L'assurda vicenda dell'allenatore di rugby malato di Sla: medicine negate

Alessandro Battistin

di Alberto Zuccato

PADOVA - Alessandro Battistin, noto allenatore padovano di rugby, ha la Sla, Ed è stato vittima di un fatto sconcertante. «Stavo facendo terapie in neurologia con immunoglobuline - racconta - quando dopo una serie di esami sono stato ammesso a una nuova cura sperimentale con il Radicut. Dovevo iniziarla l'11 novembre, ma tre giorni prima mi hanno telefonato dicendomi che dopo aver rivisto le mie analisi, non avevo i parametri richiesti perché riuscivo ancora a deambulare. Cosa purtroppo non più vera perché ora sono in carrozzina. Gli esami li avevo fatti tre mesi prima ed ero stato io stesso a far presente ai medici che camminavo aiutandomi con il bastone, ma mi dicevano di stare tranquillo, che sarei stato ammesso. Tra l'altro, la fasulla accettazione al nuovo programma ha portato alla sospensione di quello che seguivo. Così, per il momento, mi devo arrangiare».

E arrangiarsi è difficile e costosissimo. «Il Radicut è in vendita solo nelle farmacie del Vaticano e in Giappone. In Vaticano dieci fiale costano 1800 euro, e a me ne servono 60; in Giappone le dieci fiale vengono 400 euro, e tramite un conoscente, dovrei riuscire presto ad averle. Poi dovrò attrezzare una stanza sterile e trovare un'infermiera. Il Radicut aiuta a respirare meglio perché l'effetto più devastante della malattia è la respirazione». Battistin, 55 anni, ha allenato le giovanili del Petrarca, il Valsugana in serie A e attualmente è responsabile tecnico del Bassano. Ha lavorato per trent'anni nella Polizia di Stato...
 
 
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Giovedì 7 Dicembre 2017, 12:33






Condividi su Google+ Commenta
<< CHIUDI
CONDIVIDI LA NOTIZIA
L'assurda vicenda dell'allenatore di rugby malato di Sla: medicine negate
CONDIVIDI LA NOTIZIA
DIVENTA FAN
SEGUICI SU TWITTER
COMMENTA LA NOTIZIA
5 di 5 commenti presenti
2017-12-08 21:13:08
Se non rientra piu' nei parametri per la partecipazione allo studio sperimentale, non c'e' nulla da fare o da dire. Ma l'esclusione dal protocollo sperimentale deve, ipso facto, comportare la prosecuzione del protocollo precedente. Anche su questo non ci dovrebbe piovere, e dovrebbe essere cura dei medici del protocollo sperimentale mettere velocemente in atto l'iter burocratico relativo.
2017-12-07 12:54:37
Mi raccomando, segnate anche questa vicenda tra le eccellenza della sanità veneta e del nord-est. Avvisate il pomata perché mi sa che ultimamente è troppo preso dalla pagliacciata dell'autonomia,utile solo come campagna elettarle personale, invece che occuparsi della salute dei venneti......ciao enrico, avvisalo tu...hahahahahahaahahahah...ciao
2017-12-07 14:45:43
L'eccellenza della Sanità veneta dipende anche dalla scrupolosa applicazione dei protocolli. Senza estemporanee valutazioni personali da parte di nessuno. Si chiama TECNICA. Forse in quanto straniera non percepisce il significato di protocollo, ma può sempre farselo spiegare.
2017-12-07 15:19:00
La cieca applicazione dei protocolli porta, come si puo` vedere, al disservizio.
2017-12-08 15:45:50
Pero' evita privilegi.