Voltigene

Commenti pubblicati:
Lunedì 13 Agosto 2018, 18:03
Claudio Pros, come sempre un maestro indiscusso nell’arte di rigirare la frittata come meglio piace a lei per far quadrare i conti della sua propaganda politica. Anche in barba ai più elementari principi della logica. Secondo il suo ragionare la Situla Benvenuti sarebbe un manufatto etrusco poiché l’Arte delle Situle è stato un fenomeno che ha interessato un'ampia fascia di popolazioni italiche (e non solo italiche) preromane, tra le quali i Veneti, localizzate perlopiù nell’Alto Adriatico. E siccome Bologna è stata una città etrusco/gallica, e ivi è stata rinvenuta la Situla della Certosa, allora anche i veneti sono etruschi. Una tesi mai dimostrata e che si pone in antitesi con le più recenti teorie archeologiche che non ritengono che che l’Arte delle Situle sia un prodotto esclusivo della cultura etrusca: primo perché tali opere non hanno mai superato il crinale e il fronte appenninico nord orientale, secondo perché allora sarebbero etruschi i Veneti, i Reti, gli Illiri, gli Istri, gli Umbri, i Piceni etc.. Lei è in grado di dimostrarlo? E poi sarebbe così cortese da riportare la fonte bibliografica nella quale si spiega che il leone alato della Benvenuti rappresenta un “signore orientale”? Finora lei non è riuscito a dimostrare nulla di quanto asserisce: tutt'al più di limita a tacciare di "venetismo" chi non è d'accordo con le sue teorie. Ma questo comportamento non rappresenta una seria ricerca scientifica, è solo far politica.
Venerdì 10 Agosto 2018, 17:39
Per quanto riguarda la Situla Benvenuti mi indichi le fonti dove viene confermato che tale manufatto è stato ufficialmente riconosciuto come etrusco dalla comunità scientifica. Mi piacerebbe proprio recuperare la pubblicazioni scientifiche internazionali dell’emerito professor Claudio Pros. Io, tra le tante fonti che smentiscono la sua tesi infondata, le citerò l’opera intitolata “La Situla Benvenuti di Este: il poema figurato degli antichi Veneti”, scritto dal professore Luca Zaghetto che è archeologo, laureatosi alla Sapienza di Roma in Protostoria Europea, PhD e Post Dottorato presso l’Università di Padova e ricercatore delle culture protostoriche dell’Alto Adriatico.
Venerdì 10 Agosto 2018, 17:30
I veneziani colti e letterati, al tempo della Repubblica Serenissima, erano ben consapevoli del loro essere veneti perché loro la storia la studiavano al contrario di lei che pensa solo a far politica. Tanto per fare un esempio nel cinquecento Gasparo Contarini, che fu cardinale, vescovo e patrizio veneto di Venezia, nella sua opera “De magistratibus et Republica Venetorum” così analizza, dapprincipio, la nascita di Venezia: “al tempo che gli Hunni sotto Attila ruinavano con foco e ferro tutta la contrada di Venetia, Provincia Nobile d'Italia, la quale confina a queste paludi. Nella qual calamità i cittadini di Padova, d'Aquilea, d'Uderzo, di Concordia, d'Altino - illustri Città di Venetia - i quali et più nobili et più ricchi eran degli altri, prima co le loro famiglie si ripararono in alcune isole, o piutosto luoghi rilevati, i quali in queste lagune s'inalzavano un poco fuor del mare.” Di seguito il Contarini così commenta la creazione, nel XV secolo, dello Stato da Tera della Serenissima che andava a ricostituire la cosiddetta Venetia Historica: “Vinta finalmente dopo lungo tempo l'ostinata durezza per preghiere dei popoli convicini, ciascuno dei quali non poteva piu sopportare la tirannide del suo picciolo Re la qual lungo tempo haveva patito, il Senato rivolse il pensiero all'imperio di terraferma. Cacciati via i Tiranni, et tuttavia rendendosi i cittadini, ricuperarono tutto il paese della Venetia, come sempre fusse stato sotto il suo dominio, né mai se ne fusse partito: il qual paese di bonissima voglia ritornava ai vecchi habitatori cacciati via i Tiranni stranieri, i quali dalle reliquie dei Barbari havevano havuta lor magione in tutto il paese, et con durissima servitù molestavano que popoli vinti, et superati. Disteso dunque quell'Imperio in terraferma, oltre che que popoli, i quali poco dianzi erano venuti nella nostra società, erano da ricrearsi con le buone leggi, et con gli studi della pace, si doveva anche dar opera che potessero difendere la libertà, nella quale si erano posti in acconcio”. Due secoli più tardi Jacopo Filiasi, storico veneziano, scriveva :” Sembra essere stati i Veneti una gente particolare ne’ fasti del mondo e destinata ad aver sempre sorte diversa, dall’altre nazioni dell’Italia. In fatti può dirsi la sola dopo l’Araba, che non abbia mai perduto nome, sede, ed una onorevole esistenza. Parve sempre che il paese de’ Veneti destinato fosse ad aver sorte diversa dall’Italia e dal mondo. E in vero forse oltrepassano i trenta secoli, che essi esistono in Italia, mentre in questa, e fuori di questa nemmeno, più vive il nome di tante Nazioni e Imperi assai più possenti ed estesi ”.
Venerdì 10 Agosto 2018, 17:29
Claudio Pros lei dice il falso con la consapevolezza che sta mentendo e che tutti quelli che la leggono siano degli ignoranti sprovveduti. Le sue falsità, oltre che contraddire il dato storico, contraddicono anche le più semplici regole della logica. La Serenissima Repubblica di Venezia (697-1797) era veneta perché fu fondata dai Veneti nell’ambito della Venetia Maritima, ovvero un territorio dell'Impero Romano d’Oriente inquadrato nell'Esarcato d'Italia e corrispondente alla fascia costiera della ben più estesa Venetia storica. Venetia è un topònimo che ha come minimo 2000 anni di vita ed è un nome comparso ben prima che fosse fondata la città lagunare. La Serenissima era veneta perché tutte le cariche più importanti a Venezia si rifacevano al “Mito Veneto”, perché i Veneti erano ritenuti dagli autori classici essere una popolazione molto antica e quindi degna di superiore rispetto e considerazione (i Veneti sono citati da Omero, mentre i Latini od i Romani no, gli Etruschi nemmeno e neppure i Galli). Le famiglie aristocratiche lo sapevano bene, ed il prestigio dei Veneti veniva continuamente evocato anche nelle cariche pubbliche: ecco qui qualche esempio dell'uso aggettivale Venetus, cioè “Veneto”, ai tempi della Repubblica Veneta: “Senatus Venetus”, “Ducatus Venetus”, “Dux Venetus” (pure sulle monete, es.: Leonardus Lauredanus Dux Venetus), e nel Novissimum Statutorum ac Venetarum Legum Volumen, abbreviato in Novissima Veneta Statuta, ovvero il “Nuovissimo Volume degli Statuti e delle Leggi Venete” (breve: Nuovissimi Statuti Veneti) pubblicato nel ‘700. Nei testi di vari autori veneti e non solo, pubblicati specialmente dopo il XVI secolo, si trova sovente l’espressione “Serenissima Repubblica Veneta”, è sufficiente fare una breve ricerca su Google Books per trovarli. Il nome della città di Venezia in latino non è Venetia ma Venetiae, cioè un femminile sempre al plurale ed è il nome della forma confederativa che presero i 13 centri della cosiddetta Civitas Venetiarum, e che INSIEME hanno costituito il Ducatus Venetus, o Ducatus Venetiarum.
Venerdì 10 Agosto 2018, 15:00
Claudio Pros, nonostante l’insistenza e l’ossessività delle sue affermazioni lei non è mai riuscito a dimostrare nulla di quello che dice. Pertanto appare chiaro che questo suo tentativo di mistificare il dato storico è solo un mezzo per fare propaganda politica al suo fantomatico e sedicente “comitato”. Il leone alato è un simbolo che deriva dalla mitologia precristiana delle civiltà indoeuropee e, poiché i veneti appartengono alla grande famiglia dei popoli indoeuropei, questo simbolo era proprio dell’iconografia veneta ben prima dell’avvento della religione cristiana e, logicamente, anche della Repubblica Serenissima. Vada a riguardarsi la Situla Benvenuti custodita presso il Museo Archeologico Nazionale di Este. E non faccia finta di non vedere tutti i leoni alati che sono disseminati presso le città e le cittadine di tutte le province venete, presso le province di Brescia e Bergamo, Pordenone, Udine, parte del goriziano, Muggia, l’Istria veneta tra Slovenia e Croazia, la Dalmazia, le Bocche di Cattaro in Montenegro, le isole greche, Creta e via dicendo. Molti di questi leoni, soprattutto quelli sotto forma di bassorilievo, sono stati danneggiati dai suoi antenati giacobini o titini, nonostante ciò ci sono stati casi in cui le popolazioni locali hanno provveduto a ripristinarli volontariamente com’erano e dov’erano.
Martedì 31 Luglio 2018, 20:40
Ripassi la storia Claudio Pros e prenda precauzioni contro i colpi di sole: Padova è stata la prima capitale della Venetia. L'Euganea è una sua personale fantasia che non trova riscontro se non come soprannome di una parte della Venetia.
Venerdì 6 Luglio 2018, 17:18
Proprietà commutativa del fascismo: sia che si utilizzi vernice nera o sia che si utilizzi vernice rossa il risultato non cambia. Totalitarismo.
Mercoledì 27 Giugno 2018, 15:54
La confortante e rassicurante "Teoria della Terra Piatta" risolve alla radice questo fastidioso e dispendioso problema della ricerca scientifica: dal momento che, dicono, non esiste lo spazio cosmico perché in realtà sopra di noi c'è una cupola con gli oggetti del firmamento appesi con i tasselli, l'umanità può e deve concentrare il proprio impegno e le proprie risorse per piantare allori e tagliare l'erba del giardino.
Domenica 24 Giugno 2018, 15:12
Va detto che la scelta di un macrostandard veneto, da affiancare ai vari microstandard locali, essendo una scelta condivisa molto difficilmente ricadrebbe nel veneto-veneziano. Statisticamente, facendo una curva gaussiana delle varianti venete, notiamo che la media dei i parlanti venetofoni si concentra, per circa il 70%, su quello che è il cosidetto “veneto centrale”, ovvero il macrostandard già esistente nel quale c’è una rilevante uniformità fonetica e lessicale al netto delle sfumature locali. Rispetto al “veneto centrale” il veneziano lagunare si pone come un microstandard. E di fatti, storicamente, la Repubblica Serenissima si è sempre ben guardata dall’imporre il suo standard a tutte le altre varianti venete, e questo è il motivo per cui tutte queste si sono perfettamente conservate fino al giorno d’oggi.
Domenica 24 Giugno 2018, 13:24
Mistolino, lei è in grado di spiegare scientificamente la differenza tra una lingua e un dialetto?
Domenica 10 Giugno 2018, 19:34
Alda Merini (1931-2009) è stata una poetessa, scrittrice e aforista milanese. Qualche anno prima della sua scomparsa ebbe a dichiarare, riguardo la lingua veneta, che: “I veneti hanno la fortuna di avere una lingua che è poesia in se, una musica perfetta, peccato che ci siano troppi preti a usarla, quella lingua!”
Domenica 10 Giugno 2018, 19:34
Ludovico Da Ponte, soprannominato Pontico Virunio, (Belluno, 1460 - Bologna, 1520) fu autore, editore ed erudito veneto. Nei suoi Commentarii alla grammatica greca del Guarino ebbe modo di elogiare la lingua veneta rilevando in essa tutta la maestà della lingua greca: “[Venetus est] pulcherrimus et doctissimus omnium sermo, in quo redolet tota linguae Grecae maiestas!”, ovvero “[Il veneto è] la lingua più bella e più dotta di tutte, nella quale esala tutta la grandezza della lingua greca!”. Questa citazione è stata ripresa da Giuseppe Boerio nel suo celebre Dizionario del dialetto veneziano pubblicato nel 1856.
Domenica 10 Giugno 2018, 19:33
Il 18 febbraio 2017 si è tenuto il 1° Convegno Internazionale sulla Lingua Veneta (#1CILVE) a Camposampiero (PD), ideato e curato da l’Academia de ła Bona Creansa - Academia de ła Łengua Veneta. L’evento è stato organizzato in collaborazione con il Rotary Club. Al convegno sono intervenuti i seguenti relatori di provenienza nazionale ed internazionale: prof. Christopher Moseley (docente presso lo University College of London, UK, e primo linguista dell'UNESCO), prof. Paolo Balboni (docente di glottodidattica e Presidente della Fédération Internationale des Professeurs de Langues Vivantes e Direttore del Centro di Didattica delle Lingue di Ca' Foscari, Venezia), prof. Tilbert D. Stegmann (docente di filologia romanza presso la Goethe Universität di Francoforte, Germania), prof. Ronnie Ferguson (docente presso la University of St Andrews, Scozia e autore dell’opera A linguistic History of Venice), dott. Alessandro Mocellin (Direttore de l’Academia de ła Łengua Veneta), prof. Mario Bertolissi (docente di Diritto Costituzionale presso l’Università degli Studi di Padova), prof.ssa Suzana Todorović (esperta di istroveneto e docente presso l’Università del Litorale di Capodistria), prof. Graziano Serragiotto (docente presso il Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati di Ca' Foscari, Venezia), prof. Marco Tamburelli (esperto di lingue minoritarie presso Università di Bangor, Galles), prof. Federico Gobbo (esperto di interlinguistica presso l’Università di Amsterdam, Paesi Bassi), dott.ssa Alicia Matta Gonzales (UNESCO e Ministero della Cultura, Perù). I relatori hanno anche sottoscritto il documento denominato “DECLARASION 10 APRIŁE” [D10A] – Asion Pa’l Reconosimento Istitusionałe de ła Łengua”, che è stato scritto e redatto in tre lingue (veneto, italiano e inglese) da l’Academia de ła Lengua Veneta.
Domenica 10 Giugno 2018, 19:33
Nel 2016 è stato pubblicato il primo manuale universitario scritto in lingua veneta dal titolo: “I Sete Tamizi - Ła ciave par capir tute łe łengue romanse!”. Co-autori dell’opera sono il dottor Alessandro Mocellin, che è direttore de l’Academia de ła Łengua Veneta, assieme ai due professori universitari tedeschi Horst G. Klein e Tilbert D. Stegmann, docenti della Goethe Universität Frankfurt, che cura e sostiene la collana scientifica di studi di intercomprensione tra lingue romanze, e che ha quindi curato la pubblicazione anche di questo testo. In questa opera vengono analizzate e messe a confronto la lingua veneta assieme all’italiano, il francese, lo spagnolo, il portoghese, il romeno e il catalano, dimostrando con chiarezza le loro similitudini morfologiche, lessicali e le caratteristiche peculiari.
Domenica 10 Giugno 2018, 19:32
Carlo Goldoni, nel secolo XVIII, ha utilizzato più volte il termine “lingua veneta” nei suoi scritti. Per esempio nella prefazione alla commedia La Massere (1755), dedicata al Patrizio Veneto Ferdinando Toderini, il Goldoni lo ringrazia con queste parole “scrivendo Ella pure nel nostro Veneto idioma; ma colla scelta delle parole, e colla robustezza dei sentimenti, ha fatto conoscere che la lingua nostra è capace di tutta la forza e di tutte le grazie dell'arte oratoria e poetica, e che usata anch'essa da mano maestra, non ha che invidiare alla più elegante Toscana. Ella aveva ciò dimostrato altre volte in varie pubbliche azioni, nelle quali vuole il sistema di questa ben regolata Repubblica che del proprio nativo idioma gli Oratori si valgano, e la di Lei naturale facondia, unita al chiarissimo suo talento, ed allo studio incessante di cui si compiace, rende l'E. V. ammirabile nell'età verde in cui si ritrova, e fa sperare in Lei coll'andar degli anni un benemerito cittadino di questa Patria gloriosa”. Di seguito nell’introduzione alla commedia, dedicata ai lettori, il Goldoni precisa che “Sto facendo ora un Vocabolario colla spiegazione dei termini, delle frasi e dei proverbi della nostra lingua per uso delle mie Commedie, e questo servirà comodamente per tutte quelle che si sono stampate finora [...] sendo stato fatto altre volte per la traduzione in lingua veneta del Bertoldo.”
Domenica 10 Giugno 2018, 19:31
La Lingua Veneta è una lingua romanza (o neolatina) riconosciuta come tale dall'UNESCO, dall'ISO (che la identifica con il codice VEC), dall'Ethnologue, e da decine di università di tutto il mondo (tra le quali Columbia University, Massachusetts Institute of Technology, London University, Goethe University Frankfurt, St Andrews University ecc...) e da illustri linguisti del mondo accademico nazionale ed internazionale (tra i quali i professori Christopher Moseley primo linguista dell’UNESCO, Ronnie Ferguson, Tilbert D. Stegmann, Horst G. Klein, Paolo Balboni, e altri). Giuridicamente è riconosciuta e tutelata dalla Regione Veneto (L.R. n.8 del 13 aprile 2007), dalla Regione Friuli-Venezia Giulia (L.R. n.5 del 17 febbraio 2010) e, a partire dall’anno 2014, è stata dichiarata parte del patrimonio culturale del Brasile (Língua e referência cultural brasileira).
Giovedì 7 Giugno 2018, 14:22
Claudio Pros... al peggio non c'è mai limite, neanche un minimo di rispetto e pudore per un morto. Ogni occasione è buona per propagandare idee fantasiose e infondate. Contento lei.
Lunedì 4 Giugno 2018, 18:35
Una volta accertato che il fenomeno in questione è una tromba d'aria, ovvero una colonna d'aria in violenta rotazione a contatto con il terreno, è indifferente utilizzare questo termine oppure la parola "tornado" (di origine spagnola). La scienza metereologica moderna li accetta entrambi, e difatti la parola tornado è menzionata, per esempio, nel dizionario dei Sinonimi e Contrari della Treccani. Può consultarlo gratuitamente online
Domenica 3 Giugno 2018, 12:48
Le faccio notare che l'accordo preliminare tra la Regione Veneto e il Governo centrale è stato eleborato in virtù dell'articolo 116, terzo comma della Costituzione. Non è una fantasia o un capriccio. Chi pensa all'Italia come ad uno stato-nazione monolitico, a dire una brutta copia del modello francese, secondo me rende poco onore alla storia più unica che rara di una penisola composta da tanti straordinari popoli.
Sabato 2 Giugno 2018, 18:58
Claudio Pros, l’artificiosità grave è stata quella di comprendere la Patria del Friuli nella cosiddetta e fantasiosa “Venezia Euganea” che è un nome di pura fantasia andato in voga durante il fascismo. Lo Stato patriarcale di Aquileia fece spontanea dedizione alla Serenissima Repubblica Veneta nel 1420, e questa la incorporò mantenendo per essa il nome di Patria del Friuli, quale entità autonoma, nel corpo dei suoi Domini di Terraferma (Stato da Tera). Va de sé che dopo la caduta della Serenissima la Patria del Friuli è stata sempre considerata, a livello internazionale, un utt’uno con la “Venezia” delle province venete (quella che il prof. Ascoli considerava “Venezia Propria”), un vizio che si è mantenuto anche con la cosiddetta “Venezia Euganea”. Tanto per fare un esempio, quando il 10 ottobre 1861 Francia e Austria concordarono nel restituire la sovranità ai Veneti, la “Venezia” diventa giuridicamente uno stato indipendente, e questa comprendeva anche la Patria del Friuli. Questa è stata la formula di retrocessione presentata dal plenipotenziario francese generale Edmond LeBoeuf: “A nome di Sua Maestà l’Imperatore dei Francesi ed in virtù dei poteri che ha voluto conferirmi [...] dichiariamo di rimettere la Venezia a sé stessa, affinchè le popolazioni padrone dei loro destini, possano esprimere liberamente, con suffragio universale, il loro volere a riguardo dell’annessione della Venezia al Regno d’Italia”. Chiaramente in questa formula erano comprese anche le popolazioni friulane. Ora, detto questo, abbiamo i sappadini che hanno liberamente scelto di essere annessi alla Regione FVG per via dei privilegi economici legati al suo statuto speciale: mi dimostri che la maggioranza di loro sarebbe favorevole all’abolizione delle regioni, comprese anche quelle “speciali”.
Sabato 2 Giugno 2018, 15:09
La "bipolarita'" del nostro Claudio Pros è da manuale: egli afferma che le regioni vanno abolite, anche e soprattutto quelle a statuto speciale, ma poi auspica che le province venete vengano smembrate e sparpagliate proprio tra le regioni che godono di tali privilegi. Una volta acquisiti i privilegi degli statuti speciali arriverà il suo "Comitato" che cancellerà dalla faccia della Terra tutte le regioni (tranne l' "Euganea") per cui si perderanno i privilgi e si ritornerà di nuovo al punto di partenza. E poi andrà lui a dirglielo a quelli di Sappada, che saranno mooolto contenti di questa notizia.
Venerdì 1 Giugno 2018, 14:03
Attendiamo trepidanti la dimostrazione scientifica senza SE e senza MA di questa affermazione.
Martedì 29 Maggio 2018, 14:27
Il vocabolario Treccani fornisce questa definizione riguardo il termine "paranoia": "In psichiatria, psicosi caratterizzata dallo sviluppo di un delirio cronico (di grandezza, di persecuzione, di gelosia, ecc.), lucido, sistematizzato, dotato di una propria logica interna, che non è associato a allucinazioni, e non comporta deterioramento delle funzioni psichiche al di fuori dell’attività delirante".
Martedì 29 Maggio 2018, 14:03
Il vocabolario Treccani fornisce questa definizione riguardo il termine "paranoia": "In psichiatria, psicosi caratterizzata dallo sviluppo di un delirio cronico (di grandezza, di persecuzione, di gelosia, ecc.), lucido, sistematizzato, dotato di una propria logica interna, che non è associato a allucinazioni, e non comporta deterioramento delle funzioni psichiche al di fuori dell’attività delirante".
Lunedì 28 Maggio 2018, 11:59
Lei non è mai riuscito a dimostrare nulla di tutto quello che scrive, perché sono solo chiacchere finalizzate alla propaganda politica
Sabato 26 Maggio 2018, 13:20
Claudio Pros, ei continua imperterrito a scrivere fantasie senza fondamento, antistoriche e antiscientifiche, solo per fare propaganda al suo sedicente movimento politico per l'abolizione delle regioni. Fare disinformazione per scopi politici è un comportamento profondamente scorretto.
Venerdì 25 Maggio 2018, 17:38
Tutti sanno che Venezia-Euganea è un nomignolo inventato verso la fine dell'800 che poi è andato in voga durante il ventennio fascista. Il termine "euganea" è una parola di pura fantasia perché, finora, non c'è mai stata nessuna dimostrazione scientifica che ne dimostri la fondatezza. Tant'è vero che il prof. Ascoli, dapprincipio, aveva coniato il termine VENEZIA PROPRIA per indicare il territorio della VENETIA HISTORICA.
Mercoledì 23 Maggio 2018, 22:56
Eh beh… finché andiamo avanti a raccontarci le storielle un tanto al chilo poi finiamo anche per crederci, e così si viene a raccontare che in Veneto c’è solo prosecco e tiramisù. Si ignora beatamente (e volutamente) una realtà costituita dalla piccola e media industria specializzata nella produzione di meccanica di precisione, componentistica eletronica, macchine per sistemi di automazione, movimentazione e via dicendo… Attività produttive nelle quali è attivo un piccolo esercito di ingegneri e periti altamente qualificati e ai quali, di sicuro, non manca il lavoro. Ma volendo andare a spulciare nel campo della ricerca scopriamo che c’è l’astrofisico Fabrizio Tamburini, veneto nativo di Venezia (1963), che nel luglio 2017 ha pubblicato presso le riviste scientifiche internazionali i risultati importantissimi dei suoi studi in merito la cosiddetta “materia oscura”. Tamburini si laurea con lode a Padova in astronomia e di seguito consegue un Ph.D in Relatività e Fisica Quantistica presso l'Institute of Cosmology and Gravitation, Portsmouth (UK). Ritornato dall'estero ha sempre prestato servizio presso l'Università di Padova e vive a Mestre in zona Cipressina. Oppure possiamo citare il dottor Alessandro Perin (Vittorio Veneto, 1977), che è un medico ricercatore neurochirurgo veneto, laureato a Padova, balzato agli onori della cronaca internazionale nel 2014 in quanto primo firmatario di uno studio condotto in Canada con il quale sono state individuate due proteine che avviano la crescita del glioblastoma al cervello. Sul Gazzettino è stata pubblicata una sua intervista nella quale ricorda con orgoglio il suo periodo di specializzazione presso l’ospedale Ca’ Foncello di Treviso. Magari sarebbe bello parlare anche di Federico Faggin (Vicenza, 1941) fisico, inventore e imprenditore veneto. E’ stato a capo del progetto dell'Intel 4004, che fu il primo microprocessore al mondo e, di seguito, di tutti i primi microprocessori dell'Intel (8008, 4040 e 8080). Creò anche l'architettura del 4040 e dell'8080, il primo microprocessore ad alta prestazione. Fu anche lo sviluppatore della tecnologia MOS con porta di silicio: oggi più del 90% di tutti i circuiti integrati prodotti nel mondo usa la silicon gate technology. D’altronde la storia veneta, volendo andare un po’ più indietro nel passato, può vantare la prima donna laureata al mondo, Elena Lucrezia Corner (Venezia, 5 giugno 1646 – Padova, 26 luglio 1684), laureatasi in filosofia presso l’Università di Padova nel 1678. E sarebbe oppurtuno ricordare che un tal Galileo Galilei ebbe modo di insegnare liberamente le sue teorie scientifiche presso l’università di Padova: a partire dal 1592 le autorità della Repubblica Veneta emanarono un decreto di nomina con un contratto, prorogabile, di quattro anni per la cattedra di matematica presso l’Università di Padova. Lo scienziato pisano a resterà a Padova per diciotto anni, periodo che definirà “li diciotto anni migliori di tutta la mia età”.
Venerdì 4 Maggio 2018, 19:20
resta sempre una libera opinione personale che non dimostra niente. Buona notte anche a lei
Venerdì 4 Maggio 2018, 19:18
Claudio Pros per carità non si preoccupi: io non ho mai avuto problemi correlati a “nebbie e fuliggini ideologiche”, il mio approcio razionalista è già di per sé un ottimo faro antinebbia. Se vengo qui a commentare in queste pagine è solo per amor di verità e non per reclamizzare sedicenti comitati per “l’abolizione di questo o di quello”. Cominciamo con ciò che mi trova in accordo con le sue parole ma non per i motivi da lei elencati: l’utilizzo del termine “Veneto” per definire l’attuale regione intesa come ente territoriale della Repubblica Italiana. Storicamente e concettualmente è stata una scelta a dir poco infelice e nefasta perché questa terra, da millenni, è sempre stata chiamata “Venetia” o anche “Venezia”. Per comprenderlo è sufficiente andare a rileggersi i carteggi internazionali relativi all’annessione della Venezia al Regno d’Italia (1866): sia i documenti italiani che quelli francesi o inglesi riportano quel nome. E molto correttamente il professor Ascoli, nel 1863, avrebbe voluto denominare il cosiddetto “Veneto” con il termine “VENEZIA PROPRIA”. Se, dunque, gli austriaci avevano inventato il Regno LOMBARDO-VENETO non si capisce perché, nel 1970, siano state istituite una regione con il nome di “LOMBARDIA” (un sostantivo femminile) e una regione con il nome di “VENETO” (un aggettivo maschile), ovvero un nome che ha come unico riscontro storico i 52 anni di dominazione austriaca, a fronte di millenni durante i quali, al contrario, era sempre stato utilizzato il sostantivo femminile “VENETIA o VENEZIA”. Detto questo andiamo a vedere cosa non mi sconfinfera in quello che ha scritto. Prima cosa: il Regno Lombardo-Veneto fu creato dagli austriaci unendo il “Ducato di Milano e Mantova” (che nel corso dei secoli non era mai stato pienamente sovrano e indipentente) e la Serenissima Repubblica Veneta che invece, fino al 1797, era stata uno stato sovrano e indipendente e non era un “ducato”. Con il termine “Dogado”, ai tempi della Serenissima, si intendeva quel territorio inizialmente chiamato, dall’Impero Romano d’Oriente, “Venetia maritima” nel quale germinò la cosiddetta “Civitas Venetiarum”, cioè la confederazione di città venete che si estendeva da Grado a Cavarzere passando per la laguna e che costituirà il nucleo fondante della Repubblica Veneta. Seconda cosa: il simbolo del leone alato. E’ falso asserire che sia stato solamente il simbolo della città di Venezia (che, tra l’altro, inizialmente era denominata “Civitas Rivoaltus”), perchè è stato il simbolo dell’intera Repubblica Serenissima, e può essere visto tutt’ora in Lombardia (Brescia e Bergamo), Istria, Dalmazia, Montenegro, Creta e qualche altra isola greca. Dal momento che quasi tutte le città venete (ad eccezione di Padova), e anche quelle istriane e dalmate fecero spontanea dedizione alla Serenissima è decisamente fuorviante e disonesto interpretarlo come un mero simbolo di conquista. E non è una novità che il leone issato sulla colonna di San Marco sia stato recuperato in Medioriente, numerose fonti storiche e archeologiche ne hanno ricostruito, parzialmente le origini e la storia. D’altronde un leone alato lo ritroviamo cesellato anche nella celebre Situla Benvenuti, datata VII a.C. e rivenuta ad Este, e considerata dagli studiosi come Il poema figurato degli antichi Veneti. Più precisamente il simbolo canonico dell’evangelista Marco è il leone, e le ali sono state aggiunte in seguito dai veneziani che, in quanto veneti, possiamo anche supporre avessero avuto memoria della simbologia del felino alato. Ma queste sono solo ipotesi.