Camorra infiltrata in Veneto, Blitz all'alba: 50 arresti per mafia

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Camorra: 50 arresti nel blitz Eraclea, sindaco in manette
VENEZIA - Colpo alla camorra infiltrata in Veneto. La Guardia di Finanza e la Polizia, coordinate dalla Dda di Venezia, stanno eseguendo 50 misure cautelari (47 in carcere, 3 ai domiciliari) e 9 provvedimenti di obbligo di dimora e di altro tipo come il divieto si svolgere la professione di avvocato. Sequestrati beni per 10 milioni. Una batosta per le organizzazioni mafiose, ma anche un campanello d'allarme, come sottolinea il procuratore capo di Venezia Bruno Cherchi, che parla di «criminalità strutturata e penetrata nei settori economico e bancario» (LEGGI).

Gli arresti sono scattati all'alba tra le 4 e le 5 a Venezia, Casal di Principe, in provincia di Caserta, e in altre località del veneziano. I destinatari del provvedimento sono accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo mafioso e altri gravi reati. Tra gli arrestati il sindaco di Eraclea,  Mirco Mestre. Coinvolti a vario titolo almeno un avvocato e dei commercialisti. In carcere anche Denis Poles, direttore di banca a Jesolo: consentiva ai malavitosi, come già faceva il suo predecessore, di operare sui conti societari senza averne titolo, concordando l'impiego di prestanome e omettendo sistematicamente di segnalare le operazioni sospette.

Coinvolto anche un appartenente alla Polizia di Stato, Moreno Pasqual, accusato di aver fornito informazioni riservate agli uomini del clan relative ad indagini nei loro confronti, entrando illecitamente nelle banche dati della Polizia. Pasqual è accusato anche di aver garantito protezione e supporto dopo i controlli di altre forze di polizia. 

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L'INDAGINE E' stata condotta dal Gico del nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Trieste e dalla squadra mobile di Venezia. Dalle prime ore dell'alba sono impegnati per eseguire le misure cautelari oltre 300 uomini dello Scico della Gdf, dello Sco della Polizia e del nucleo di polizia economico-finanziaria di Venezia. I dati salienti dell'intervento saranno comunicati dal Procuratore Nazionale Antimafia Federico Cafiero de Raho e dal Procuratore Distrettuale di Venezia Bruno Cherchi in un incontro con la stampa alle ore 11,30. 
A coordinare l'inchiesta è il sostituto procuratore veneziano Roberto Terzo, mentre l'ordinanza con i provvedimenti restrittivi - oltre 1.100 pagine - è stata emessa dal gip Marta Paccagnella.  Le indagini coordinate dal dottor Terzo sono durate anni.

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VENETO ORIENTALE Tra i filoni d'indagine anche l'ipotesi di rapporti con la politica e il voto di scambio, in particolare in rapporto con il clan dei Casalesi. Tutto ruoterebbe attorno al mondo dell'edilizia legato alle costruzioni lungo la costa adriatica veneziana, da San Donà di Piave a Bibione, Caorle e oltre. Decine di estorsioni per riscuotere crediti, truffe all’erario, armi. Secondo l'accusa, la Camorra si era infiltrata nel Veneto Orientale facendo affari e perfino garantendo i voti necessari all’elezione di un sindaco, quello di Eraclea.

IL PARTICOLARE  PIU' INQUIETANTE. A commissionare le estorsioni, per recuperare crediti, erano imprenditori e semplici cittadini, di quelli che si proclamano perbene, ma che non hanno avuto scrupoli nel rivolgersi alla malavita, invece che alle forze dell’ordine o alla magistratura, consentendo agli esponenti della Camorra, trasferitisi in Veneto, di radicarsi e rafforzare il loro potere, basato su violenza e intimidazione.


ERACLEA SOTTO CHOC Nomi eccellenti fra i cinquanta arresti per le infiltrazioni camorristiche nel Veneto Orientale. In manette è finito anche il sindaco Mirko Mestre, avvocato, mentre risulterebbe indagato il suo vice, Graziano Teso. Dall’alba di questa mattina due auto, uno della Finanza e una della Polizia sono davanti all’ingresso del municipio, nella piazza con il mercato in corso gente attonita e incredula. “E’ una brava persona” non ci posso credere dicono fra le bancarelle e nei bar (LEGGI).

PUNTO SNAI
Al centro della mega operazione coordinata dalla Procura antimafia di Venezia,  e condotta dal Gico di Trieste e dalla Squadra mobile lagunare, quello che viene considerato il referente locale del clan dei casalesi, Luciano Donadio, 53 anni, sorpreso nel cuore della notte nella sua abitazione a poca distanza dalla centralissima piazza Garibaldi. Arrestato anche il suo primogenito, Adriano Donadio, titolare del Punto scommesse Snai, che affaccia sempre su piazza Garibaldi, locale che è stato sequestrato.

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I NOMI DEGLI ARRESTATI

Capi indiscussi nel veneziano erano Luciano Donadio e Raffaele Buonanno, nato in Campania ma già nel veneziano negli anni '90. Con loro un gruppo proveniente da Casal di Principe (Caserta) come Antonio Puoti, Antonio Pacifico, Antonio Basile, Giuseppe Puoti e Nunzio Confuorto che hanno, nel tempo assoldato persone campane e veneziane come Girolamo Arena, Raffaele Celardo e Christian Sgnaolin. Tra gli arrestati dal blitz dell'operazione il sindaco di Eraclea Mirco Mestre, per voto di scambio, Denis Polese, direttore di banca a Jesolo (Venezia) e il suo predecessore - indagato in stato di libertà - che garantivano conti societari, e infine Moreno Pasqual, poliziotto accusato di passare informazioni ai malavitosi. Tra gli arrestati anche una vittima del trader Fabio Gaiatto, si tratta di Samuele Faè, di Caorle.

IL GRAZIE DEL GOVERNATORE
Il governatore Luca Zaia è il primo a ringraziare le forze dell'ordine: 
«In attesa che vengano resi noti i dati salienti - ha detto - mi sento di ringraziare a nome di tutta la gente per bene il Procuratore nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho e il Procuratore distrettuale di Venezia Bruno Cherchi per un successo nella lotta alla criminalità organizzata che contribuisce a portare sui nostri territori sicurezza, ordine e legalità.  Credo di interpretare il sentimento dei veneti».
 
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Martedì 19 Febbraio 2019, 07:39






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5 di 97 commenti presenti
2019-02-21 11:40:59
Basta guardarci attorno per vedere "cose nostre " e "stranezze" nella nostra regione. Penso malignamente che molti sanno e tacciono (sopratutto in alto…. ). Per i cittadini , pregasi sostituire gli occhiali mettendo lenti in vetro al posto delle fette di salame.
2019-02-21 07:05:00
“Capo, amico!”. Ormai è qualche anno. Siamo sempre più abituati a vedere davanti ai supermercati dove facciamo la spesa tutti i giorni degli stranieri, soprattutto africani, che ci chiedono l’elemosina. Prendono servizio alle 8,30 e smontano nel pomeriggio, a orario variabile. Non sono sempre gli stessi, ogni tanto cambiano. È un’invasione silenziosa, benevola, si mettono a disposizione con gli anziani, caricano la spesa in macchina, riportano il carrello. Sono sempre gentili e raccontano la solita storia, ti fanno vedere i documenti di soggiorno e dicono che stanno in regola. Chi è il meschino che non gli dà almeno 50 centesimi o un euro? In una giornata accattonano anche cento euro. Esentasse. Pochi hanno notato che i rom, che prima facevano questo mestiere, sono stati di fatto esautorati. E anche qualche italiano che ha provato a chiedere l’elemosina di fronte a uno dei 57mila punti vendita in Italia, è stato bruscamente allontanato, anche con minacce pesanti, secondo le testimonianze raccolte. Addirittura un africano, dopo aver cacciato un disoccupato italiano, a Taranto, ha intimato al direttore della struttura di cacciare tutti fuorché loro, altrimenti avrebbero fatto sapere di essere stati vittima di un atto di razzismo. Questa gente riesce anche a sfruttare la nostra idiozia. Chiediamoci alcune cose. I documenti di soggiorno gli sono stati dati per fare accattonaggio e vagabondaggio sul territorio italiano? In secondo luogo, le piazzole antistanti i supermercati di chi sono? I direttori dei supermercati danno loro l’autorizzazione per chiedere l’elemosina? Perché la sera i cassieri acconsentono a cambiare gli spiccioli in banconote fruscianti? Questi stranieri si sa da dove vengono, dove dormono, e dove vanno la sera? Inoltre c’è da considerare che si trovano non solo davanti alle grandi distribuzioni ma anche davanti ai bar-tabacchi, pasticcerie, rosticcerie, etc. di una certa importanza e comunque in tutti i centri commerciali. Davanti a ogni supermarket c’è un africano, ovunque, ormai fanno parte dell’arredo urbano, non ce ne accorgiamo nemmeno. Le cifre sono da capogiro: decine di migliaia di stranieri, molti dei quali certamente clandestini, che rastrellano 50/100 euro per uno, con un introito netto che va dai 50 ai 100mila euro al giorno. Al giorno. Un giro d’affari spaventoso.Probabilmente la mafia nigeriana dietro a questo ennesimo racket. Difficile pensare che dietro a questo ennesimo business regalatoci dai governi di sinistra, dalle ong, dalle organizzazioni caritatevoli e dal Vaticano, non si sia dietro un vero e proprio racket. Una mafia a cui questi sfortunati africani ogni sera consegnano il 90 per cento degli introiti, o per estorsione pura o per ripagare il prezzo del viaggio dalla Libia in Italia. Ogni centesimo che diamo loro rafforziamo la mafia nigeriana, che verosimilmente è dietro a questo gigantesco affare, ma non ci poniamo il problema del danno che fanno all’Italia e agli italiani. Molte volte, inoltre, si sono verificate risse furibonde tra stranieri per la conquista della piazza, anche se da tempo non se ne verificano più, segno evidente che la situazione è stata normalizzata da un’organizzazione superiore. Alcuni politici,m soprattutto di Fratelli d’Italia, hanno presentato interrogazioni su questo preoccupante quanto sotterraneo fenomeno, ma la cosa non è andata oltre. Le forze dell’ordine non intervengono più di tanto, perché per ogni africano allontanato un altro prende il suo posto e poi le contravvenzioni, a chi farle? a chi recapitarle? dato che molti sono senza fissa dimora. Questo racket di stranieri, come si è detto con tutta probabilità nigeriani, tolgono risorse ai veri poveri e alimentano il traffico e gli affari della montante mafia nigeriana. L’intervento deve essere organico e deve venire dall’alto, altrimenti non se ne esce. Non ci risultano inchieste della magistratura in corso, a parte una della procura di Milano chiamata Baseball cup, che non sappiamo comunque se sia andata avanti. La soluzione sarebbe quella di allontanare tutti questuanti dalla proprietà, anche esterna, dei supermercati, ma è chiaro che le direzioni degli esercizi non possono essere lasciate da sole in una battaglia che potrebbe essere pericolosa, lo Stato si deve schierare decisamente. Anche perché non siamo di fronte a una guerra tra poveri, ma a un vero e proprio affare, pari alla prostituzione o al traffico di droga, che sta danneggiando gravemente le fasce più deboli della popolazione, nel disinteresse della gente, che anzi, spesso, alimenta inconsapevolmente questo racket con i suoi 50 centesimi al “povero africano” coi quali si scarica la coscienza, ignorando che il poveretto è l’ultimo anello di una catena di criminalità che sta silenziosamente ma sistematicamente invadendo il nostro disgraziato Paese. Di tasse obbligatorie ne abbiamo sin troppe, non abbiamo bisogno di un’altra tassa obbligatoria da versare quando entriamo e usciamo da un bar o da un supermercato. Ci aspettiamo che qualche politico o qualche magistrato di buona volontà di decida ad aprire un’inchiesta seria su un fenomeno che probabilmente è più vasto e radicato di quello che sembra. La Dia ha dinostrato l’esistenza della mafia nigeriana. Ora ci dobbiamo dare da fare per sgominarla. Ci bastano e avanzano le mafie di casa nostra.
2019-02-20 21:33:33
veneti itaglianizzati, mi fatte schifo!!!!!!!!!!!!!!!!!!! I camorristi sono dei gentiluomini al vostro confronto. Snip!!!!!!!!!!!!!!
2019-02-20 19:01:05
Passaporto e fedina penale per venire in Nord Italia !
2019-02-20 12:45:25
Penso che tanti abitanti di Eraclea ,Jesolo e,sopratutto,di San Donà, che ieri strepitavano che non potevano credere nè alla mafia nel Veneto nè al fatto che loro amici e parenti fossero in galera per camorra dovranno ricredersi e rivalutare le loro amicizie. Ed è solo l'inizio. Nuovi nomi in arrivo sia di San Donà che di Jesolo per domani.