La lettera d'amore e di pace del soldato Angelo arriva cent'anni dopo

Trincee nelle Alpi Giulie nella Prima Guerra Mondiale

di Lorenzo Padovan

ARBA - Le parole del caporale Angelo Costantin sono state lette per la prima volta nella chiesa di Arba a quasi cento anni dalla loro scrittura, che avvenne poco prima della fine della Prima Guerra Mondiale. La cartolina della Croce Rossa che il soldato, prigioniero nel campo di Milowitz, inviò alla giovane fidanzata nel settembre 1918 non pervenne all'amata perché il territorio era, dopo Caporetto, sotto il controllo austro-ungarico. Giunge ora agli eredi grazie all'iniziativa del maestro Gaetano Vinciguerra che, acquisendola dal mercato dei collezionisti assieme ad altre centocinquanta, le sta facendo pervenire ai destinatari perché diventino parte della memoria e dell'identità familiare.

Con la collaborazione di Sergio Rosa e dell'associazione Alpini è stato possibile trovare la famiglia destinataria. Nella messa celebrativa dei Caduti di tutte le guerre si sono uditi i messaggi di pace e le poesie recitate dai bambini della scuola primaria. Il maestro Vinciguerra ha delineato il drammatico problema dei prigionieri italiani della prima guerra mondiale: in centomila morirono di fame per essere stati abbandonati dal governo italiano perché considerati, dopo Caporetto, presunti disertori. A questi la Croce Rossa garantì la corrispondenza. Quella del caporale Costantin si distingue perché lascia trasparire la speranza della pace che il soldato sente imminente.


 
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Mercoledì 6 Dicembre 2017, 12:14






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5 di 8 commenti presenti
2017-12-07 10:38:34
In compenso i generali inetti o inerti...ebbero promozioni e fecero carriera, morendo nel proprio letto con congrua pensione..lasciando eredita' ad eredi.Per la truppa, bonta' loro , organizzarono i postriboli di guerra .Un contentino prima di assurdi assalti, o dopo ai sopravvissuti.
2017-12-06 19:32:19
Il soldato Italiano nella prima guerra mondiale si comportó eroicamente . Non ci fu diserzione a Caporetto . Ai soldati nelle zone montane , per risparmiare , non fu fornita la maschera antigas perche in montagna i gas si disperdono velocemente diceva l alto comando .. gli austriaci peró i gas li usarono nella conca di plezzo che é si montagna ma essendo una conca i gas li tratteneva molto a lungo con effetti disastrosi sulle linee italiane. Il fuoco di controbatteria doveva essera autorizzato dal comandante di settore , vietate le iniziative personali , peccato che i primi colpi di artiglieria austriaca furono mirati a distruggere le linee telefoniche quindi niente fuoco di controbatteria per contrastare le fanterie nemiche all attacco , il gen Badoglio che avrebbe dovuto prendere in mano la situazione si dice compari' tre giorni dopo Caporetto senza giacca ... Gli austriaci non attaccarono i capisaldi montani come ci si aspettava ma corsero giu per le valli isolando i soldati nelle vette e distriuggendo tutto quello che trovarono nelle retrovie , Rommel , presente allo sfondamento con il grado di tenetne , uso´questa tattica con i carri nel deserto 20 anni dopo . I soldati Italiani accerchiati sulle vette non ppterono far altro che arrendersi mancando qualsiasi via di uscita . Insomma , mentre austriaci e tedeschi mettevano a punto un piano formidabile i nostri generali dormivano . Basta quindi dare la colpa ai soldati , essi fecero tutto quello che era loro possibile e se ci fu qualche disertore questo é fisiologico in tutti gli eserciti . La colpa di Caporetto non fu dei soldati ma di chi li comandava , che non seppe opporre un piano efficace ed organico alla manovra d' attacco Austroungarica.
2017-12-06 18:04:12
... certo l'amore non è eterno.. ma centenario di certo.. ottimo segno di vitalità..
2017-12-06 16:10:32
Regno austro-ungarico o ancora Poste Italiche??
2017-12-06 13:49:34
Bella iniziativa! Ma il caporale Costantin - che suppongo perito in prigionia - fu o no un disertore? La questione non vuole essere tendenziosa: ritengo solo giunto il momento di prendere atto che noi non eravamo tutti Buoni e gli altri tutti Cattivi. E che non tutti i nostri militari in linea ebbero comportamenti al di sopra di ogni sospetto, nei giorni dello sfondamento.