antonio da padova
1 Gennaio 1917

Commenti pubblicati:
Martedì 21 Novembre 2017, 16:32
Se non capisce la differenza ha dei grossi problemi.
Lunedì 20 Novembre 2017, 09:37
Legge 10/04/1954 Num.113 - Articolo 3 - Gli ufficiali si distinguono in: ufficiali in servizio permanente; ufficiali in congedo; ufficiali in congedo assoluto. Gli ufficiali in servizio permanente sono vincolati da rapporto di impiego. Gli ufficiali in congedo non sono vincolati da rapporto di impiego ed hanno gli obblighi di servizio previsti dalla presente legge. Gli ufficiali in congedo sono ripartiti in quattro categorie: ufficiali dell'ausiliaria, ufficiali di complemento, ufficiali della riserva e ufficiali della riserva di complemento. Gli ufficiali in congedo assoluto non hanno più obblighi di servizio, ma conservano il grado e l'onore dell'uniforme".
Domenica 19 Novembre 2017, 16:31
Non si è mai "ex" (nel presente caso, generale) si deve dire "generale a riposo o della riserva, mai usare l'ex che spetta a chi viene radiato.
Giovedì 16 Novembre 2017, 16:12
"...simili livelli di ignoranza sono elementi con cui mai vorremmo venire a contatto..." e neppure far diventare ministrA.
Martedì 14 Novembre 2017, 19:22
"Dimensione etica" o meno, resto del parere del parroco bolognese: se faccio il bagno nella vasca dei piragna, devo aspettarmi di rimetterci almeno una gamba, sorbole.
Martedì 14 Novembre 2017, 19:16
Agli arresti domiciliari con l'accusa di "tentato omicidio plurimo, rissa, lesioni, danneggiamento, guida senza patente e guida in stato di ebrezza", arrestato in FRAGRANZA di reato(i)??? Ma siamo impazziti?
Lunedì 13 Novembre 2017, 16:19
Volto pixellato/oscurato e voci contraffatte... e sarebbe che "ci hanno messo la faccia", come no. Chi denuncia deve avere il coraggio di MOSTRARLA la faccia, corredata dalle generalità. Se no taccia.
Giovedì 9 Novembre 2017, 16:20
Giustissimo. La validità dell’assegno circolare non è di 30 giorni, ossia non si verifica l’annullamento dell’assegno solo dopo 30 giorni dalla sua emissione. Il limite di 30 giorni vale esclusivamente come termine entro il quale il cliente deve presentare il titolo di pagamento in banca per il suo INCASSO. E’ utile specificare, quindi, che la validità dell’assegno circolare è limitata esclusivamente alle eventuali azioni di regresso che possono essere esercitate dal possessore esclusivamente entro trenta giorni. Comunque, chi riceve un assegno ha l’obbligo di recarsi in banca per incassarlo o cambiarlo entro 8 giorni, se vive nel medesimo comune in cui è stato emesso, o entro 15 giorni se vive in un comune diverso. Trascorsi tali termini, non si ha il decadimento della validità assegno circolare, ma l’emittente ha il diritto di revocarlo senza che il beneficiario possa agire legalmente.
Martedì 7 Novembre 2017, 17:05
Giustissimo, ha ragione. Gli uomini, pardòn i maschi sposati queste cose non le fanno. Con le donne divorziate poi...
Martedì 7 Novembre 2017, 16:58
perchè no a de benedetti (la repubblica)?
Venerdì 3 Novembre 2017, 09:13
Tutto da ridere. C'è però una spiegazione: non è che la censura di Facebook sia fatta da persone, figurarsi, con tutti i miliardi di monate postate quotidianamente nel mondo dei social. No, è tutta roba computerizzata, un cervellone usa un algoritmo programmato per bloccare tette, culi e il resto. E lui li blocca, perchè non distingue il materiale e quindi li stoppa a prescindere che siano dipinte/i, scolpite/i nel marmo, fuse/i nel bronzo... sempre tette, culi e il resto sono per FB, che a suo tempo ha censurato la Venere del Tiziano, quella di Milo... l'"Origine del mondo" di Courbet (informarsi). Prima o poi censurerà la statua del David di Michelangelo e il ritratto di Elise Francia.
Sabato 21 Ottobre 2017, 16:56
E ha ragione in quanto è un (neo)reato che viene qualificato come tale sulla base della natura dell'oggetto del delitto (la donna vittima in questo caso). Cosa impensabile in diritto. Tanto per fare un paragone sarebbe come qualificare il furto in base all'oggetto del furto (auto, merce, vestiti, gioielli, alimentari, anche cose di nessun valore economico/commerciale) e non all'atto in sè stessok, cioè l'appropriersi del bene altrui. Infatti per il codice penale (art.624) non distingue "il valore" l'oggetto del furto, ma lo punisce in quanto "furto", applicando semmai (art.625) le circostanze aggravanti (violenza, destrezza, scasso, ecc.) o attenuanti (p.es. stato di necessità). L'omicidio di un adulto o di un bambino, se commesso con e nelle stesse circostanze, è punito esattamente nello stesso modo. Perchè quello delle "femmine" no? Sono indifese e più deboli? Anche i vecchi, i bambini, i disabili, i malati lo sono. E allora, come la mettiamo? Inventiamo i reati di "geronticidio" e di "malaticidio"? ...Italia, culla del diritto.
Venerdì 13 Ottobre 2017, 16:59
Grandissime opportunità, enormi... soprattutto quando si deve parcheggiare.
Giovedì 12 Ottobre 2017, 18:01
Su un letto a rotelle...
Domenica 8 Ottobre 2017, 10:14
In materia di problemi internazionali, ciò che conta sono i rapporti di forza. Lo stesso diritto internazionale è “diritto” fino ad un certo punto. Il parallelo migliore è quello con la buona educazione. Come il diritto, questa ha tutta una serie di regole, di eccezioni, di sanzioni, e chi non le osserva può anche avere dei fastidi. Ma se qualcuno è abbastanza forte da non tenerne conto, gli altri al massimo possono disapprovarlo. Nulla di più. Si pensi alla recente annessione della Crimea da parte della Russia. Se una regione è tanto forte da dichiararsi indipendente contro la volontà della madrepatria, si parla di “guerra d’indipedenza” e il problema - da giuridico che era, cioè di diritto nazionale – diviene di diritto internazionale. Se invece non ha questa forza, si parla di sedizione e il problema rimane di diritto nazionale. Un esempio renderà evidente la distinzione. Quando le colonie dell’America Settentrionale cominciarono a desiderare di rendersi indipendenti dall’Inghilterra, la loro era una ribellione, un’attività illecita sanzionabile col carcere o con la morte. Quando invece i loro soldati riuscirono a battere gli inglesi sul campo, l’indipendenza fu ottenuta con la forza. Così i suoi promotori divennero “padri della Patria” ed ottennero le loro facce sulle banconote. Dal punto di vista politico non ha senso chiedersi se l’aspirazione all’indipendenza sia lecita. Ogni volta che si è abbastanza forti per procurarsela, è inutile stare a discutere di diritto. Viceversa, ogni volta che questa forza non si ha, giuridicamente si è dalla parte del torto. Inoltre il governo centrale non rinuncia mai volentieri ad una porzione del proprio territorio. La prima domanda da porsi è dunque: la Catalogna è in grado di battere l’esercito spagnolo? E la risposta è “no”. Fra l’altro, in un certo senso questa guerra è già stata combattuta nel 1936, e l’ha vinta Madrid. Dunque la Catalogna non ha nessuna possibilità di strappare con la forza la propria indipendenza. Questo semplice fatto ha importanti conseguenze. Innanzi tutto, alla questione non si applica il diritto internazionale ma quello nazionale. E se la Costituzione spagnola dichiara la Spagna indivisibile, chiunque cerchi di dividerla va contro la legge. E colui che viene gettato in galera dalle leggi nazionali non ha il diritto di lamentarsi. Non più di quanto un ladro possa lamentarsi per essere stato condannato per furto. Né la cosa cambia se l’illecito, invece di essere commesso da un singolo, è commesso da diecimila persone. La legge non prevede nessuna esimente, per questo fatto. Insomma qualunque provvedimento legale Madrid vorrà adottare contro la Catalogna, avrà sempre ragione e la Catalogna avrà sempre torto. Naturalmente però, accanto al problema giuridico, c’è il problema politico. Infatti nell’epoca contemporanea è invalsa la tendenza a reputare “diritto a qualcosa” il semplice fatto che ottenere quella cosa sembri moralmente o democraticamente doveroso. Se dunque una grande folla a Barcellona grida “Indipendenza! Indipendenza!” ed è disposta a dimostrare con un voto che tale è il suo desiderio, a molta gente pare evidente che ciò si trasformi nel diritto all’indipendenza. In realtà le cose non stanno affatto così. Riferiamoci alle nostre istituzioni. Il popolo è sovrano ma la Costituzione precisa che esso esercita quel potere “nell’ambito delle leggi che lo regolano”. E la costituzione spagnola, votata dal popolo, esclude la concessione dell’indipendenza ad una regione. Inoltre, quando si parla di “popolo” si parla dell’intera nazione. Dunque il popolo della Catalogna non può decidere da solo qualcosa che riguarda l’intera comunità nazionale. Ed anche se lo chiede con marce, bandiere, sit in o perfino scontri con la polizia, rimane che sta esprimendo un desiderio illegale. Chiedere non significa avere il diritto di ottenere. C’è una riprova evidente. Se tutti i cittadini di Milano scendessero in piazza per chiedere che i milanesi siano esentati dal pagamento di tasse e imposte, la richiesta sarebbe legale ed accettabile? Ovviamente no. I milanesi non potrebbero pretendere che lo Stato eroghi servizi per i quali pagherebbero gli altri cittadini italiani. Insomma si tratterebbe di un’assurdità, in punto di diritto e in punto di fatto. Il problema della Catalogna non è diverso. L’indipendenza di quella regione riguarda tutta la Spagna ed eventualmente la decisione spetterebbe all’intero popolo spagnolo. Quand’anche a favore della secessione fosse il cento per cento dei catalani. La possibile dichiarazione unilaterale di indipendenza rappresenta dunque un illecito, e forse il reato di sedizione. Qualunque provvedimento lo Stato spagnolo adotti contro i ribelli, a termini di legge, sarà giustificato. Barcellona potrebbe ottenere l’indipendenza soltanto se il governo nazionale mancasse di energia e non avesse il coraggio di esercitare i suoi diritti costituzionali. Ma qui è facile concludere che se qualcuno ha la legge e la forza dalla sua parte, e vuol cedere lo stesso, nessuno può aiutarlo.
Venerdì 6 Ottobre 2017, 15:28
In materia di problemi internazionali, ciò che conta sono i rapporti di forza. Lo stesso diritto internazionale è “diritto” fino ad un certo punto. Il parallelo migliore è quello con la buona educazione. Come il diritto, questa ha tutta una serie di regole, di eccezioni, di sanzioni, e chi non le osserva può anche avere dei fastidi. Ma se qualcuno è abbastanza forte da non tenerne conto, gli altri al massimo possono disapprovarlo. Nulla di più. Si pensi alla recente annessione della Crimea da parte della Russia. Se una regione è tanto forte da dichiararsi indipendente contro la volontà della madrepatria, si parla di “guerra d’indipedenza” e il problema - da giuridico che era, cioè di diritto nazionale – diviene di diritto internazionale. Se invece non ha questa forza, si parla di sedizione e il problema rimane di diritto nazionale. Un esempio renderà evidente la distinzione. Quando le colonie dell’America Settentrionale cominciarono a desiderare di rendersi indipendenti dall’Inghilterra, la loro era una ribellione, un’attività illecita sanzionabile col carcere o con la morte. Quando invece i loro soldati riuscirono a battere gli inglesi sul campo, l’indipendenza fu ottenuta con la forza. Così i suoi promotori divennero “padri della Patria” ed ottennero le loro facce sulle banconote. Dal punto di vista politico non ha senso chiedersi se l’aspirazione all’indipendenza sia lecita. Ogni volta che si è abbastanza forti per procurarsela, è inutile stare a discutere di diritto. Viceversa, ogni volta che questa forza non si ha, giuridicamente si è dalla parte del torto. Inoltre il governo centrale non rinuncia mai volentieri ad una porzione del proprio territorio. La prima domanda da porsi è dunque: la Catalogna è in grado di battere l’esercito spagnolo? E la risposta è “no”. Fra l’altro, in un certo senso questa guerra è già stata combattuta nel 1936, e l’ha vinta Madrid. Dunque la Catalogna non ha nessuna possibilità di strappare con la forza la propria indipendenza. Questo semplice fatto ha importanti conseguenze. Innanzi tutto, alla questione non si applica il diritto internazionale ma quello nazionale. E se la Costituzione spagnola dichiara la Spagna indivisibile, chiunque cerchi di dividerla va contro la legge. E colui che viene gettato in galera dalle leggi nazionali non ha il diritto di lamentarsi. Non più di quanto un ladro possa lamentarsi per essere stato condannato per furto. Né la cosa cambia se l’illecito, invece di essere commesso da un singolo, è commesso da diecimila persone. La legge non prevede nessuna esimente, per questo fatto. Insomma qualunque provvedimento legale Madrid vorrà adottare contro la Catalogna, avrà sempre ragione e la Catalogna avrà sempre torto. Naturalmente però, accanto al problema giuridico, c’è il problema politico. Infatti nell’epoca contemporanea è invalsa la tendenza a reputare “diritto a qualcosa” il semplice fatto che ottenere quella cosa sembri moralmente o democraticamente doveroso. Se dunque una grande folla a Barcellona grida “Indipendenza! Indipendenza!” ed è disposta a dimostrare con un voto che tale è il suo desiderio, a molta gente pare evidente che ciò si trasformi nel diritto all’indipendenza. In realtà le cose non stanno affatto così. Riferiamoci alle nostre istituzioni. Il popolo è sovrano ma la Costituzione precisa che esso esercita quel potere “nell’ambito delle leggi che lo regolano”. E la costituzione spagnola, votata dal popolo, esclude la concessione dell’indipendenza ad una regione. Inoltre, quando si parla di “popolo” si parla dell’intera nazione. Dunque il popolo della Catalogna non può decidere da solo qualcosa che riguarda l’intera comunità nazionale. Ed anche se lo chiede con marce, bandiere, sit in o perfino scontri con la polizia, rimane che sta esprimendo un desiderio illegale. Chiedere non significa avere il diritto di ottenere. C’è una riprova evidente. Se tutti i cittadini di Milano scendessero in piazza per chiedere che i milanesi siano esentati dal pagamento di tasse e imposte, la richiesta sarebbe legale ed accettabile? Ovviamente no. I milanesi non potrebbero pretendere che lo Stato eroghi servizi per i quali pagherebbero gli altri cittadini italiani. Insomma si tratterebbe di un’assurdità, in punto di diritto e in punto di fatto. Il problema della Catalogna non è diverso. L’indipendenza di quella regione riguarda tutta la Spagna ed eventualmente la decisione spetterebbe all’intero popolo spagnolo. Quand’anche a favore della secessione fosse il cento per cento dei catalani. La possibile dichiarazione unilaterale di indipendenza rappresenta dunque un illecito, e forse il reato di sedizione. Qualunque provvedimento lo Stato spagnolo adotti contro i ribelli, a termini di legge, sarà giustificato. Barcellona potrebbe ottenere l’indipendenza soltanto se il governo nazionale mancasse di energia e non avesse il coraggio di esercitare i suoi diritti costituzionali. Ma qui è facile concludere che se qualcuno ha la legge e la forza dalla sua parte, e vuol cedere lo stesso, nessuno può aiutarlo.
Mercoledì 4 Ottobre 2017, 19:38
Anche le invasioni barbariche - tanto per dirne una - hanno portato lutti.... e ne hanno fatto il titolo di una trasmissione in TV.
Lunedì 2 Ottobre 2017, 17:20
Eh già. Quasi.
Domenica 1 Ottobre 2017, 09:28
Mi sembra di capire che la ferale notizia non abbia suscitato grande emozione tra i milioni e milioni di seguaci di "no dal molin". RIP
Sabato 30 Settembre 2017, 17:33
Anche un povero diavolo con la peste bubbonica è un emarginato? Il punto è che se un pargolo europeo gioca con pargolo africano, il primo NON diventa africano neppure se lo paghi. Ma se un pargolo NON vaccinato contro (mettiamo, tanto p.es.) il morbillo gioca con una pargolo che sta incubando o ha il morbillo, ha ottime possibilità di prenderselo anche lui. Afferrato il concetto o le faccio un disegnino? Qui, sior scamorza90, l'emarginazione non c'entra nulla, c'entra il buon senso.
Giovedì 28 Settembre 2017, 16:10
Chissà che al tuo padrone non venga in mente....
Mercoledì 27 Settembre 2017, 16:00
Il giornalista conduttore di un talk show di una rete locale (laureato in lettere moderne e ultrassessantenne) poco tempo fa, definì "L'Inno a Roma", che evidentemente non conosceva (ripeto: laurea in lettere moderne), "una canzonetta fassista". Paolo C. ha ricordato che la musica è di Puccini. Io aggiungo che il testo non è di Salvatori, che si limitò ad adattare qualche verso della poesia del maggiore poeta latino, Quinto Orazio Flacco. Alla faccia della "laurea in lettere moderne".
Martedì 26 Settembre 2017, 10:33
E dài, e batti con i disturbi mentali. Andiamo a prendere barconi di matti "stranieri"?
Domenica 24 Settembre 2017, 08:13
Dall’articolo: “per il governo alcune norme della legge veneta "contrastano con la legislazione statale relativa all'uso dei simboli ufficiali". Dal sito del Governo: http://presidenza.governo.it/ufficio_cerimoniale/cerimoniale/bandiera_esposizione_schemi.html “Le bandiere, i vessilli e i gonfaloni tradizionali delle Regioni, delle province e dei Comuni devono affiancare la bandiera della Repubblica. Avremo quindi a destra la bandiera europea, quella italiana al centro e a sinistra la bandiera della Regione/Provincia/Comune.” Lo stesso governo, dettandone le regole d’esposizione, attribuisce valore istituzionale di SIMBOLI UFFICIALI ALLE BANDIERE REGIONALI, quindi Villanzoni & C. i va in serca de fregoe par el leto.
Mercoledì 20 Settembre 2017, 09:38
Pochi anni fa Baffino D'Alema (allora ministro di qualcosa) si faceva fotografare a braccetto con i terroristi palestinesi.
Venerdì 15 Settembre 2017, 08:41
Infatti è nigeriana. [ Dall'articolo: "Una giovane donna italiana .... residente a Bologna, nata in Italia, ma non ha la cittadinanza italiana."]. Ius soli mediatico.