Giuseppe, 70 anni, il collezionista di armi col fucile di Garibaldi

Giuseppe, 70 anni, il collezionista di armi col fucile di Garibaldi

di Paola Treppo

CAMINO AL TAGLIAMENTO (Udine) - Potrebbe godersi tranquillamente, in relax, la sua pensione, Giuseppe Zamparini. Perché dopo una vita di lavoro, a 70 anni di età, se l’è meritata tutta. Invece è più attivo di prima, e ha più progetti di quand’era ragazzo.

Collezione di armi e reperti storici
Nato a Pieve di Rosa, un piccolo borgo dell’altrettanto piccolo paese di Camino al Tagliamento, nel tranquillo Medio Friuli, Bepi è impegnato in tutte le stagioni dell'anno, che piova, nevichi o si soffochi per l'afa, nell’arricchimento della sua mega collezione di armi e reperti storici.

Capannone museo e giardino expo
Ha trasformato un enorme capannone che sorge vicino alla sua casa di residenza, al limitare del primo argine del Tagliamento, in un vero e proprio museo privato. Non è un’esposizione qualunque, la sua. Non ci sono solo divise, libri, baionette, mitragliatrici, riviste e documenti, ma anche grandi torrette, quelle che ha letteralmente "strappato" alla distruzione.

Il caveau
Giuseppe non espone tutto quello che ha raccolto nel suo enorme magazzino in giardino, in questa dimora singolarissima che si individua subito, per chi arriva a Pieve di Rosa, perché parte del tetto l'ha dipinto con i colori della bandiera italiana. Ha anche un caveau, in abitazione.

Il fucile di Garibaldi
Qui ci deposita gli oggetti che ritiene più preziosi sotto il profilo storico, o armi che è bene siano blindate nel senso stresso del termine. Tra questa c'è un pezzo che ha fatto la storia d'Italia, il fucile usato da Giuseppe Garibaldi, con tanto di incisione e di autentica. Si tratta di uno dei fucili di Garibaldi, perfettamente conservato, nella sua custodia. Non ha prezzo e non è di Bepi. Glielo ha affidato un appassionato di Milano che preferisce tenerlo lontano dalla metropoli, per motivi di sicurezza. Zamparini, con tutte le cure e le accortezze, ce lo mostra. E gli brillano gli occhi, anche perché, come dice lui, «è un fucile che non sparerà mai un colpo».

Ha salvato le torrette dalla fusione
Nello smantellamento selvaggio che è seguito all'accordo di Schengen, nel corso degli ultimi anni, delle opere di difesa che puntellano, molto spesso nascoste, le aree strategiche del Friuli Venezia Giulia, ha salvato dalla fusione le maxi torrette in metallo.

Spende tutti i suoi soldi in compere "storiche"
Pezzi di storia che in parte sono spariti, ceduti come rottame, senza tener conto del loro valore storico, unico. «La vede quella? L’ho comprata per 15mila euro». Sì, perché Giuseppe spende gran parte dei suoi soldi nell’acquisto, anche via internet, di pezzi che gli mancano: un cappello per una divisa, in modo tale da completare il “manichino”, e una miriade di altri oggetti che coprono un arco temporale dal Risorgimento alla Seconda Guerra Mondiale.

Tutto sotto chiave
Per entrare nel suo museo basta chiamarlo al telefono; c’è sempre, a meno che non si in frasca con gli amici per un bicchiere di vino. Non si paga, per curiosare tra le sue ricchissime bacheche, e per far due passi nel giardino, anche quello trasformato in esposizione all’aperto. Tutto è recintato, tutto è allarmato. Tutto è sotto chiave.

Tutto dichiarato
«Questi oggetti, che possono anche essere pericolosi, vanno tenuti sotto chiave. Non si può essere superficiali. Ogni cosa che conservo e che espongo è stata dichiarata, come prevede la legge, alle forze dell’ordine che, a dire la verità, spesso mi vengono a chiedere anche dei pareri, sul funzionamento di alcune armi. Non sono uno specialista ma, negli anni, ho imparato tantissimo».

Consulente in tribunale 
Zamparini è stato chiamato, non a caso, anche in tribunale, quale consulente di parte in processi in cui, in qualche modo, c’era da capire come poteva essere stato fatto deflagrare dell’esplosivo. «Prima di andare in pensione ho lavorato per tanti anni alla Mangiarotti, che non è la Mangiarotti di oggi, che si occupa della realizzazione di elementi per le centrali nucleari di tutto il mondo, con la sua sede principale a Monfalcone. Era la Mangiarotti nata a Codroipo che si occupava di disattivare spolette e “scaricare” l’esplosivo dalle bombe, dopo la guerra. È lì che è nata la mia passione per questo settore».

«Odio la guerra, non ho mai sparato»
«Odio la guerra e non ho mai sparato; sono un pacifista che ama conservare le memorie di chi ci ha preceduto, in tempi difficilissimi dove era necessario uccidere per restare vivi. Non sono un folle e raccomando sempre agli appassionati “fai da te” di ordigni bellici di non avventurarsi nell’estrazione della polvere da sparo o dell’esplosivo; purtroppo di queste persone ce ne sono ancora tante. Non va bene, ad esempio, tenere in casa proietti, abitudine dura a morire in Friuli, dove c’è chi va a caccia di residuati sui monti e poi li deposita in cantina».

Niente ferie, sempre al lavoro
Zamparini gira per mercatini, compra, raccoglie, cataloga, fa visite guidate. Ha di tutto. «In ferie? Non ci vado mai. Chi ha tempo? E chi ha soldi per le vacanze? Il denaro preferisco spenderlo in altro modo. Vede quelle? Sono due enormi mine marine che, tra l’altro, sono state anche “protagoniste” di un film. Si possono osservare da vicino, nel mio museo privato. Adesso c’è poco spazio: devo ampliare la zona esterna, sennò non mi sta più nulla».

Lo aiuta il figlio
A dargli una mano c’è il figlio, Roberto che di professione fa il cuoco ma che anche lui è un grande appassionato del settore: «Lui è più giovane e si occupa della parte internet, che non è per me molto congeniale: guarda quello che viene messo in vendita online e, se ci piace e ci manca in collezione, si fa l’acquisto. Sono oggetti che non costano poco».

La ex fabbrica di esplosivi 
Tra le chicche, custodite in un armadio, ci sono le schede dei lavoratori della ex Mangiarotti di Codroipo, in perfetto stato di conservazione: «Sarebbe da farci un catalogo, tanto sono curiose. Sono i “libretti personali” degli uomini e delle donne che operavano alle dipendenze di quell’azienda dove anche il più piccolo errore poteva causare una catastrofe, trattandosi di esplosivo. Questo materiale, insieme a molte foto storiche, mi è stato donato dalla Mangiarotti. Con loro avevo stretto un forte legame di amicizia; sapevano che avrei conservato con cura ogni memoria di quella fabbrica. E così ho fatto».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Martedì 7 Agosto 2018, 09:40






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