Tap, rivolta nel M5S: «Conte sbaglia». Ma Di Maio: «Penali per 20 miliardi»

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Tap, rivolta dei senatori M5S pugliesi: «Conte sbaglia, niente penali»
Con la fronda montante dentro il Movimento 5 Stelle sulla Tap, tra schede elettorali strappate da chi in Puglia si sente tradito e parlamentari che sconfessano il premier, Luigi Di Maio si schiera con Giuseppe Conte e «cede» su quello che era stato uno dei cavalli di battaglia alle elezioni. Il ministro dello Sviluppo ha scoperto che ci sono «penali per quasi 20 miliardi» che ormai «obbligano» a realizzare il gasdotto. Pertanto va fatto. «Non é vero, mente», ribatte l'ex ministro Carlo Calenda. Mentre Matteo Salvini conferma: «Se l'energia costa meno per famiglie e imprese è solo una buona notizia. 

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E quel che serve a fare pagare meno gli italiani va avanti». Sulla Tav, invece, nessun ripensamento: «Da sempre noi siamo contrari - dice Di Maio - e soprattutto è nel contratto di governo». «Nessuno - assicura - foraggerà quest'opera». I fronti interni al M5S però aumentano e il malessere serpeggia non solo sulla Tap, ma anche per il decreto sicurezza e quello fiscale. Il rischio, spiegano é di appiattirsi sulle posizioni della Lega. «Non servono le ruspe» evocate da Salvini, spiega la senatrice 5S Paola Nugnes, ma «amore e integrazione», proprio come detto dal presidente della Camera Roberto Fico nei giorni scorsi. 
 

In più, si profila la «grana», nel caso in cui venga condannata per falso, di Virginia Raggi, già bersaglio oggi di un'imponente manifestazione antidegrado in Campidoglio. Ma è in Puglia che la rivolta si infiamma. Proprio dove i 5 Stelle hanno fatto il pieno alle elezioni. Dopo aver dovuto «ingoiare» il rilancio dell'Ilva di Taranto, la cui chiusura era stata promessa, ieri Conte ha dato l'ok alla Tap, facendo infuriare gli attivisti. «Anche Conte sbaglia. Non ci possono essere penali, semplicemente perché non esiste alcun contratto tra Stato e Tap», attaccano i senatori M5S Lello Ciampolillo e Saverio De Bonis e la deputata Sara Cunial. «Né ci possono essere costi a carico dello Stato - aggiungono - perché, non essendovi ad oggi il rispetto delle prescrizioni da parte di Tap, non vi può essere responsabilità dello Stato». E sui social i No Tap lanciano una campagna per far dimettere gli eletti del M5S. Dal suo tour in Sicilia risponde Di Maio. «Ho studiato le carte per tre mesi. Vi assicuro che non è semplice dover dire che ci sono delle penali per quasi 20 miliardi di euro. Ma così è, altrimenti avremmo agito diversamente». Pertanto «non ci sono alternative a realizzare l'opera». Ma a Di Maio ribatte il suo predecessore al Mise Calenda, che accusa il vicepremier di «sceneggiata» e di «tradire i suoi elettori». «Si sta comportando da imbroglione come sull'Ilva - dichiara - non esiste una penale perché non c'è un contratto», semmai ci potrebbe essere «una richiesta di risarcimento» da parte dell'impresa «visto che sono stati fatti investimenti a fronte di un'autorizzazione legale».

Il via libera al gasdotto tra gli ulivi è comunque una decisione lacerante per il M5S, dopo che in campagna elettorale Di Battista aveva assicurato: «Una volta al governo bloccheremo il progetto in 15 giorni». Sull'altra battaglia simbolo dei pentastellati, la Tav, Di Maio invece tira dritto: «Da sempre siamo contrari e soprattutto è nel contratto. Credo che nessuno del governo in questo momento abbia intenzione di foraggiare quell'opera». Sulla stessa linea la sindaca di Torino Chiara Appendino e il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli che spiega: «Stiamo per completare un'analisi costi-benefici finalmente oggettiva così da indirizzare i soldi dei cittadini verso le vere priorità». Nonostante le proteste e le critiche, anche di Elio Lannutti e Carla Ruocco sul decreto fiscale, i vertici 5S non vogliono sentir parlare di divisioni. «Solo i giornali le vedono», attaccano Di Maio e il Guardasigilli Bonafede. Il MoVimento, insistono, è «più compatto che mai».
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Sabato 27 Ottobre 2018, 15:40






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