Così Hugo Pratt trovò a Venezia la sua isola del tesoro

PER APPROFONDIRE: hugo pratt, ritratti veneziani, venezia
IIlustrazione di Bergamelli

di Alberto Toso Fei

A 14  anni Hugo Pratt, che quattro anni prima aveva lasciato Venezia per seguire in Africa il padre Rolando – ufficiale dell'esercito coloniale italiano in Abissinia – e viveva la sua precoce adolescenza tra fascismo, guerra, deserto, uniformi e primi amori, si separò violentemente dal genitore: i soldati inglesi arrestarono il padre per condurlo in un campo di prigionia. Rolando Pratt chiese loro di poter rientrare in casa per lasciare un'ultima cosa al figlio, e tornò con una copia de “L'isola del tesoro” di Robert Louis Stevenson: “Vedrai che anche tu, un giorno, troverai la tua isola del tesoro”. Era il 1941: da quel campo il padre non fece mai più ritorno, e due anni più tardi Hugo fu riportato in Italia dalla Croce Rossa.

Già a raccontarla così è un'avventura in sé, la vita di Hugo Pratt, che trasferì nei suoi romanzi per immagini tutti i suoi saperi e gran parte del suo vissuto: il suo Corto Maltese è uno dei personaggi più conosciuti del fumetto italiano nel mondo, e lui stesso è considerato uno dei maggiori autori di tutti i tempi. Perché i suoi fumetti sono romanzi, un po' come la sua vita: nato a Rimini il 15 giugno del 1927, era figlio di Evelina Genero (del padre già sappiamo), appassionata di tarocchi a sua volta figlia di un poeta e podologo veneziano di origini sefardite, Eugenio Genero. E anche nonno Pratt, cresciuto ugualmente a Venezia, era un po' inglese e un po' francese, mentre la nonna veniva dalla Turchia. Un cosmopolitismo che si portò nei geni e che lo vide vivere poco a Venezia, paradossalmente, sebbene il legame con la città sia stato inscindibile, nella vita così come nelle opere.

Ma siamo ancora in piena guerra: era in Italia quando arrivò l'otto settembre, e Pratt scelse la Repubblica Sociale Italiana, militando addirittura nella X Flottiglia MAS finché... la nonna non lo costrinse a tornare a casa. Anche questo suona molto veneziano. Ma non è ancora finita: nel 1944 rischiò di essere fucilato dalle SS, che lo credettero una spia sudafricana; ma riescì a raggiungere invece gli angloamericani e per tutto il 1945 fece loro da interprete, organizzando dopo la Liberazione spettacoli veneziani per gli Alleati. E fu nell'immediato dopoguerra che – con Alberto Ongaro e Mauro Faustinelli – diede vita alla rivista a fumetti “Albo Uragano”, che presto divenne “Asso di Picche” dal nome del protagonista, un eroe mascherato vestito di giallo. La serie riscosse successo soprattutto in Argentina, e gli amici del “Gruppo di Venezia” vi si trasferirono: Pratt aveva 22 anni e rimase a Buenos Aires per tredici anni; qui iniziò a formarsi per quel che fu fino alla fine dei suoi giorni: un disegnatore di sogni e di emozioni.

Corto Maltese arrivò però più tardi, nel 1967, dopo un turbinoso giro tra Londra, gli Stati Uniti, il Sudamerica e l'Italia: la prima avventura del marinaio con l'orecchino, “Una ballata del mare salato”, comparve sul numero uno di “Sgt. Kirk”, una rivista fondata in collaborazione con l'editore genovese Florenzo Ivaldi. Nelle storie di Corto Maltese e in tutte le altre Pratt riversò le mille letture d'avventura della sua giovinezza: Conrad, Salgari, Melville, Stevenson, Dumas, Cooper, De Vere Stacpole; vi compaiono le guerre, le uniformi, i deserti, le donne, la massoneria (Hugo Pratt non aveva mai nascosto la sua aderenza al movimento), ogni cosa egli avesse incontrato e conosciuto. Sono opere colte e popolari a un tempo. Venezia sarà spesso evocata, oppure diverrà la protagonista di grandi storie divenute oramai dei classici, come “Corte Sconta detta Arcana” (in cui compare anche il nonno materno Eugenio), oppure “Favola di Venezia (Sirat Al-Bunduqiyyah)” o il meno conosciuto “L'angelo della finestra d'Oriente”.

Pratt nel frattempo era tornato a Venezia. Al suo fianco nella realizzazione dei lavori vi furono gli autori veneziani Lele Vianello e Guido Fuga, che ne condivisero la vita lagunare – costellata di viaggi in mezzo mondo – fino al 1984, quando Pratt decise di stabilirsi in Svizzera (senza rinunciare ai pranzi di pesce nella “sua” Malamocco). Morì a Losanna, per un tumore, undici anni più tardi, il 20 agosto 1995.
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Lunedì 13 Novembre 2017, 15:30






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