Veneto Banca, Consob accusa Bankitalia: «Non segnalò i problemi»

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Veneto Banca, Consob accusa  Bankitalia: «Non segnalò i problemi»
Il confronto all'americana non c'è stato e non ci sarà. Ma ieri, nella Commissione d'inchiesta sulle banche, il duello a distanza tra il capo della Vigilanza di Bankitalia, Carmelo Barbagallo, e il direttore della Consob, Angelo Apponi, interrogati come testimoni, è durato sette ore. Accuse reciproche tra le due autorità. Gli atti finiranno ai pm. E la politica punta il dito contro il mancato funzionamento della vigilanza, con il segretario del Pd, Matteo Renzi, che ribadisce: «Chi ha sbagliato paghi».

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Il primo contrasto va in scena a 45 minuti dall'inizio della testimonianza di Apponi, quando i parlamentari si accorgono che la seduta è trasmessa sulla webtv della Camera e Barbagallo potrebbe seguire i lavori ricalibrando la sua versione. Scoppia il caos tra chi, come il deputato M5s Sibilia, ipotizza che questi venga sorvegliato dalla GdF, e chi chiede il sequestro del suo cellulare da parte del presidente Casini. Quest'ultimo propone invece di secretare il resto della testimonianza di Apponi, ma altri fanno notare che ormai il danno è fatto e così si aggiungerebbe solo disparità a disparità.

Su Veneto Banca, Consob accusa di aver ricevuto solo nel 2013 un rapporto Bankitalia, nel quale si descriveva una situazione non certo di crisi e di essersi mossa quindi da sola nel 2015, mentre su Popolare Vicenza non sarebbe arrivata alcuna comunicazione. Barbagallo replica che nella lettera inviata a fine 2013 alla Consob c'erano tutti gli elementi per far scattare i warning: evidentemente le difficoltà non sono state colte. Nel novembre 2013 Bankitalia aveva segnalato a Consob che il prezzo per l'aumento di Veneto Banca era «incoerente con il contesto economico» e che venivano considerate «negative performance reddituali dell'esercizio 2012». Quanto a Vicenza, Barbagallo, che all'epoca ricopriva un altro incarico, dà una «sua interpretazione». Il tema, spiega, non era oggetto del protocollo di collaborazione fra le due autorità e, soprattutto, il carente meccanismo di formazione del prezzo delle azioni, segnalato dall'ispezione nel 2001 e poi nel 2008, fu cambiato dopo le pressioni sul vertice della banca. In ogni caso «anche in ambito comitato tecnico, Consob poteva chiedere queste valutazioni». Barbagallo ha tuttavia ammesso che il sistema dei controlli e l'equilibrio delle competenze tra authority «può darsi che non sia adeguato» e probabilmente quanto è accaduto con le banche venete «impone una riflessione». Poi, sul collocamento dei bond al retail, conclude: «O lo proibiamo o non otteniamo risultati».
Il presidente della Commissione avrebbe evitato volentieri anche l'audizione testimoniale di Barbagallo e Apponi, ma la decisione è arrivata a larga maggioranza. Chi mente rischia di finire indagato. Gli atti, di certo, finiranno in procura. Ma intanto Casini boccia il confronto all'americana, pare su suggerimento del Quirinale, dove però le bocche restano cucite: dal silenzio si intuisce però che lo scontro in atto non contribuisce alla ordinata conclusione della legislatura auspicata dal Capo dello Stato. A fine giornata, Casini concluderà: «Possono ritenersi superate le criticità circa le possibili contraddizioni emerse nel corso dell'audizione del 2 novembre».

Il caso banche venete però potrebbe non andare in archivio. Al termine delle audizioni-testimonianze, l'ufficio di presidenza integrato ai capigruppo avrebbe esaminato la proposta di audire alcuni dei banchieri ed esponenti coinvolti, secretando i colloqui: Gianni Zonin, ex presidente BpVi, Vincenzo Consoli, ex ad di Veneto Banca, Giovanni Schiavon, ex presidente del tribunale di Treviso divenuto vicepresidente di Veneto Banca; Pietro D'Aguì, ex ad e azionista Bim. Su questa proposta il vertice della Commissione si sarebbe diviso: Casini, affiancato dal vicepresidente Renato Brunetta e da Bruno Tabacci si sarebbe schierato contro. L'altro vice, Mauro Marino, sostenuto da Enrico Zanetti e Carlo Sibilia a favore. Martedì 14 si apre il capitolo Mps.
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Giovedì 9 Novembre 2017, 12:32






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5 di 17 commenti presenti
2017-11-11 19:30:35
Chi ha sbagliato paghi! sta scritto, come se fosse una cosa semplice. Pagare in che modo? Con il danno di MILIARDI che è stato fatto. Banca d'Italia ha mandato le lettere? A cosa servono le lettere? Bisognava BLOCCARE la Banca. Farla CHIUDERE SUBITO!!!! E le pensioni? e i pagamenti? e i ritiri di contanti? E' un problema enorme. Nemmeno Banca d'Italia sa come fare!!!
2017-11-10 11:03:46
La o le Lettere sono state spedite o no? Non ci vuole 007 per capirlo,e si fa presto a controllare.Chi mente condanna per direttissima e proseguo delle operazioni commissione d'inchiesta. La giustizia italiana con leggi e leggine lo scoprirà fra qualche anno quando tutto sarà in prescrizione.Che disperazione!!!!
2017-11-10 13:40:41
Sono d'accordo con lei...e non si capisce perche' si prolunga tutta questo problema: gia' nel 2008, gli Stati Uniti hanno "salvato" delle istituzioni finanaziarie per ca 1 Trillione di dollari (pagati dall'economia REALE), ma all'estero vi erano rimasti e stimati ca 599 Trillioni di "cattivi debiti" -- molti in possesso di (tutte "brave") persone istituzioni italiane (come il MPS e le Banche Venete)....avete MAI visto che UN finanziere o politico paghi per le sue responsabilita' criminose? neppure un Verdini o un Mussari o un Boschi o uno Zonin, o un Galan....quella che si sta svolgendo ora qui e' solo l'ennesima battaglia tra potere politico, e finanziario (intanto i buoi sono scappati)...intanto paga sempre l'economia REALE = NOI.
2017-11-10 08:43:53
## Cominciano a volare i primi stracci tra Consob e Banca d'Italia. Sperare che Casini e la '' Commissione'' riescano o vogliano guardare bene tra gli stracci,e' come credere che i Lama Boliviani vivano in Lapponia.
2017-11-10 07:41:51
e un rimpallo di responsabilita'intanto ci sono tanti risparmiatori ripuliti dei loro risparmi e nessuno dico nessuno contesta questo sistema,dove basterebbe un grande sciopero generale ad oltranza per cacciare tutta la classe dirigente di questo paese.