Ospedale di Rovigo, il rischio declassamento è sempre più vicino

PER APPROFONDIRE: declassamento, ospedale, rovigo
Ospedale di Rovigo, il rischio declassamento è sempre più vicino

di Francesco Campi

ROVIGO - Ora il declassamento di Rovigo a livello ospedaliero rischia di essere messo nero su bianco nel nuovo Piano sociosanitario regionale che dovrà tratteggiare le linee guida della sanità nel prossimo quinquennio. A lanciare l'allarme è la Cgil, che punta il dito sull'annunciata riduzione del numero degli ospedali hub. Già nel precedente piano, infatti, che aveva puntato forte sulla deospedalizzazione, tagliando un gran numero di posti letto, si era concretizzata la divisione degli ospedali fra gli hub, cioè le strutture ospedaliere altamente specializzate individuate come punto di riferimento a livello di area vasta per il trattamento di patologie complesse, come nel piano precedente era l'ospedale di Rovigo, e gli spoke, ovvero i centri periferici con ruolo di valutazione e filtro della severità dei casi, con un ruolo di assistenza di quelli meno gravi, categoria nella quale erano stati ricompresi gli ospedali di Adria e Trecenta.

POPOLAZIONE SCARSA
La scelta, dopo ampio dibattito, era stata quella di realizzare sette hub, uno per provincia. Il decreto ministeriale 70 del 2015 individua come bacino consono per gli hub un milione di abitanti. E Rovigo, quindi, con meno di 250mila abitanti, rischia di essere tagliato. «Bisogna creare un patto territoriale condiviso a larga maggioranza, costruire una proposta credibile che tenti di salvaguardare i nostri servizi ed evitare che il Polesine diventi periferia di serie B», è l'invito che viene lanciato da Davide Benazzo, segretario della Fp Cgil di Rovigo, che spiega di aver partecipato alla presentazione di qualche giorno della bozza del nuovo piano sociosanitario fatta a Montecchio Precalcino dagli assessori regionali alla Sanità e al Sociale Luca Coletto e Manuela Lanzarin, insieme al direttore generale Domenico Mantoan...

 
 
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Mercoledì 16 Maggio 2018, 10:31






Condividi su Google+ Commenta
<< CHIUDI
CONDIVIDI LA NOTIZIA
Ospedale di Rovigo, il rischio declassamento è sempre più vicino
CONDIVIDI LA NOTIZIA
DIVENTA FAN
SEGUICI SU TWITTER
COMMENTA LA NOTIZIA
3 di 3 commenti presenti
2018-05-17 05:18:46
Sempre detto, zone depresse.....mah...ciao enrico..ciao.
2018-05-16 13:48:43
.... XKé NoN aveTe VisTo QueLLo di CAVARZERE...
2018-05-16 12:09:35
Al di la' dell'uso dei termini tecnici (hub e spoke) si fa riferimento alla capacita' di un ospedale di trattare praticamente qualsiasi patologia o meno. Gli hub in italiano sono i DEA (Dipartimenti di Emergenza e Accettazione) di II livello. Ovvero ospedali dotati di tutti i reparti specialistici, compresi centro ustioni, neurochirurgia, cardiochirurgia e terapia intensiva (possibilmente anche pediatrica e neonatale) che sarebbero al centro (hub) di una ruota i cui raggi (spoke) sono costituiti dagli altri ospedali. DEA di I livello (attrezzati ma non di tutto) ospedali solo con il Pronto Soccorso, punti di primo soccorso e cliniche varie. Ovviamente solo il DEA II e' un ospedale "vero": in tutti gli altri casi i pazienti piu' gravi e complessi devono esservi trasferiti. Si spera "in tempo". Il problema vero e' proprio questo. Se da un lato i DEA II devono avere un bacino d'utenza adeguato (il famoso milione di abitanti) ma la rete periferica e soprattutto il sistema di trasporto del 118 devono essere in grado di trattare e riconoscere il paziente critico, stabilizzandolo e trasportandolo nel centro dove ha le migliori possibilita' di sopravvivenza nel minor tempo possibile. I traumatologi hanno definito il concetto di "ora d'oro" per indicare quei primi 60 minuti dopo l'incidente in cui la situazione DEVE essere gestita al meglio con la presa in carico del paziente da parte di chi ha la competenza e i mezzi per trattarlo nel migliore dei modi. Ma cio' vale anche per infarti e ictus, al di la' dei traumi. Nel Veneto la situazione e' di gran lunga migliore che in gran parte del resto d'Italia. Le cronache del Gazzettino ci raccontano di interventi con l'elicottero (non solo rapidita' di trasporto, ma mezzo attrezzato e con anestesista a bordo) per situazioni sanitarie in cui nel resto d'italia a stento arriva un'ambulanza con i soli infermieri. Se e quando arriva. Quello che i cittadini devono chiedersi e' se la ristrutturazione portera' loro dei benefici (accentro "l'eccellenza", che ha bisogno di numeri e volumi di intervento per essere tale, per migliorarla ulteriormente) o taglio solo dei posti letto, differenziando i cittadini in piu' o meno "fortunati" in funzione di dove abitano (ovvero piu' o meno vicino a un DEA II) ?