Voltigene

Commenti pubblicati:
Venerdì 12 Ottobre 2018, 21:05
Lei è dottore in proctologia?
Venerdì 12 Ottobre 2018, 17:51
Secondo lei la Venetia era abitata dai Romani prima degli stessi Veneti?
Venerdì 12 Ottobre 2018, 17:48
certo... se lo dice lei che non è mai riuscito a dimostrare nulla...
Venerdì 12 Ottobre 2018, 17:29
Giusto! E l'Euganealandia sarebbe uno stato virtuoso che piacerebbe tanto a Juncker
Mercoledì 10 Ottobre 2018, 22:23
E l'Euganea dove la facciamo camminare? Meglio il Trentino, il Sud Tirolo o il Friuli Venezia Giulia?
Domenica 7 Ottobre 2018, 11:04
Claudio Pros lei è da anni che fa propaganda politica in questo blog, senza aver mai chiarito niente. Le sue tesi sono infondate e difatti non è mai riuscito a dimostrare nulla. A proposito: quanto costa la tessera del suo Comitato per l'abolizione delle regioni? Rilasciate regolare ricevuta? Dove avete la sede legale?
Domenica 16 Settembre 2018, 11:22
LE MIRABOLANTI AVVENTURE DI CLAUDIO PROS - PARTE 1a. Subito dopo l’annessione ufficiale di Sappada al FVG, mentre la popolazione locale ancora festeggiava l’evento versando litri e litri di benzina a prezzo ridotto (sconto “Statuto Speciale”), il Comitato di Salute Pubblica per l’Abolizione delle Regioni, Province, Comuni e Frazioni (CSPARPCF), nella figura del suo massimo rappresentate Monsieur Général Claudio Pros, tiene nella piazza cittadina un pubblico comizio. Il leader arringa la folla festante con la sua celebre retorica magniloquente e deamicisiana: “Salutations à vous mes frères sappadiens! Je suis Claudio Pros et je viens de l'Euganeà!” - E i sappadini fanno “oh !” - “con questa mia visita sono venuto a condividere cum magno gaudio la liberazione di Sappada dalla malvagia tirannide dei patrizi venesssiani! Mai più Libri d’Oro della nobilità lagunare-ellenica-bizantina-assiro-babilonese, da oggi Liberté, Égalité, Fraternité!”. La folla è in delirio e brinda con la benzina scontata. Il leader continua: “Ed ora un futuro radioso si prospetta per voi, mes chers frères sappadiens! Il COMITATO finalmente è riuscito a cancellare per sempre dalla storia le stramaledette regioni, vero cancro dell’umanità e dell’economia mondiale! Da domani anche voi non farete più parte di una regione, e così non ci saranno più privilegi fiscali e trattamenti iniqui! Nella mia République Révolutionnaire tutti sono uguali e pertanto non contano nulla. Siete finalmente liberi da ogni responsabilità perchè le decisioni le prende solo il COMITATO !”. E i sappadini fanno ancora “oh !”.
Sabato 15 Settembre 2018, 11:59
Claudio Pros, per forza le fonti sono manipolate da lei: tutto quello che ha scritto è infondato, contradittorio e senza logica. Ma ben venga per fare propaganda politica al suo "Comitato", tutto fa brodo fintanto che trova qualche pollo che ci casca.
Venerdì 14 Settembre 2018, 17:21
Claudio Pros, ma Sappada è stata annessa solo al Friuli o anche alla Venezia Giulia? E i comuni che, secondo lei, passeranno in Trentino saranno quindi parte della Venezia Tridentina? A me risulta che la città di Venezia sia in laguna, non capisco quindi come mai ci sia anche sul Carso, nelle Dolomiti Trentine e pure sui Colli Euganei! Mah...!
Venerdì 31 Agosto 2018, 17:49
pierdevelopo_nerdoni, anche io mi sono sempre chiesto il perché di questa terminologia. Hanno stabilito che c’è un’ora “legale” che si alterna a quella “solare” che, guarda caso, corrisponde realmente ai moti della meccanica celeste. Che reato avrà mai commesso il mezzogiorno astronomico per essere illegale rispetto a quello finto e sballato dell’ora legale?
Lunedì 13 Agosto 2018, 18:03
Claudio Pros, come sempre un maestro indiscusso nell’arte di rigirare la frittata come meglio piace a lei per far quadrare i conti della sua propaganda politica. Anche in barba ai più elementari principi della logica. Secondo il suo ragionare la Situla Benvenuti sarebbe un manufatto etrusco poiché l’Arte delle Situle è stato un fenomeno che ha interessato un'ampia fascia di popolazioni italiche (e non solo italiche) preromane, tra le quali i Veneti, localizzate perlopiù nell’Alto Adriatico. E siccome Bologna è stata una città etrusco/gallica, e ivi è stata rinvenuta la Situla della Certosa, allora anche i veneti sono etruschi. Una tesi mai dimostrata e che si pone in antitesi con le più recenti teorie archeologiche che non ritengono che che l’Arte delle Situle sia un prodotto esclusivo della cultura etrusca: primo perché tali opere non hanno mai superato il crinale e il fronte appenninico nord orientale, secondo perché allora sarebbero etruschi i Veneti, i Reti, gli Illiri, gli Istri, gli Umbri, i Piceni etc.. Lei è in grado di dimostrarlo? E poi sarebbe così cortese da riportare la fonte bibliografica nella quale si spiega che il leone alato della Benvenuti rappresenta un “signore orientale”? Finora lei non è riuscito a dimostrare nulla di quanto asserisce: tutt'al più di limita a tacciare di "venetismo" chi non è d'accordo con le sue teorie. Ma questo comportamento non rappresenta una seria ricerca scientifica, è solo far politica.
Venerdì 10 Agosto 2018, 17:39
Per quanto riguarda la Situla Benvenuti mi indichi le fonti dove viene confermato che tale manufatto è stato ufficialmente riconosciuto come etrusco dalla comunità scientifica. Mi piacerebbe proprio recuperare la pubblicazioni scientifiche internazionali dell’emerito professor Claudio Pros. Io, tra le tante fonti che smentiscono la sua tesi infondata, le citerò l’opera intitolata “La Situla Benvenuti di Este: il poema figurato degli antichi Veneti”, scritto dal professore Luca Zaghetto che è archeologo, laureatosi alla Sapienza di Roma in Protostoria Europea, PhD e Post Dottorato presso l’Università di Padova e ricercatore delle culture protostoriche dell’Alto Adriatico.
Venerdì 10 Agosto 2018, 17:30
I veneziani colti e letterati, al tempo della Repubblica Serenissima, erano ben consapevoli del loro essere veneti perché loro la storia la studiavano al contrario di lei che pensa solo a far politica. Tanto per fare un esempio nel cinquecento Gasparo Contarini, che fu cardinale, vescovo e patrizio veneto di Venezia, nella sua opera “De magistratibus et Republica Venetorum” così analizza, dapprincipio, la nascita di Venezia: “al tempo che gli Hunni sotto Attila ruinavano con foco e ferro tutta la contrada di Venetia, Provincia Nobile d'Italia, la quale confina a queste paludi. Nella qual calamità i cittadini di Padova, d'Aquilea, d'Uderzo, di Concordia, d'Altino - illustri Città di Venetia - i quali et più nobili et più ricchi eran degli altri, prima co le loro famiglie si ripararono in alcune isole, o piutosto luoghi rilevati, i quali in queste lagune s'inalzavano un poco fuor del mare.” Di seguito il Contarini così commenta la creazione, nel XV secolo, dello Stato da Tera della Serenissima che andava a ricostituire la cosiddetta Venetia Historica: “Vinta finalmente dopo lungo tempo l'ostinata durezza per preghiere dei popoli convicini, ciascuno dei quali non poteva piu sopportare la tirannide del suo picciolo Re la qual lungo tempo haveva patito, il Senato rivolse il pensiero all'imperio di terraferma. Cacciati via i Tiranni, et tuttavia rendendosi i cittadini, ricuperarono tutto il paese della Venetia, come sempre fusse stato sotto il suo dominio, né mai se ne fusse partito: il qual paese di bonissima voglia ritornava ai vecchi habitatori cacciati via i Tiranni stranieri, i quali dalle reliquie dei Barbari havevano havuta lor magione in tutto il paese, et con durissima servitù molestavano que popoli vinti, et superati. Disteso dunque quell'Imperio in terraferma, oltre che que popoli, i quali poco dianzi erano venuti nella nostra società, erano da ricrearsi con le buone leggi, et con gli studi della pace, si doveva anche dar opera che potessero difendere la libertà, nella quale si erano posti in acconcio”. Due secoli più tardi Jacopo Filiasi, storico veneziano, scriveva :” Sembra essere stati i Veneti una gente particolare ne’ fasti del mondo e destinata ad aver sempre sorte diversa, dall’altre nazioni dell’Italia. In fatti può dirsi la sola dopo l’Araba, che non abbia mai perduto nome, sede, ed una onorevole esistenza. Parve sempre che il paese de’ Veneti destinato fosse ad aver sorte diversa dall’Italia e dal mondo. E in vero forse oltrepassano i trenta secoli, che essi esistono in Italia, mentre in questa, e fuori di questa nemmeno, più vive il nome di tante Nazioni e Imperi assai più possenti ed estesi ”.
Venerdì 10 Agosto 2018, 17:29
Claudio Pros lei dice il falso con la consapevolezza che sta mentendo e che tutti quelli che la leggono siano degli ignoranti sprovveduti. Le sue falsità, oltre che contraddire il dato storico, contraddicono anche le più semplici regole della logica. La Serenissima Repubblica di Venezia (697-1797) era veneta perché fu fondata dai Veneti nell’ambito della Venetia Maritima, ovvero un territorio dell'Impero Romano d’Oriente inquadrato nell'Esarcato d'Italia e corrispondente alla fascia costiera della ben più estesa Venetia storica. Venetia è un topònimo che ha come minimo 2000 anni di vita ed è un nome comparso ben prima che fosse fondata la città lagunare. La Serenissima era veneta perché tutte le cariche più importanti a Venezia si rifacevano al “Mito Veneto”, perché i Veneti erano ritenuti dagli autori classici essere una popolazione molto antica e quindi degna di superiore rispetto e considerazione (i Veneti sono citati da Omero, mentre i Latini od i Romani no, gli Etruschi nemmeno e neppure i Galli). Le famiglie aristocratiche lo sapevano bene, ed il prestigio dei Veneti veniva continuamente evocato anche nelle cariche pubbliche: ecco qui qualche esempio dell'uso aggettivale Venetus, cioè “Veneto”, ai tempi della Repubblica Veneta: “Senatus Venetus”, “Ducatus Venetus”, “Dux Venetus” (pure sulle monete, es.: Leonardus Lauredanus Dux Venetus), e nel Novissimum Statutorum ac Venetarum Legum Volumen, abbreviato in Novissima Veneta Statuta, ovvero il “Nuovissimo Volume degli Statuti e delle Leggi Venete” (breve: Nuovissimi Statuti Veneti) pubblicato nel ‘700. Nei testi di vari autori veneti e non solo, pubblicati specialmente dopo il XVI secolo, si trova sovente l’espressione “Serenissima Repubblica Veneta”, è sufficiente fare una breve ricerca su Google Books per trovarli. Il nome della città di Venezia in latino non è Venetia ma Venetiae, cioè un femminile sempre al plurale ed è il nome della forma confederativa che presero i 13 centri della cosiddetta Civitas Venetiarum, e che INSIEME hanno costituito il Ducatus Venetus, o Ducatus Venetiarum.
Venerdì 10 Agosto 2018, 15:00
Claudio Pros, nonostante l’insistenza e l’ossessività delle sue affermazioni lei non è mai riuscito a dimostrare nulla di quello che dice. Pertanto appare chiaro che questo suo tentativo di mistificare il dato storico è solo un mezzo per fare propaganda politica al suo fantomatico e sedicente “comitato”. Il leone alato è un simbolo che deriva dalla mitologia precristiana delle civiltà indoeuropee e, poiché i veneti appartengono alla grande famiglia dei popoli indoeuropei, questo simbolo era proprio dell’iconografia veneta ben prima dell’avvento della religione cristiana e, logicamente, anche della Repubblica Serenissima. Vada a riguardarsi la Situla Benvenuti custodita presso il Museo Archeologico Nazionale di Este. E non faccia finta di non vedere tutti i leoni alati che sono disseminati presso le città e le cittadine di tutte le province venete, presso le province di Brescia e Bergamo, Pordenone, Udine, parte del goriziano, Muggia, l’Istria veneta tra Slovenia e Croazia, la Dalmazia, le Bocche di Cattaro in Montenegro, le isole greche, Creta e via dicendo. Molti di questi leoni, soprattutto quelli sotto forma di bassorilievo, sono stati danneggiati dai suoi antenati giacobini o titini, nonostante ciò ci sono stati casi in cui le popolazioni locali hanno provveduto a ripristinarli volontariamente com’erano e dov’erano.
Martedì 31 Luglio 2018, 20:40
Ripassi la storia Claudio Pros e prenda precauzioni contro i colpi di sole: Padova è stata la prima capitale della Venetia. L'Euganea è una sua personale fantasia che non trova riscontro se non come soprannome di una parte della Venetia.
Venerdì 6 Luglio 2018, 17:18
Proprietà commutativa del fascismo: sia che si utilizzi vernice nera o sia che si utilizzi vernice rossa il risultato non cambia. Totalitarismo.
Mercoledì 27 Giugno 2018, 15:54
La confortante e rassicurante "Teoria della Terra Piatta" risolve alla radice questo fastidioso e dispendioso problema della ricerca scientifica: dal momento che, dicono, non esiste lo spazio cosmico perché in realtà sopra di noi c'è una cupola con gli oggetti del firmamento appesi con i tasselli, l'umanità può e deve concentrare il proprio impegno e le proprie risorse per piantare allori e tagliare l'erba del giardino.
Domenica 24 Giugno 2018, 15:12
Va detto che la scelta di un macrostandard veneto, da affiancare ai vari microstandard locali, essendo una scelta condivisa molto difficilmente ricadrebbe nel veneto-veneziano. Statisticamente, facendo una curva gaussiana delle varianti venete, notiamo che la media dei i parlanti venetofoni si concentra, per circa il 70%, su quello che è il cosidetto “veneto centrale”, ovvero il macrostandard già esistente nel quale c’è una rilevante uniformità fonetica e lessicale al netto delle sfumature locali. Rispetto al “veneto centrale” il veneziano lagunare si pone come un microstandard. E di fatti, storicamente, la Repubblica Serenissima si è sempre ben guardata dall’imporre il suo standard a tutte le altre varianti venete, e questo è il motivo per cui tutte queste si sono perfettamente conservate fino al giorno d’oggi.
Domenica 24 Giugno 2018, 13:24
Mistolino, lei è in grado di spiegare scientificamente la differenza tra una lingua e un dialetto?
Domenica 10 Giugno 2018, 19:34
Alda Merini (1931-2009) è stata una poetessa, scrittrice e aforista milanese. Qualche anno prima della sua scomparsa ebbe a dichiarare, riguardo la lingua veneta, che: “I veneti hanno la fortuna di avere una lingua che è poesia in se, una musica perfetta, peccato che ci siano troppi preti a usarla, quella lingua!”
Domenica 10 Giugno 2018, 19:34
Ludovico Da Ponte, soprannominato Pontico Virunio, (Belluno, 1460 - Bologna, 1520) fu autore, editore ed erudito veneto. Nei suoi Commentarii alla grammatica greca del Guarino ebbe modo di elogiare la lingua veneta rilevando in essa tutta la maestà della lingua greca: “[Venetus est] pulcherrimus et doctissimus omnium sermo, in quo redolet tota linguae Grecae maiestas!”, ovvero “[Il veneto è] la lingua più bella e più dotta di tutte, nella quale esala tutta la grandezza della lingua greca!”. Questa citazione è stata ripresa da Giuseppe Boerio nel suo celebre Dizionario del dialetto veneziano pubblicato nel 1856.
Domenica 10 Giugno 2018, 19:33
Il 18 febbraio 2017 si è tenuto il 1° Convegno Internazionale sulla Lingua Veneta (#1CILVE) a Camposampiero (PD), ideato e curato da l’Academia de ła Bona Creansa - Academia de ła Łengua Veneta. L’evento è stato organizzato in collaborazione con il Rotary Club. Al convegno sono intervenuti i seguenti relatori di provenienza nazionale ed internazionale: prof. Christopher Moseley (docente presso lo University College of London, UK, e primo linguista dell'UNESCO), prof. Paolo Balboni (docente di glottodidattica e Presidente della Fédération Internationale des Professeurs de Langues Vivantes e Direttore del Centro di Didattica delle Lingue di Ca' Foscari, Venezia), prof. Tilbert D. Stegmann (docente di filologia romanza presso la Goethe Universität di Francoforte, Germania), prof. Ronnie Ferguson (docente presso la University of St Andrews, Scozia e autore dell’opera A linguistic History of Venice), dott. Alessandro Mocellin (Direttore de l’Academia de ła Łengua Veneta), prof. Mario Bertolissi (docente di Diritto Costituzionale presso l’Università degli Studi di Padova), prof.ssa Suzana Todorović (esperta di istroveneto e docente presso l’Università del Litorale di Capodistria), prof. Graziano Serragiotto (docente presso il Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati di Ca' Foscari, Venezia), prof. Marco Tamburelli (esperto di lingue minoritarie presso Università di Bangor, Galles), prof. Federico Gobbo (esperto di interlinguistica presso l’Università di Amsterdam, Paesi Bassi), dott.ssa Alicia Matta Gonzales (UNESCO e Ministero della Cultura, Perù). I relatori hanno anche sottoscritto il documento denominato “DECLARASION 10 APRIŁE” [D10A] – Asion Pa’l Reconosimento Istitusionałe de ła Łengua”, che è stato scritto e redatto in tre lingue (veneto, italiano e inglese) da l’Academia de ła Lengua Veneta.
Domenica 10 Giugno 2018, 19:33
Nel 2016 è stato pubblicato il primo manuale universitario scritto in lingua veneta dal titolo: “I Sete Tamizi - Ła ciave par capir tute łe łengue romanse!”. Co-autori dell’opera sono il dottor Alessandro Mocellin, che è direttore de l’Academia de ła Łengua Veneta, assieme ai due professori universitari tedeschi Horst G. Klein e Tilbert D. Stegmann, docenti della Goethe Universität Frankfurt, che cura e sostiene la collana scientifica di studi di intercomprensione tra lingue romanze, e che ha quindi curato la pubblicazione anche di questo testo. In questa opera vengono analizzate e messe a confronto la lingua veneta assieme all’italiano, il francese, lo spagnolo, il portoghese, il romeno e il catalano, dimostrando con chiarezza le loro similitudini morfologiche, lessicali e le caratteristiche peculiari.
Domenica 10 Giugno 2018, 19:32
Carlo Goldoni, nel secolo XVIII, ha utilizzato più volte il termine “lingua veneta” nei suoi scritti. Per esempio nella prefazione alla commedia La Massere (1755), dedicata al Patrizio Veneto Ferdinando Toderini, il Goldoni lo ringrazia con queste parole “scrivendo Ella pure nel nostro Veneto idioma; ma colla scelta delle parole, e colla robustezza dei sentimenti, ha fatto conoscere che la lingua nostra è capace di tutta la forza e di tutte le grazie dell'arte oratoria e poetica, e che usata anch'essa da mano maestra, non ha che invidiare alla più elegante Toscana. Ella aveva ciò dimostrato altre volte in varie pubbliche azioni, nelle quali vuole il sistema di questa ben regolata Repubblica che del proprio nativo idioma gli Oratori si valgano, e la di Lei naturale facondia, unita al chiarissimo suo talento, ed allo studio incessante di cui si compiace, rende l'E. V. ammirabile nell'età verde in cui si ritrova, e fa sperare in Lei coll'andar degli anni un benemerito cittadino di questa Patria gloriosa”. Di seguito nell’introduzione alla commedia, dedicata ai lettori, il Goldoni precisa che “Sto facendo ora un Vocabolario colla spiegazione dei termini, delle frasi e dei proverbi della nostra lingua per uso delle mie Commedie, e questo servirà comodamente per tutte quelle che si sono stampate finora [...] sendo stato fatto altre volte per la traduzione in lingua veneta del Bertoldo.”
Domenica 10 Giugno 2018, 19:31
La Lingua Veneta è una lingua romanza (o neolatina) riconosciuta come tale dall'UNESCO, dall'ISO (che la identifica con il codice VEC), dall'Ethnologue, e da decine di università di tutto il mondo (tra le quali Columbia University, Massachusetts Institute of Technology, London University, Goethe University Frankfurt, St Andrews University ecc...) e da illustri linguisti del mondo accademico nazionale ed internazionale (tra i quali i professori Christopher Moseley primo linguista dell’UNESCO, Ronnie Ferguson, Tilbert D. Stegmann, Horst G. Klein, Paolo Balboni, e altri). Giuridicamente è riconosciuta e tutelata dalla Regione Veneto (L.R. n.8 del 13 aprile 2007), dalla Regione Friuli-Venezia Giulia (L.R. n.5 del 17 febbraio 2010) e, a partire dall’anno 2014, è stata dichiarata parte del patrimonio culturale del Brasile (Língua e referência cultural brasileira).
Giovedì 7 Giugno 2018, 14:22
Claudio Pros... al peggio non c'è mai limite, neanche un minimo di rispetto e pudore per un morto. Ogni occasione è buona per propagandare idee fantasiose e infondate. Contento lei.
Lunedì 4 Giugno 2018, 18:35
Una volta accertato che il fenomeno in questione è una tromba d'aria, ovvero una colonna d'aria in violenta rotazione a contatto con il terreno, è indifferente utilizzare questo termine oppure la parola "tornado" (di origine spagnola). La scienza metereologica moderna li accetta entrambi, e difatti la parola tornado è menzionata, per esempio, nel dizionario dei Sinonimi e Contrari della Treccani. Può consultarlo gratuitamente online
Domenica 3 Giugno 2018, 12:48
Le faccio notare che l'accordo preliminare tra la Regione Veneto e il Governo centrale è stato eleborato in virtù dell'articolo 116, terzo comma della Costituzione. Non è una fantasia o un capriccio. Chi pensa all'Italia come ad uno stato-nazione monolitico, a dire una brutta copia del modello francese, secondo me rende poco onore alla storia più unica che rara di una penisola composta da tanti straordinari popoli.
Sabato 2 Giugno 2018, 18:58
Claudio Pros, l’artificiosità grave è stata quella di comprendere la Patria del Friuli nella cosiddetta e fantasiosa “Venezia Euganea” che è un nome di pura fantasia andato in voga durante il fascismo. Lo Stato patriarcale di Aquileia fece spontanea dedizione alla Serenissima Repubblica Veneta nel 1420, e questa la incorporò mantenendo per essa il nome di Patria del Friuli, quale entità autonoma, nel corpo dei suoi Domini di Terraferma (Stato da Tera). Va de sé che dopo la caduta della Serenissima la Patria del Friuli è stata sempre considerata, a livello internazionale, un utt’uno con la “Venezia” delle province venete (quella che il prof. Ascoli considerava “Venezia Propria”), un vizio che si è mantenuto anche con la cosiddetta “Venezia Euganea”. Tanto per fare un esempio, quando il 10 ottobre 1861 Francia e Austria concordarono nel restituire la sovranità ai Veneti, la “Venezia” diventa giuridicamente uno stato indipendente, e questa comprendeva anche la Patria del Friuli. Questa è stata la formula di retrocessione presentata dal plenipotenziario francese generale Edmond LeBoeuf: “A nome di Sua Maestà l’Imperatore dei Francesi ed in virtù dei poteri che ha voluto conferirmi [...] dichiariamo di rimettere la Venezia a sé stessa, affinchè le popolazioni padrone dei loro destini, possano esprimere liberamente, con suffragio universale, il loro volere a riguardo dell’annessione della Venezia al Regno d’Italia”. Chiaramente in questa formula erano comprese anche le popolazioni friulane. Ora, detto questo, abbiamo i sappadini che hanno liberamente scelto di essere annessi alla Regione FVG per via dei privilegi economici legati al suo statuto speciale: mi dimostri che la maggioranza di loro sarebbe favorevole all’abolizione delle regioni, comprese anche quelle “speciali”.