L'odissea di una mamma: calunnie dal marito, 4 anni senza la figlia

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L'odissea di una mamma: calunnie dal marito, 4 anni senza la figlia
PORDENONE Un inferno lungo quattro anni che, per una mamma privata della possibilità di vedere la figlia, corrispondono a una vita intera. Quattro anni trascorsi a combattere contro le accuse infamanti dell'ex marito e un mondo che sembra alzarle davanti mura sempre più alte. E se per arrivare alla fine ha dovuto aspettare così a lungo, ora, nonostante sia stato dimostrato che quelle che le sono state vomitate addosso erano solo bugie, è costretta a fare i conti con ciò che il passato le ha lasciato: una pesante eredità che non ha potuto rifiutare e che ancora oggi le impedisce di vivere il rapporto madre-figlia quotidianamente e serenamente.

 A raccontare la vicenda è la protagonista (suo malgrado), che chiameremo Anna. Arriva in redazione accompagnata dal compagno, un professionista pordenonese dal quale ha avuto una figlia. Una bella donna, di quelle che se le vedi per strada non puoi non notarle anche se indossano una tuta da ginnastica. Ma è lo sguardo a tradire la sofferenza vissuta e anche la scelta delle parole, mentre cerca di spiegare quello che ha dovuto passare. Ogni frase sembra aspettare un cenno di assenso, come dire: Mi crede? È tutto vero, sa, per quanto assurdo. E via via che il canovaccio si stende, lo stupore lascia spazio alla rabbia e all'incredulità. Soprattutto per i tempi, lunghi, che hanno trasformato una storia in un'odissea e, per raccontarla, non basterebbe un libro.

Una mamma separata che improvvisamente si è trovata a doversi difendere dall'accusa di maltrattamenti nei confronti della figlia (botte con la cinghia e il cavo dell'aspirapolvere, schiaffi, assenza di cure necessarie); il suo ex compagno addirittura di abusi sessuali. Due persone dipinte dall'ex marito come mostri, alle quali si doveva assolutamente togliere la bambina che all'epoca aveva soltanto 7 anni per affidarla ai nonni paterni in provincia di Treviso che, si è scoperto poi, nel frattempo si erano trasferiti al sud, nella casa del figlio.

Ma sono ben altre le domande che Anna si pone, con un misto di rabbia e stupore. «Perchè ho dovuto aspettare quattro anni per la sentenza con un minore nel mezzo? Perchè nessuno ha ascoltato le maestre di mia figlia quando mi accusavano di mandarla a scuola malvestita e poco curata? Perchè la mia bimba è stata affidata ai nonni materni che di fatto hanno sempre vissuto con il mio ex marito? Perchè quando il tribunale di Pordenone, nel settembre 2012, ha disposto che mia figlia mi fosse immediatamente riconsegnata, quando con con il mio avvocato sono andata dai carabinieri di Avellino, non sono potuta tornare a casa con lei?».


 
 
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Lunedì 12 Marzo 2018, 11:56






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5 di 5 commenti presenti
2018-03-14 07:28:37
Ahhhh ma la signora qui aveva un marito di Bologna sud? Cosa si aspettava? Mogli, mariti, buoi dei paesi tuoi. Non le avevano spiegato prima?
2018-03-13 14:11:09
Da quello che leggo troverei opportuno che il CSM ci dia una occhiata a questo caso
2018-03-12 20:51:30
Un brindisi alla falsità camuffata da verità del marito! Più la fanno sporca e più si presentano come le vittime! Bravo! Tu si che sei un uomo! Il genere maschile è fiero di avere un rappresentante come te!
2018-03-12 12:04:59
Non posso esprimere giudizi non conoscendo la storia nei dettagli. Tuttavia con una sentenza di riaffido in mano senza poter essere eseguita mi chiedo: a cosa servono le sentenze emesse?? E così astrusa e complicata la giustizia italiana??
2018-03-12 13:33:11
Le leggi italiane sono scritte dagli avvocati per gli avvocati: piu' la pende e piu' la rende.