Sonia, la sposa trevigiana dell'Isis: «Amano il sangue, voglio tornare»

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Sonia, la sposa trevigiana dell'Isis  «Amano il sangue, voglio tornare»

di Alberto Beltrame

TREVISO - «Pentita di esser partita per la Siria?». Passa qualche secondo prima della risposta, ma non batte ciglio mentre guarda la telecamere del Tg1: «Sì, ovvio». Sonia Khediri, con il volto coperto dal niqab, parla per la prima volta, ai microfoni della Rai, da un campo profughi in Siria. È rinchiusa qui assieme ad altre cento donne di origini arabe partite dalla Russia, dalla Francia e dalla Germania per aderire al Califfato. Stavano cercando di scappare. Sono le spose dell'Isis. Anzi, di più. Sonia, 21 anni, sarebbe stata addirittura moglie di Abu Hamza, emiro tunisino e numero due di Daesh, dal quale avrebbe avuto due figlie. Lei però nega. Ha in braccio un bambino mentre parla tradendo un'inflessione inconfondibilmente veneta e trevigiana nonostante siano passati quasi tre anni da quando ha abbandonato tutto e tutti a Onè di Fonte, dov'è cresciuta e dove si è diplomata come perito turistico.
 
 
VOGLIA DI FUGGIRE
«Daesh ama uccidere la gente, ama il sangue, ammazzano le persone senza motivo» racconta la 21enne fuggita di casa a 18 anni, nell'agosto del 2014, più per amore che per abbracciare l'integralismo islamico. O almeno così sembra sentendola ora, quando ogni sogno di una vita migliore e diversa sembra essere svanito. Conobbe un predicatore durante un viaggio in Tunisia, si lasciò convincere ad unirsi al Califfato e dopo mesi di contatti su internet fuggì in Siria per sposarlo, scoprendo al suo arrivo che era stato ucciso. Al suo posto, secondo quanto emerso sarebbe stata costretta a sposare Abu Hamza, di circa vent'anni più grande di lei. La Procura di Venezia, definendola di fatto un foreign figher e considerandola pericolosa, chiese il suo arresto in due diverse occasione. E in due occasioni il gip negò l'ordinanza di custodia cautelare. Difficile dire se la 21enne abbia abbracciato o mento le tesi integraliste di Daesh, ma ai microfoni del Tg1 dice chiaramente di aver tentato di tornare in Italia, senza però riuscirvi. «Mi ero messa in contatto con mio padre - dice -: mi disse che se fossi riuscita ad arrivare in Turchia mi avrebbe aiutato a venire a casa». «Non so nulla di lei, so solo che si è sposata con un tunisino in Turchia» ha sempre detto Lofti Khediri che invece, stando alla parole della figlia, ben sapeva a quale destino fosse andata incontro.

L'ORRORE
In Siria Sonia ha visto l'orrore. Ha vissuto a Raqqa, capitale dello Stato Islamico fino alla sua liberazione, dal 2015. Poi ha cercato riparo al seguito delle truppe jihadiste finché non è stata catturata. «Prendevano le gente dalle prigioni e la uccidevano - racconta cercando conforto e comprensione nello sguardo della giornalista Rai -, anche senza motivo. Ho sentito di teste mozzate attaccate ai pali della luce e una volta ho visto un cadavere appeso al mercato: quando viene ucciso qualcuno, il suo corpo viene esposto per tre giorni davanti a tutti». Da quell'inferno Sonia, il cui percorso di radicalizzazione appare del tutto simile a quello dell'altra foreign fighter partita dal Veneto, la 21enne di Azergrande Meriem Rehaily, avrebbe dunque cercato di scappare. Senza riuscirci.
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Mercoledì 13 Giugno 2018, 08:50






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5 di 76 commenti presenti
2018-06-14 17:45:21
adesso restaci e goditi il tuo isis i mussulmani e company
2018-06-14 14:46:54
Per fortuna adesso c'è Salvini al Governo. Se ci fosse ancora Gentiloni e la Boldrini, sarebbero ben lieti di accoglierla a braccia aperte. Lasciamola dove sta e che si arrangi, qui non la vogliamo.
2018-06-14 12:10:02
Dubbio....non e'che voglia di tornare in Italia con il suo "pentimento" non sia solo per raggiungere "L'OBBIETTIVO" fissato dai suoi capi? Visto che adesso con il governo che abbiamo, avranno qualche problemino in piu' per ottenere quello che vogliono,qualche perplessita'' io ce l'ho su questo pentimento,oltretutto mediale..
2018-06-14 13:07:15
Dubbio più che legittimo, al punto che le operazioni di recupero di questi soggetti sono spesso ostacolate dal suo stesso dubbio. Non è semplicissimo come procedimento. Spesso a calcare la mano e a rendere mediatico tutto questo sono quelle organizzazioni che operano dietro le quinte. Sono onesta se dico che non operano tutte (o almeno non tutti al suo interno) in malafede: molti sono davvero convinti che ci sia qualcuno da salvare. Ciò non toglie che l'attenzione sia alta e i timori -fondatissimi- di agevolare gli infiltrati siano molto marcati. Chi appoggia indistintamente un rientro e un recupero non valuta una cosa importante a mio parere, ovvero la questione sicurezza, e non la valuta di proposito. Urlano tutti "al fascismo!al razzismo!" ma non vogliono prendere atto di come all'interno di quella realtà il Daesh è formalmente identico al nazismo se non peggiore e pretendono che andiamo a prenderci i loro kapò rimettendoci elementi nostri e inserendoli in un tessuto sociale con tutto il potenziale pericolo. Questo è: i comunisti in Italia per contrastare un fascismo inesistente vanno a prendersi i nazisti del Daesh.
2018-06-14 11:29:54
Ma che , sotto sotto, non si sia semplicemente stancata di montone grasso fritto con cipolle ed aglio, tutti i giorni? a giudicare dagli aromi di cucina sprigionati da appartamenti del vicinato ( oggi poi dovrebbe essere la fine del periodo di Ramadan..allora scatenamento di chef)ed elargiti dal venticello a tutti quanti, volenti o nolenti, ne avrebbe piena giustificazione..ma che se li cucchi forever, sognando e rimpiangendo la tradizione Italiana!