Voltigene

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Venerdì 25 Maggio 2018, 17:38
Tutti sanno che Venezia-Euganea è un nomignolo inventato verso la fine dell'800 che poi è andato in voga durante il ventennio fascista. Il termine "euganea" è una parola di pura fantasia perché, finora, non c'è mai stata nessuna dimostrazione scientifica che ne dimostri la fondatezza. Tant'è vero che il prof. Ascoli, dapprincipio, aveva coniato il termine VENEZIA PROPRIA per indicare il territorio della VENETIA HISTORICA.
Mercoledì 23 Maggio 2018, 22:56
Eh beh‚Ķ finch√© andiamo avanti a raccontarci le storielle un tanto al chilo poi finiamo anche per crederci, e cos√¨ si viene a raccontare che in Veneto c‚Äô√® solo prosecco e tiramis√Ļ. Si ignora beatamente (e volutamente) una realt√† costituita dalla piccola e media industria specializzata nella produzione di meccanica di precisione, componentistica eletronica, macchine per sistemi di automazione, movimentazione e via dicendo‚Ķ Attivit√† produttive nelle quali √® attivo un piccolo esercito di ingegneri e periti altamente qualificati e ai quali, di sicuro, non manca il lavoro. Ma volendo andare a spulciare nel campo della ricerca scopriamo che c‚Äô√® l‚Äôastrofisico Fabrizio Tamburini, veneto nativo di Venezia (1963), che nel luglio 2017 ha pubblicato presso le riviste scientifiche internazionali i risultati importantissimi dei suoi studi in merito la cosiddetta ‚Äúmateria oscura‚ÄĚ. Tamburini si laurea con lode a Padova in astronomia e di seguito consegue un Ph.D in RelativitaŐÄ e Fisica Quantistica presso l'Institute of Cosmology and Gravitation, Portsmouth (UK). Ritornato dall'estero ha sempre prestato servizio presso l'UniversitaŐÄ di Padova e vive a Mestre in zona Cipressina. Oppure possiamo citare il dottor Alessandro Perin (Vittorio Veneto, 1977), che eŐÄ un medico ricercatore neurochirurgo veneto, laureato a Padova, balzato agli onori della cronaca internazionale nel 2014 in quanto primo firmatario di uno studio condotto in Canada con il quale sono state individuate due proteine che avviano la crescita del glioblastoma al cervello. Sul Gazzettino eŐÄ stata pubblicata una sua intervista nella quale ricorda con orgoglio il suo periodo di specializzazione presso l‚Äôospedale Ca‚Äô Foncello di Treviso. Magari sarebbe bello parlare anche di Federico Faggin (Vicenza, 1941) fisico, inventore e imprenditore veneto. E‚Äô stato a capo del progetto dell'Intel 4004, che fu il primo microprocessore al mondo e, di seguito, di tutti i primi microprocessori dell'Intel (8008, 4040 e 8080). CreoŐÄ anche l'architettura del 4040 e dell'8080, il primo microprocessore ad alta prestazione. Fu anche lo sviluppatore della tecnologia MOS con porta di silicio: oggi piuŐÄ del 90% di tutti i circuiti integrati prodotti nel mondo usa la silicon gate technology. D‚Äôaltronde la storia veneta, volendo andare un po‚Äô pi√Ļ indietro nel passato, pu√≤ vantare la prima donna laureata al mondo, Elena Lucrezia Corner (Venezia, 5 giugno 1646 ‚Äď Padova, 26 luglio 1684), laureatasi in filosofia presso l‚ÄôUniversit√† di Padova nel 1678. E sarebbe oppurtuno ricordare che un tal Galileo Galilei ebbe modo di insegnare liberamente le sue teorie scientifiche presso l‚Äôuniversit√† di Padova: a partire dal 1592 le autoritaŐÄ della Repubblica Veneta emanarono un decreto di nomina con un contratto, prorogabile, di quattro anni per la cattedra di matematica presso l‚ÄôUniversitaŐÄ di Padova. Lo scienziato pisano a resteraŐÄ a Padova per diciotto anni, periodo che definiraŐÄ ‚Äúli diciotto anni migliori di tutta la mia etaŐÄ‚ÄĚ.
Venerdì 4 Maggio 2018, 19:20
resta sempre una libera opinione personale che non dimostra niente. Buona notte anche a lei
Venerdì 4 Maggio 2018, 19:18
Claudio Pros per carit√† non si preoccupi: io non ho mai avuto problemi correlati a ‚Äúnebbie e fuliggini ideologiche‚ÄĚ, il mio approcio razionalista √® gi√† di per s√© un ottimo faro antinebbia. Se vengo qui a commentare in queste pagine √® solo per amor di verit√† e non per reclamizzare sedicenti comitati per ‚Äúl‚Äôabolizione di questo o di quello‚ÄĚ. Cominciamo con ci√≤ che mi trova in accordo con le sue parole ma non per i motivi da lei elencati: l‚Äôutilizzo del termine ‚ÄúVeneto‚ÄĚ per definire l‚Äôattuale regione intesa come ente territoriale della Repubblica Italiana. Storicamente e concettualmente √® stata una scelta a dir poco infelice e nefasta perch√© questa terra, da millenni, √® sempre stata chiamata ‚ÄúVenetia‚ÄĚ o anche ‚ÄúVenezia‚ÄĚ. Per comprenderlo √® sufficiente andare a rileggersi i carteggi internazionali relativi all‚Äôannessione della Venezia al Regno d‚ÄôItalia (1866): sia i documenti italiani che quelli francesi o inglesi riportano quel nome. E molto correttamente il professor Ascoli, nel 1863, avrebbe voluto denominare il cosiddetto ‚ÄúVeneto‚ÄĚ con il termine ‚ÄúVENEZIA PROPRIA‚ÄĚ. Se, dunque, gli austriaci avevano inventato il Regno LOMBARDO-VENETO non si capisce perch√©, nel 1970, siano state istituite una regione con il nome di ‚ÄúLOMBARDIA‚ÄĚ (un sostantivo femminile) e una regione con il nome di ‚ÄúVENETO‚ÄĚ (un aggettivo maschile), ovvero un nome che ha come unico riscontro storico i 52 anni di dominazione austriaca, a fronte di millenni durante i quali, al contrario, era sempre stato utilizzato il sostantivo femminile ‚ÄúVENETIA o VENEZIA‚ÄĚ. Detto questo andiamo a vedere cosa non mi sconfinfera in quello che ha scritto. Prima cosa: il Regno Lombardo-Veneto fu creato dagli austriaci unendo il ‚ÄúDucato di Milano e Mantova‚ÄĚ (che nel corso dei secoli non era mai stato pienamente sovrano e indipentente) e la Serenissima Repubblica Veneta che invece, fino al 1797, era stata uno stato sovrano e indipendente e non era un ‚Äúducato‚ÄĚ. Con il termine ‚ÄúDogado‚ÄĚ, ai tempi della Serenissima, si intendeva quel territorio inizialmente chiamato, dall‚ÄôImpero Romano d‚ÄôOriente, ‚ÄúVenetia maritima‚ÄĚ nel quale germin√≤ la cosiddetta ‚ÄúCivitas Venetiarum‚ÄĚ, cio√® la confederazione di citt√† venete che si estendeva da Grado a Cavarzere passando per la laguna e che costituir√† il nucleo fondante della Repubblica Veneta. Seconda cosa: il simbolo del leone alato. E‚Äô falso asserire che sia stato solamente il simbolo della citt√† di Venezia (che, tra l‚Äôaltro, inizialmente era denominata ‚ÄúCivitas Rivoaltus‚ÄĚ), perch√® √® stato il simbolo dell‚Äôintera Repubblica Serenissima, e pu√≤ essere visto tutt‚Äôora in Lombardia (Brescia e Bergamo), Istria, Dalmazia, Montenegro, Creta e qualche altra isola greca. Dal momento che quasi tutte le citt√† venete (ad eccezione di Padova), e anche quelle istriane e dalmate fecero spontanea dedizione alla Serenissima √® decisamente fuorviante e disonesto interpretarlo come un mero simbolo di conquista. E non √® una novit√† che il leone issato sulla colonna di San Marco sia stato recuperato in Medioriente, numerose fonti storiche e archeologiche ne hanno ricostruito, parzialmente le origini e la storia. D‚Äôaltronde un leone alato lo ritroviamo cesellato anche nella celebre Situla Benvenuti, datata VII a.C. e rivenuta ad Este, e considerata dagli studiosi come Il poema figurato degli antichi Veneti. Pi√Ļ precisamente il simbolo canonico dell‚Äôevangelista Marco √® il leone, e le ali sono state aggiunte in seguito dai veneziani che, in quanto veneti, possiamo anche supporre avessero avuto memoria della simbologia del felino alato. Ma queste sono solo ipotesi.
Venerdì 4 Maggio 2018, 15:07
Claudio Pros, su una cosa sono d‚Äôaccordo con lei: le sentenze giudiziarie non stabiliscono il dato scientifico ma esprimono un parere nell‚Äôambito ristretto del diritto. Resta quindi sempre valido la regola di attenersi al metodo rigorosamente logico/scientifico quando si vuole affrontare certi argomenti. Allora quando vedo che lei scrive ‚ÄúIl nome autentico √® VENEZIA EUGANEA e non √® neppure l√¨ mai esistito un ‚Äúpopolo venezianoeuganeo‚ÄĚ mi accorgo che ha detto una cosa vera (la seconda) e una cosa falsa (la prima). E difatti lei si guarda bene dallo spiegare l‚Äôorigine del nome ‚ÄúVenezia Euganea‚ÄĚ, altrimenti verrebbe smascherata la fallacia del suo ragionamento. Per cui adesso lo faccio io a beneficio dei lettori che potrebbero trovarsi in difficolt√† a valutare certe affermazioni. L'artefice del nome Venezia Giulia, infatti, √® Graziadio Isaia Ascoli, grande linguista originario di Gorizia, che lo propose nel 1863 in un articolo uscito nel giornale milanese "L'Alleanza". Non fu una denominazione isolata. La proposta di Ascoli, infatti, cerc√≤ di risolvere, con spirito di sistema, il problema delle denominazioni dell'intera parte orientale della penisola italiana che al quel tempo non era ancora annessa al neonato Regno d'Italia). L'intenzione che ha guidato l'invenzione ascoliana √® questa: denominare tutte le regioni orientali Venezie dando a ognuna una specificit√†: ¬ęNoi diremo Venezia Propria il territorio rinchiuso negli attuali confini amministrativi delle provincie venete; diremo Venezia Tridentina o Retica (meglio Tridentina) quello che pende dalle Alpi Tridentine e pu√≤ aver per capitale Trento; e Venezia Giulia sar√† la provincia che tra la Venezia Propria e le Alpi Giulie ed il mare rinserra Gorizia e Trieste e l'Istria¬Ľ. In questo quadro, un ruolo particolare spettava a Trieste: ¬ęNoi abbiamo in ispecie ottime ragioni di andar sicuri che la splendida e ospitalissima Trieste s'intitoler√† con orgoglio la Capitale della Venezia Giulia¬Ľ. Tornando alla denominazione, l'intento (dichiarato nel prosieguo dell'articolo) di Ascoli √® quello di creare una denominazione al tempo stesso unitaria e distintiva delle diverse parti della regione, ma anche di far coincidere la denominazione della regione con il nome della citt√† che √® il primario riferimento storico di gran parte del territorio nordorientale. Ma Ascoli aveva anche un altro intento: quello di opporsi al sistema denominativo dell'Impero austro-ungarico. Per l'Austria, infatti, esisteva una regione che si chiamava Veneto che comprendeva le sette province che attualmente compongono la regione omonima, ma anche la provincia di Udine, cio√® tutto il Friuli. Ad oriente vi era il "Litorale austro-illirico" e ad occidente il "Tirolo meridionale". La proposta dell'Ascoli non ebbe subito un ampio seguito, se la questione venne ripresa pi√Ļ volte nel corso del primo Novecento. Certamente la sua "Venezia Propria" non ebbe alcun successo, sostituita come fu, da parte di chi condivideva i suoi intenti di fondo, da ‚ÄúVenezia Euganea‚ÄĚ e tale termine fu in voga durante il Ventennio e utilizzato fino al 1963.
Venerdì 4 Maggio 2018, 15:02
Le sentenze giudiziarie non stabiliscono il dato scientifico ma esprimono un parere nell‚Äôambito ristretto del diritto, contrariamente a quanto pu√≤ pensare qualche commentatore burlone e molto disinformato. A prescindere dal fatto che il progetto di legge sulla cosiddetta ‚Äúminoranza nazionale veneta‚ÄĚ era una sciocchezza, tuttavia si pu√≤ andare a leggere la sentenza della Corte Costituzionale (sempre per chi √® in grado di farlo) per capire che i giudici non hanno decretato nulla del genere. Qualcuno potr√† obiettare che nel testo della sentenza si trova questa frase: "Nel caso in esame non ricorrerebbe nessuna di queste condizioni, data l‚Äôassenza di ogni evidenza di tipo storico o sociologico che riveli nella popolazione del territorio veneto connotati identitari tali da giustificarne un trattamento giuridico quale minoranza nazionale". √ą vero che ci sono queste parole, ma compaiono nella parte 1 che √® dove la Corte riferisce le posizioni delle parti. Per chi non lo sa, una sentenza come questa √® fatta cos√¨: 1. la Corte riporta la posizione (politico-giuridica) del governo italiano; 2. la Corte riporta la posizione (politico-giuridica) della Regione Veneto; 3. la Corte formula i motivi della decisione (giuridica) che sta prendendo. Quelle parole "gravi" nel testo della sentenza stanno al punto 1, come a dire "secondo il governo √® cos√¨"; ma poi la Corte decide di bocciare la legge basandosi su ben altri problemi, che sono a monte (li spiega al punto 3), tanto che non entra nemmeno nel merito della questione identitaria o linguistica.
Lunedì 9 Aprile 2018, 15:44
Vorrebbe forse dire che nella Francia del Cinquecento non c'erano prostitute? Oppure nel Ducato di Milano o nello Stato Pontificio?
Martedì 27 Marzo 2018, 15:40
Il fatto che i Veneti antichi utilizzassero un alfabeto simile e forse derivato da quello degli Etruschi (che a loro volta lo avevano appreso dai Fenici) dimostra che tra i due popoli c'era una relazione di scambi non solo materiali ma anche culturali. La "veneticità" dell'antica lingua venetica non è "cantata" dai mitografi ma è sostenuta dai ricercatori contenporanei. Scrive la prof.ssa Gianna Marcato, riferendosi ai professori Prosdocimi e Pellegrini, che "il venetico presenta una fisionomia indipendente e non si puà interamente confondere con nessuna della altre lingue d'Europa e dell'Italia antica, pur presentando numerosi fenomeni in comune soprattutto con il latino". La presunta "italicità" dei reperti archeologici veneti è una teoria tutta sua e senza riscontro.
Martedì 27 Marzo 2018, 15:26
Claudio Pros, lei si offre volontario per diventare il Puidgemont della Ladinia. Proprio lei, che si vanta di essere uno strenuo sostenitore dell'abolizione delle Regioni, potrà difendere il sacrosanto diritto dei cortinesi di accedere a privilegi e pagare meno tasse solo perché parlano (anche... e forse) il ladino. Adesso che so che funziona così mi iscrivo subito ad un corso di ladino o di euganeo.
Martedì 27 Marzo 2018, 12:57
Claudio Pros, ha fatto bene a specificare che è una favola "euganea" scritta in "neopavano", altrimenti come ce ne accorgevamo? E la ringrazio anche di aver scritto la traduzione in italiano altrimenti per i "non-eugaunofoni" sarebbe stato veramente difficile capire.
Lunedì 26 Marzo 2018, 22:44
Claudio Pros dice: "Per quale motivo questi reperti vengono rivestiti ideologicamente e del tutto inaccettabilmente di una farlocca patina di ‚Äúveneticit√†‚ÄĚ, o nelle sue fantasiose declinazioni?" Quindi ci fa capire che lui ha la competenza e l'autorit√† per stabilire che la ricerca scientifica internazionale (perch√© qui non si tratta solo di ricercatori nazionali) √® inatendibile a causa di una non meglio specificata "ideologia venetica". Naturalmente senza fornire uno straccio di prove a queste argomentazioni. Insomma, abbiamo capito che le piace vincere facile barando: lei viene qui, fa il solito commento "alla sberleffi", lancia accuse di faziosit√† a destra e manca, parla di cose senza fondamento (euganei, disquisizioni linguistiche, storiche ecc...) e poi pretende pure di essere creduto. Di sicuro qui c'√® solo una cosa: la rivoluzione scientifica del XXI secolo √® fondata sul dogma del "Claudio Pros Dixit". E dunque la Terra √® piatta (o cava??).
Domenica 25 Marzo 2018, 17:30
Claudio Pros, possiamo andare assieme ad esaminare questo vaso. Gliela pago volentieri io una suite all'Hotel Marriott di Bovolenta
Domenica 25 Marzo 2018, 16:43
Claudio Pros è in grado di dimostrare con prove certe che Polibio, Strabone, Plinio il Vecchio, Tacito, Tito Livio etc... sono inattendibili? Ed è in grado di mostrare scientificamente che le sue "teorie" sono fondate? Le favole le racconta chi non è in grado di dimostrare quello che dice, e questo tipo di approcio è altrimenti detto "ciarlatanesco". Claudio Pros è in grado di domostrare che Polibio, Strabone, Plinio il vecchio, Tacito, Tito Livio sono inattendibili? Ed è in grado di mostrare scientificamente che le sue "teorie" sono fondate?
Sabato 24 Marzo 2018, 20:56
la storia non è un'opinione. cordiali saluti
Sabato 24 Marzo 2018, 18:50
infatti i veronesi sono soprannominati "scaligeri" sebbene non sia mai esistito un popolo denominato "scaligero". Secondo lei la storia dipende dai nomi delle pasticcerie?
Martedì 20 Marzo 2018, 13:34
Quello che lei scrive non è corretto. Le fonti storiografiche e bibliografiche dimostrano il contrario.
Martedì 20 Marzo 2018, 02:12
Lei ha le idee un tantinello confuse con la storia. E la Rivoluzione Francese si chiama così perchè è avvenuta in Francia.
Lunedì 12 Marzo 2018, 15:34
Certo, si tratta di migrazioni "amministrative" che avvengono nel contesto di una regione a statuto ordinario circondata da due regioni a statuto speciale. Però… che coincidenza! Neanche farlo apposta... E fintanto che i cittadini avranno la possibilità di scegliere di vivere in un regime privilegiato (soprattutto dal punto di vista fiscale) non c'è da tanto da gongolare se vediamo emergere il modello dell' "Homo oeconomicus", definito dagli economisti come un uomo le cui principali caratteristiche sono la razionalità (intesa soprattutto come precisione nel calcolo) e l'interesse esclusivo per la cura dei propri interessi individuali. In questo caso l'"Homo Euganeus" c'entra ben poco.
Lunedì 5 Marzo 2018, 19:09
Lei ha una conoscenza "illuminata" riguardo la lingua veneta. Di solito chi fa la figura del troglodita è colui che parla, ostentando competenza, di cose che non conosce.
Lunedì 5 Marzo 2018, 19:05
Dovrebbe informarsi meglio sulla didattica e sulle referenze de L'Academia de Ňāa Bona Creansa. Il metodo di insegnamento √® stato ampiamente rodato in 4 anni di corsi di Lingua Veneta somministrati in tutte le provincie venete e anche presso le comunit√† venetofone della Croazia e del Brasile. Il docente dell'Academia √® il co-autore del primo Manuale Universitario in Lingua Veneta e sulla Lingua Veneta. L'opera si intitola "EuroComRom - I Sete Tamizi: Ňāa ciave par capir tute Ňāe Ňāengue romanse!", √® stata scritta in collaborazione con il professor Tilbert D. Stegmann, docente di filologia romanza e pubblicato presso la Goethe Universit√§t di Francoforte. L'Academia de Ňāa Bona Creansa √© stata anche l'organizzatrice del #1CILVE (1¬į Convegno Internazionale sulla Lingua Veneta) che si √® svolto il 18 febbraio 2017 a Camposampiero (PD) presso l'Auditorium dei Santuari Antoniani, in collaborazione con il Rotary Club. Nel video sono presenti estratti degli interventi dei seguenti relatori: prof. Paolo Balboni (Universit√† di Ca' Foscari, Venezia), dott. Alessandro Mocellin (Direttore Academia de Ňāa ŇĀengua Veneta), prof. Tilbert D. Stegmann (Universit√† di Francoforte, Germania), prof. Marco Tamburelli (Universit√† di Bangor, Galles), dott.ssa Alicia Matta Gonzales (UNESCO), prof. Christopher Moseley (University College of London, UK, e primo linguista dell'UNESCO), prof. Federico Gobbo (Universit√† di Amsterdam, Paesi Bassi). Tutti i dubbi sulla grafia e sul rapporto tra la fonetica del MacroStandard Veneto e i fenomeni fonetici dei microstandard locali sono stati gi√† ampiamente affrontati e risolti.
Lunedì 5 Marzo 2018, 18:53
Con questa mentalità di insegnare "solo l'italiano", protrattasi pericolosamente negli anni, si è instillato negli studenti un controproducente dogma del monolinguismo che si rispecchia nelle ben note difficoltà nell'apprendimento plurilinguistico degli studenti italiani. Studiare una lingua come quella veneta, e quindi romanza, neolatina, europea ed internazionale può essere solo un vantaggio, come ha avuto modo di ribadire il prof. Paolo Balboni, docente universitario e studioso di glottodidattica presso l'università di Ca' Foscari e presidente della Fédération Internationale des Professeurs de Langues Vivantes e Direttore del Centro di Didattica delle Lingue di Ca' Foscari.
Lunedì 5 Marzo 2018, 18:45
La lingua veneta è antecedente all'italiano e deriva direttamente dal latino. Inoltre condivide molti elementi di grammatica e sintassi con altre lingua importanti come, per esempio, l'inglese e il francese. Studiarla correttamente non può fare altro che bene in un contesto moderno di educazione al multilinguismo. Ne gioverà anche la conoscenza della lingua italiana. E questo vuol dire lavorare per il progresso culturale, altro che stare fermi.
Lunedì 5 Marzo 2018, 18:42
Nell'articolo la frase in lingua veneta non √® riportata nella sua grafia originale e corretta che, invece, √® questa qui: "ŇĀa Ňāengua veneta rento le scoŇāe". Le pare ancora "bovaro"?
Venerdì 2 Marzo 2018, 11:21
Claudio Pros, se lei avesse veramente letto qualcosa riguardo studiosi come Graziano Isaia Ascoli e Giacomo Devoto allora non sarebbe qui a sentenziare queste castronerie senza fondamento. Per non parlare della sua personale concezione della storia antica preromana che è rimasta a quello che si sapeva nel '700. E non ci si potrebbe aspettare diversamente da una persona come lei che, commentando un articolo sul Palladio, ebbe il coraggio di scrivere "lavorò per i veneziani, seguendo la loro richiesta di progettare a loro uso e consumo edifici in stile greco-romano": la prova evidente che lei parla di ciò che non conosce.
Giovedì 1 Marzo 2018, 17:44
Claudio Pros, voi (plurale maiestatis?) potete riperterlo e ribadirlo per decine di miliardi di volte... ma se non siete in grado di dimostrarlo perdete tempo e lo fate perdere anche a chi vi legge. Sul web ci sono migliaia di video di simpatici personaggi che "spiegano" la teoria della Terra piatta senza riuscire minimamente a dimostrare un bel nulla. Secondo lei uno storico può definirsi tale solo perchè ripete a macchinetta uno slogan inventato?
Mercoledì 14 Febbraio 2018, 12:36
Il Doge era la suprema magistratura della Repubblica Serenissima, e tale carica non √® da intendersi come la semplice attribuzione di un titolo nobiliare, ovvero il duca, che in questo caso non c‚Äôentra nulla. Il termine Doge difatti deriva dal ‚Äúdux‚ÄĚ romano che era una figura importante nella gerarchia amministrativa dell‚Äôimpero, dapprima con poteri solo di comandante militare e di seguito anche con forti poteri governativi. Tale carica la ritroviamo nell‚ÄôImpero Bizantino e per questo poi anche nella Serenissima. Il Doge era una carica elettiva e non ereditaria e poteva essere fatto decadere. E il Dogado non √® mai stato un feudo di propriet√† della famiglia del Doge. Non era dunque un principe ma un ‚Äúprimus inter pares‚ÄĚ tant‚Äô√® che la sua figura pu√≤ essere sintetizzata con questa frase ‚ÄúIn Senatu senator, in foro civis, in habitu princeps‚ÄĚ, ovvero in Senato √® senatore, nel foro √® cittadino e nell'abito √® principe.
Mercoledì 14 Febbraio 2018, 12:15
La Serenissima Repubblica di Venezia, che si concluse nel 1797 e non nel 1779, era veneta perch√© fu fondata dai Veneti nel contesto della ‚ÄúVenetia Maritima‚ÄĚ che era un territorio dell'impero bizantino inquadrato nell'Esarcato d'Italia e corrispondente alla fascia costiera dell'antica Venetia. Di fatti ‚ÄúVenetia‚ÄĚ √® un top√≤nimo che ha come minimo 2000 anni di vita. Peccato che ‚ÄúVenetia‚ÄĚ non sia il nome della citt√† di Venezia, anche se ci assomiglia, perch√© ‚ÄúVenetia‚ÄĚ √® un nome comparso ben prima che esistesse la citt√† lagunare, e definisce invece l'intero territorio pertinente al mondo della civilt√† veneta (el canton de i veneti ‚Äď venetorum angulus - disse in latino il veneto Titus Livius). Se avessimo chiesto al primo Imperatore Romano, Caesar Octavianus Augustus, chi fossero i ‚Äúvenetiani‚ÄĚ, ci avrebbe probabilmente detto che sono gli abitanti della regione ‚ÄúVenetia‚ÄĚ. La Serenissima era veneta perch√© tutte le cariche pi√Ļ importanti a Venezia si rifacevano al mito Veneto, perch√© i Veneti erano ritenuti dagli autori classici essere una popolazione molto antica e quindi degna di superiore rispetto e considerazione (come ha gi√† detto lei i Veneti sono citati da Omero, mentre i Latini od i Romani no, gli Etruschi nemmeno e neppure i Galli). Le famiglie aristocratiche lo sapevano bene, ed il prestigio dei Veneti veniva continuamente evocato anche nelle cariche pubbliche: ecco qui qualche esempio dell'uso aggettivale ‚ÄúVenetus‚ÄĚ, cio√® ‚ÄúVeneto‚ÄĚ, nella Repubblica di Venezia, cio√® la Repubblica Veneta: ‚ÄúSenatus Venetus‚ÄĚ, ‚ÄúDucatus Venetus‚ÄĚ, ‚ÄúDux Venetus‚ÄĚ (pure sulle monete, es.: Leonardus Lauredanus Dux Venetus), nel ‚ÄúNovissimum Statutorum ac Venetarum Legum Volumen‚ÄĚ (rabbreviato in ‚ÄúNovissima Veneta Statuta‚ÄĚ). Per fare un altro esempio nel XVII secolo in onore di Bernardino Zendrini, ingegnere idraulico della Repubblica, il Senato Veneto fece erigere un busto definendolo ‚Äúper nascita Camuno, per meriti Veneto‚ÄĚ. E gli esempi potrebbero andare avanti ma per il momento mi fermo qui.
Martedì 13 Febbraio 2018, 23:02
Claudio Pros, perch√© lei fa riferimento solo alla fonte letteraria nel suo tentativo di spiegare la storia? Quello che ha scritto in merito alla ‚Äúfavolistica-mitografia omerica‚ÄĚ √® roba vecchia di secoli e risaputa da secoli. Ma adesso siamo nel XXI secolo e ne √® passata di acqua sotto i ponti, per fortuna, tant‚Äô√® che gli studiosi e i ricercatori di tutta Europa sono andati un po‚Äô pi√Ļ in l√† dei noti poemi epici. Semmai non lo sapesse le faccio presente che si lavora su pi√Ļ fronti, ovvero su fonti letterarie, fonti storiografiche, fonti e reperti archeologici, ricerche linguistiche, antropologiche e anche archeogenetiche. E dal confronto di tutti questi dati e indizi vengono elaborate varie ipotesi, ma nessuno dichiara di avere la verit√† in mano come fa lei, in barba ai pi√Ļ elementari principi del metodo scientifico. Come fa a dire che i Romani presero a prestito il suffisso ‚Äúvenet‚ÄĚ quando gli stessi Veneti dell‚ÄôAlto Adriatico si autodenominavano, per iscritto, col nome di ‚ÄúVeneti‚ÄĚ? Sta dicendo che gli storici Greci e Romani hanno deliberatamente falsificato la storia? Pu√≤ provarlo?