Sabato 20 Ottobre 2018, 15:23

Bimba muta, la denuncia della mamma: «Parcheggiata in classe»

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Bimba muta, la denuncia della  mamma: «Parcheggiata in classe»

di Mauro Favaro

PAESE - «Mia figlia Lisa non parla. Comunica attraverso la lingua dei segni. Fino a qualche giorno fa a scuola poteva contare su un addetto all'assistenza che conosceva la Lis. Ma da lunedì non c'è più nessuno. L'Usl al momento non riesce a trovare un sostituto. Per questo mi sono proposta per andare io stessa, nel frattempo, a farle da interprete in classe. Così almeno garantiamo l'istruzione alla bambina, invece di lasciarla semplicemente parcheggiata tra i banchi. Ma la scuola e l'ufficio scolastico di Treviso mi hanno detto che non è possibile. Perché sono la madre». Raffaella Buziol, mamma di Lisa, bambina di 10 anni e mezzo che frequenta la quarta elementare alle Pravato, ancora non ci crede di essersi vista chiudere la porta in faccia. La piccola ha la disprassia, un disturbo della coordinazione motoria che causa il blocco dei muscoli facciali. La sua bocca non riesce ad articolare i suoni. Vede e sente, ma non riesce a parlare. Se non attraverso la Lingua dei segni. Ecco perché per la madre è fondamentale che al suo fianco ci sia qualcuno che la maneggi agevolmente. Ed è qui che nasce il problema. 
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5 di 9 commenti presenti
2018-10-22 21:00:01
STARE FUORI. Sento l’inadeguatezza di tutto ciò che dico, sotto l’irrequietezza di tutti i vostri occhi che avverto addosso e che io non posso. Non posso farcela da solo con questo vuoto che mi avete fatto intorno ché invece di accogliermi, mi avete rifiutato. Perché la mia testa non è omologata. Perché non parlo la vostra stessa lingua. Perché sono una donna che vive sui cartoni. Perché sono un uomo con la minigonna. Perché sono un bambino che viene da lontano. Avete diviso il mondo in dentro e fuori e voi siete rimasti dentro e poi mi avete messo fuori. Fuori, come quando piove e non c’è un riparo. Fuori, come quando si gela e non c’è una casa. Fuori, come quando hai bisogno e non c’è una mano. Fuori, come un bidone della spazzatura. Fuori, come quando provi a bussare e senti le voci dentro, ma non senti i passi di chi viene alla porta. Io non sorrido più e non parlo più, ché le vostre parole, sono proiettili che uccidono e ché i vostri occhi sono solo pronti a condannare e mai a posarsi e cercare di capire. Ma se solo voi abbassaste, anche poco, quel vostro sguardo e ascoltaste quello che ho da dirvi, potrei recuperare un po’ di sicurezza e così farvi conoscere tutti i colori di questa pazza vita, tutti i suoni della mia lingua madre, tutto quello che vedo da qui sotto, tutto il dolore che mi avete procurato e tutti i giochi che facevo al mio paese. Scoprireste che sono solo quello che vi manca, la distanza da colmare per conoscere il mondo e capirne tutta la bellezza.
2018-10-22 20:11:27
STARE FUORI. Sento l’inadeguatezza di tutto ciò che dico, sotto l’irrequietezza di tutti i vostri occhi che avverto addosso e che io non posso. Non posso farcela da solo con questo vuoto che mi avete fatto intorno ché invece di accogliermi, mi avete rifiutato. Perché la mia testa non è omologata. Perché non parlo la vostra stessa lingua. Perché sono una donna che vive sui cartoni. Perché sono un uomo con la minigonna. Perché sono un bambino che viene da lontano. Avete diviso il mondo in dentro e fuori e voi siete rimasti dentro e poi mi avete messo fuori. Fuori, come quando piove e non c’è un riparo. Fuori, come quando si gela e non c’è una casa. Fuori, come quando hai bisogno e non c’è una mano. Fuori, come un bidone della spazzatura. Fuori, come quando provi a bussare e senti le voci dentro, ma non senti i passi di chi viene alla porta. Io non sorrido più e non parlo più, ché le vostre parole, sono proiettili che uccidono e ché i vostri occhi sono solo pronti a condannare e mai a posarsi e cercare di capire. Ma se solo voi abbassaste, anche poco, quel vostro sguardo e ascoltaste quello che ho da dirvi, potrei recuperare un po’ di sicurezza e così farvi conoscere tutti i colori di questa pazza vita, tutti i suoni della mia lingua madre, tutto quello che vedo da qui sotto, tutto il dolore che mi avete procurato e tutti i giochi che facevo al mio paese. Scoprireste che sono solo quello che vi manca, la distanza da colmare per conoscere il mondo e capirne tutta la bellezza.
2018-10-20 19:18:21
Dico una stupidaggine, volevo usare un'altra parola ... Se se vuole la soluzione si trova, se non l'hanno trovata vuol dire che manca la volontà e questo è criminale. Da papà un abbraccio a questa coraggiosa mamma e alla sua pupa.
2018-10-20 18:30:48
Purtroppo siamo in italia. La i minuscola perché in fatto di gestire queste persone siamo gli ultimi del quarto mondo, e ancora ci s'interroga su come dove e perché. L'ignoranza non è dei bambini che conoscono poco della vita e del mondo, ma degli adulti, di chi guida e governa, che si credono esseri superiori perché hanno tutti i 5 sensi che funzionano, ma il sesto senso ha delle lacune impressionanti ed è il "buonsenso".
2018-10-20 17:06:42
Si potrebbe ipotizzare un permesso momentaneo per la madre, considerata la difficoltà a reperire personale qualificato. Almeno nella scuola bisognerebbe avere quell'elasticità necessaria a sopperire alla mancanza di personale qualificato superando anche giuste perplessità dal punto di vista didattico in merito alla presenza di un genitore con l'allieva,sopra a tutto dovrebbe prevalere l'interesse della bambina e fare in modo che possa partecipare in modo attivo alle lezioni.