cibo non è il massimo, le stanze sono piccole, la luce non c’è. Spero di uscire da qui, anche se andrò in prigione in Italia è sicuramente meglio», spiega adesso, dicendosi «pentito» di essere partito per unirsi all’Isis e di essere pronto a pagare «se devo pagare per quello che ho fatto». La sua speranza, però, è «tornare e vivere libero». «Sono pentito, avevo paura dei bombardamenti», ha spiegato Bougana all’inviato della Stampa, Francesco Semprini, che lo ha intervistato in una località del governatorato di Raqqa a ridosso del confine turco. Lì il foreing fighter nato a Gavardo, in provincia di Brescia, si trova in carcere, dopo essere stato arrestato a fine agosto dalle forze curde impegnate nella difficile lotta al terrorismo in Siria. Bougana, che è stato in Italia fino al secondo anno di istituto tecnico e poi si è trasferito in Germania, ha raccontato di aver iniziato il suo percorso verso la radicalizzazione a 16 anni. «Ho iniziato a frequentare un po’ di moschee poi è iniziata la guerra in Siria e attraverso internet sentivo i discorsi degli sceicchi. Ho iniziato a pensare che dovevamo aiutare questa gente, era un dovere di buon musulmano. Avevo 19 anni – ha spiegato il 24enne – quando è iniziata la radicalizzazione, via internet soprattutto, navigando vedevo i bambini e le donne uccise e ho iniziato a sentirmi coinvolto. Nel 2013 ho visto tanti partire così mi sono deciso, i miei genitori non sapevano nulla. Sono partito con mia moglie: è tedesca di origine turca». «A Raqqa, per un mese, ha aspettato che mi assegnassero un ruolo. Mi hanno mandato a Deir Ezzor, dove sono stato 4 mesi e poi ho deciso di tornare a Raqqa. A Deir Ezzor facevo parte di un’unità di polizia Ribat (in realtà significa nucleo di prima linea, ndr), facevo pattugliamenti soprattutto la notte. Inoltre assistevo la gente fornendo generi di necessità», ha raccontato ancora Bougana, spiegando di non aver mai combattuto: «Ho paura dei bombardamenti». A Raqqa viveva «in una casa fornita dall’Isis che dava anche uno stipendio, circa 150 dollari. Io andavo al lavoro e mia moglie stava a casa. Dal vivo ho visto solo tagliare la mano a una persona che aveva rubato». «La maggior parte dei combattenti stranieri che ho conosciuto – ha quindi riferito l’uomo – veniva dalla Germania. Ho conosciuto combattenti che hanno vissuto in Italia due o tre anni, erano marocchini e algerini. Ma i combattenti più feroci, più duri e più freddi erano quelli che venivano dalla Russia, non avevano misericordia». L’ex terrorista dell’Isis ha parlato poi della sua cattura, avvenuta perché è stato consegnato da un trafficante che in realtà lavorava con le forze curde. Ha spiegato che era con suoi figli, avuti in Siria, di 5, 3 e 2 anni, che non sente più dal quel giorno. E ha lamentato che in carcere «è difficile, una vita dura». «Io – ha sottolineato – sono cresciuto in Italia, per i prigionieri siriani e arabi è normale stare lì dentro, il cibo non è il massimo, le stanze sono piccole, la luce non c’è. Spero di uscire da qui, anche se andrò in prigione in Italia – ha detto – è sicuramente meglio». Si sente un terrorista? «Penso di esserlo stato, non così grande, però adesso è finita. Sono uscito, sono ancora vivo, spero che un giorno potrò vivere con mia moglie e i miei figli, tornare a una vita normale. Spero in Italia, lì sono cresciuto». «Sono pentito di essere venuto qui. Ho visto come è questa vita, ho avuto paura delle bombe, avevo paura per me e i miei figli. Adesso sono pronto a tornare se decidono di portarmi in Italia. Spero di tornare e vivere libero, se devo pagare per quello che ho fatto, pagherò, spero di non essere ucciso», ha aggiunto Bougana, concludendo che «rimango musulmano, ma non voglio avere più a che fare con la guerra, ciò che ho vissuto mi basta". PERCHE' SE IN ITALIA LE CARCERI FUNZIONASSERO COME LA' LA MAFIA SCOMPARIREBBE. ANCHE QUELLA CON I COLLETTI BIANCHI, MA ANCHE CERTI MAGIS....I!