Sabato 17 Novembre 2018, 15:26

Un astrofisico «veneto-veneto» alla guida dell'Agenzia Spaziale: «Lo farò gratis»

PER APPROFONDIRE: agenzia spaziale, piero benvenuti
Piero Benvenuti

di Adriano Favaro ​

È uno che si dice orgoglioso di essere «veneto-veneto di Conegliano», che non ha alcun timore di dialogare dell'esistenza di Dio e dei risultati della scienza, che ha alle spalle ruoli di primissimo piano nel settore astrofico italiano e internazionale ma che si interessa anche di malattie rare e ama la montagna. È uno degli uomini di punta della ricerca italiana e della scuola padovana di fisica e astrofisica. Da ieri, Piero Benvenuti - nato il 16 febbraio 1948, docente in pensione di astrofisica...
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5 di 8 commenti presenti
2018-11-19 13:29:14
Claudio Pros, le sue presunte “correzioni” contengono svariate imprecisioni, lacunosità e fallacie argomentative. 1) Il Doge era una carica elettiva che incarnava il supremo magistrato nell’ordinamento della Repubblica. Il termine stesso fa riferimento al “dux” dell’Impero Romano, ovvero un comandante di truppe nominato dall’autorità imperiale. Il termine Dogado indica una delle tre grandi aree amministrative in cui si divideva la Repubblica e corrispondeva al territorio metropolitano della capitale, non era quindi un feudo di proprietà personale del Doge, né della sua famiglia o eredi. Lo stesso dicasi del Palazzo Dogale che era un edificio pubblico. Se si dovesse ragionare come fa lei allora il Presidente Mattarella sarebbe il legittimo proprietario del Palazzo del Quirinale e come tale potrebbe trasferire questo suo diritto ai suoi eredi. La Serenissima Repubblica Veneta era repubblica in quanto tale, e non solo nominalmente, perché il potere del Doge era fortemente limitato da quello degli altri organi collegiali che, a tutti gli effetti, gestivano e amministravano il potere dello Stato. Il fatto che la partecipazione a questi organi politici fosse subordinata al diritto ereditario ed esclusivo delle famiglie patrizie iscritte nel Libro d'Oro della nobiltà fa della Serenissima una repubblica aristocratica. Paragonarla alle repubbliche democratiche contemporanee non ha senso, così come non avrebbe senso chiedersi se la Repubblica di Platone o le Polis greche fossero democratiche in senso moderno. Sarebbe come criticare Newton per non aver tenuto conto delle teorie di Einstein: di fatti nessuno dubita che Newton fosse stato un fisico a prescindere da come si sia evoluta la fisica dopo di lui. 2) Esiste un quantità abnorme di prove bibliografiche, cartografiche e numismatiche a dimostrazione del termine “Repubblica Veneta”. Il materiale è reperibile presso biblioteche, Archivio di Stato, musei e anche su internet. Presso gli antichi confini della Repubblica permangono ancora numerosi cippi lapidei con l’iscrizione “Stato Veneto”: con questo termine si indicava l’estensione territoriale della Repubblica che, a livello amministrativo, era divisa in Dogado, Stato da Tera e Stato da Mar. La Serenissima Repubblica di Venezia (697-1797) era veneta perché fu fondata dai Veneti nell’ambito della Venetia Maritima, ovvero un territorio dell'Impero Romano d’Oriente inquadrato nell'Esarcato d'Italia e corrispondente alla fascia costiera della ben più estesa Venetia storica. Venetia è un topònimo che ha come minimo 2000 anni di vita ed è un nome comparso ben prima che fosse fondata la città lagunare. Il nome della città di Venezia in latino non è Venetia ma Venetiae, cioè un femminile sempre al plurale e quindi è il nome della forma confederativa che presero i 13 centri della cosiddetta Civitas Venetiarum, e che INSIEME hanno costituito il Ducatus Venetus, o Ducatus Venetiarum. 3) Pavan e venesian sono due varianti della lingua veneta che, nel suo complesso, è un sistema linguistico multistandard. Significa che, nel complesso, ci sono evidenti caratteristiche di omogeneità a livello morfologico e sintattico mentre, in corrispondenza dei cosiddetti nodi di varianza, emergono differenze fonetiche e lessicali che vanno a caratterizzare gli svariati standard locali della lingua veneta tra i quali, appunto, il pavan e il venesian. Galileo Galilei pubblicò il celebre saggio scientifico intitolato “Dialogo de Checo Ronchitti da Bruzene in Perpuosito de la stella Nuova” scritto in veneto pavan e gli studiosi sono concordi nell’accreditare come co-autore dell’opera il frate benedettino Girolamo Spinelli nativo di Vicenza. Tuttavia nulla ci vieta di ritenere che lo scienziato pisano dopo la sua permanenza a Padova, che egli definiì come “li diciotto anni migliori di tutta la mia età”, non avesse assorbito, magari parzialmente, l’idioma veneto. 4) Il termine euganeo/euganea è un’invenzione letteraria degli autori umanisti e non ha alcun riscontro storico e archelogico. Pertanto definire Galileo Galilei come “euganeo” non ha nessun senso. 5) Lo stesso Galilei, ritenuto il padre del moderno metodo scientifico, non si sarebbe mai permesso di imporre le sue teorie invitando gli altri a “mettersi il cuore in pace” con motivazioni di pura ideologia politica.
2018-11-18 22:49:44
Nelle righe da lei inviate ci sono errori che vanno corretti. SUL NOME “REPUBBLICA” PIUTTOSTO CHE DUCATO = 1) Quando mai ufficialmente il Ducato di Venetia, divenne “Repubblica”? Il Ducato di Venetia aveva un Doge (Duca) e risiedeva nel Palazzo ducale. "Repubblica" non lo fu mai, se non meramente nominalmente, e l’elenco dei dogabili veneziani è notoriamente quello del “Libro d’oro”. SUL NOMIGNOLO “VENETO” = 2) Mai e poi mai il Ducato di Venetia si chiamò “veneto”. L’attribuzione “venet-” aveva semmai il semplice significato di possedimenti territoriali colonizzati da Venezia in tutte e due le sponde dell’Adriatico (da Venetia → Venet-). Impossibile che i veneziani del Ducato dessero valore giuridico ai colonizzati piuttosto che ai veneziani stessi. Non è mai esistita una “Repubblica Veneta”, ma sempre e solo veneziana e ufficialmente, appunto, DUCATO DI VENETIA. SU GALILEI CHE SCRIVEVA IN PAVANO E NON IN VENEZIANO = 3) Non ho infine parlato del contratto che Galileo Galilei aveva con il Ducato di Venetia, ma bensì che Galileo Galileo risiedendo a Padova euganea si esprimeva in pavano e non in veneziano. Il pavano è anni-luce (in termini astronomici) lontano dal veneziano, questo è ben noto. Si legga il Ruzzante e lo scontro tra il registro pavano e il veneziano nonostante le trascrizioni testuali annacquate a Venezia. Poi, tutti sappiamo, il pavano (tra Cinquecento e Settecento) venne definitivamente soffocato e si impose un parlar venezianeggiante Nonostante tutto ciò resta saldo il fatto che Padova è sarà sempre EUGANEA, si metta il cuore in pace e Galileo Galilei (pisano di nascita) era euganei-euganeo di idioma pavano
2018-11-17 20:37:05
Auguri e buon lavoro a Piero Benvenuti..non facile ma--con l'aiuto di tutti, sara' possibile e benefico a TUTTA la societa': certamente ce n'e' estremo bisogno.
2018-11-17 20:27:35
La "scuola padovana" non ha proprio nulla di "veneto", Padova e la sua Università sono da sempre EUGANEE. I'm sorry for you… si metta i piedi a terra. Galileo Galilei, astronomo di fama, scriveva in pavano e non in veneziano. Tra il pavano e il veneziano ci sono intere Galassie di differenza…
2018-11-17 23:57:59
Claudio Pros, mi faccia un esempio di come si coniuga il verbo essere al passato remoto indicativo nella sua "lingua pavana". Tanto per capire le differenze con la variante veneziana della lingua veneta. E poi, giusto per per essere un pochino più precisi, Galileo arrivò a Padova nel 1592 dopo che le autorità della Repubblica Veneta emanarono il decreto di nomina, con un contratto prorogabile di quattro anni e con uno stipendio di 180 fiorini l'anno. E non erano "schei euganei".