Fico: «Austria scellerata, serve accoglienza»

Il presidente della Camera sui migranti
A pochi giorni dalla visita a sorpresa all'hotspot di Pozzallo il presidente della Camera Roberto Fico torna ad affondare sul dossier migranti, schierandosi con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, puntando il mirino contro la possibilità che l'Austria chiuda il Brennero e prendendo indirettamente le distanze dalla strategia sui flussi di Matteo Salvini. E le distanze dalla Lega, in serata, le prende anche il leader del M5S e vice premier Luigi Di Maio che, in merito alla sentenza della Cassazione sui fondi del Carroccio, si smarca dalla reazione dell'alleato: «nessun imbarazzo, è una sentenza che riguarda la Lega di Bossi e non di Salvini. Ma è una sentenza e va rispettata».

È ancora una volta il Meridione, invece, il «teatro» dove Fico decide di dire la sua. Ospite del festival «Il libro possibile», a Polignano a Mare, Fico attacca frontalmente il governo di Vienna. «Condivido pienamente quello che ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e credo che l'Austria non possa pensare di chiudere le proprie frontiere», spiega Fico, che non usa mezzi termini: «la nostra Europa si fonda anche sullo Schengen, ed è una politica scellerata quella austriaca che in questo momento ha anche la presidenza dell'Unione europea». Parole che ribadiscono la posizione europeista, e certamente più vicina alla sinistra, del presidente della Camera in fatto di migranti. «L'Europa si faccia carico dell'accoglienza e sei rapporti con la Libia, ci sono persone che partono rischiano ma rischiano anche se restano lì», spiega Fico sottolineando l'esigenza di «un punto di svolta, di una solidarietà internazionale».

E difendendo il lavoro delle Ong: «hanno fatto un lavoro straordinario nel Mediterraneo, se c'è un'accusa su una Ong, sia specifica». L'intervento di Fico al festival pugliese è tutto incentrato sul rapporto tra M5S e Lega su alcuni temi caldi. Temi sui quali Fico prende le distanze dalla linea leghista. «Non siamo alleati, abbiamo un contratto su cui lavoriamo», spiega il presidente della Camera descrivendosi «istituzionale ma anche lottatore» e promettendo battaglia sui punti cardine del programma pentastellato. «Il reddito di cittadinanza si farà o sarà la morte del M5S. Ci hanno votato perché finora abbiamo rispettato le promesse», sottolinea Fico lanciando una nuova trincea si segno 5 Stelle: «sto preparando una delibera per eliminare la doppia indennità di funzione».

A fianco del presidente della Camera c'è il sociologo Domenico De Masi, consulente del M5S che auspicava un'alleanza con il Pd. Fico ribadisce come il Movimento sia nato «dalla crisi di destra e sinistra», sottolineando l'impronta post-ideologica dei Cinque Stelle. Ma sul lavoro, le sue parole sembrano piuttosto distanti dalla linea leghista. «Come terza carica dello Stato, dico che i diritti dei lavoratori sono fondamentali in un mondo che è precarizzato. E noi dobbiamo dare sicurezza soprattutto ai nostri giovani», spiega Fico ai cronisti prima del festival mantenendosi prudente, invece, sulla possibilità di reintrodurre l'art.18: «è una questione che deve affrontare il governo». Mostra insomma le prime vistose incrinature il patto di governo giallo-verde e Roberto Fico ne ricorda con ostentato distacco la natura: un contratto, non certo un'alleanza
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Mercoledì 4 Luglio 2018, 23:10






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