Roma, quando Stephen Hawking al Gemelli disse: «Qui lavorate bene»

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Quando Stephen Hawking al Policlinico Gemelli  disse: «Qui lavorate bene»

di Mauro Evangelisti

«I think you did well» disse, anzi scrisse, Stephen Hawking, congedandosi dagli specialisti del Policlinico Gemelli nel dicembre del 2016. Lo scienziato inglese dicendo più o meno «penso che abbiate lavorate bene» non si riferiva solo all'assistenza ricevuta per tre giorni nel reparto di alta specializzazione, ma anche a come si lavora nella sofisticata struttura dove si fa ricerca su malattie neurodegenrative devastanti come la Sla (che colpì Hawking quando era giovane), la Sma e le miopatie in genere.

Ricorda il professor Mario Sabatelli, direttore del centro Nemo-Fondazione Gemelli e presidente della commissione scientifica Aisla: «Non dimenticherò mai quei tre giorni in cui il professor Hawking fu ricoverato da noi. Quella risposta, quando gli chiesi un giudizio sul nostro lavoro (in collaborazione con il professor Antonelli di Rianimazione) la conservo nella mia memoria. Noi siamo abitutati ad aiutare chi decide di combattere questa malattia devastante e Hawking la sua battaglia l'ha vinta, perché è riuscito a continuare a vivere con la sua straordinaria intelligenza. C'è un altro ricordo che mi fa sorridere: quando fu ricoverato si ritrovò in una struttura come la nostra che è un po' particolare, in cui si dà estrema importanza all'accoglienza soprattutto delle persone fragili. Lui era debilitato e cominciò a scrivere una domanda e, comprensibilmente, lo faceva molto lentamente. Scrisse: "Is this a h..." e per un po' si fermò, pensai volesse dire un hotel, ma concluse la parola scrivendo "hospital". Sorridemmo di questa cosa».

Dicembre 2016, Hawking è atteso a una conferenza all'Accademia delle Scienze in Vaticano. Qualche giorno prima del suo arrivo a Roma lo staff del professor Sabatelli  venne messo in pre allarme: lo scienziato era seguito minuto per minuto da un team di infermieri inglesi, ma in caso di necessità sarebbe servita una struttura specialistica. E questo avvenne: Hawking ebbe una crisi respiratoria e al centro Nemo ci sono equipe specializzate anche ad affrontare le complicazioni pneumologiche e multidisciplinari in genere. Ci fu anche il sostegno decisivo del professor Massimo Antonelli del Centro di rianimazione del Gemelli.

 «Le sue condizioni migliorarono e dopo tre giorni fu dimesso, accettò di scattare una foto con tutta la nostra équipe. Una immagine che tutti conserviamo. Hawking era uno scienziato visionario e fu di stimolo per noi che facciamo ricerca». A che punto siamo con la ricerca, quante possibilità ci sono che un giorno che malattie devastanti come la Sla possano essere curate? Spiega il professor Sabatelli: «Guardi, la ricerca fa passi in avanti possiamo dire mensilmente, ancora non è arrivata a livelli tali di trovare una forma terapeutica, ma si va avanti. Le nozioni che si stanno acquisendo sulle malattie neurodegenerative giustificano un moderato ottimismo tra i ricercatori. Fermare la Sla sarebbe un risultato straordinario». 


(nella foto da sinistra il professor Antonelli, a seguire il progessor Sabotelli e il resto dell'équipe insieme ad Hawking)
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Mercoledì 14 Marzo 2018, 19:31






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