«Mia figlia in stato vegetativo da 28 anni. Dico no all'eutanasia»

«Mia figlia in stato vegetativo da 28 anni. Dico no all'eutanasia, ma chiedo una cosa al Papa»

di Germana Cabrelle

VILLA DEL CONTE - In stato vegetativo da 28 anni seguita amorevolmente giorno e notte dalla madre. È la storia di Roberta Piantella, 54 anni a novembre, e della madre Silvana, 72 anni. Una storia di sofferenza impotente, sacrificio costante, dedizione totale, dignitosi silenzi e tanto amore. Roberta è immobile in un letto per un ictus dal 1988, da quando aveva 26 anni, era sposata da quattro e aveva un bambino di due. Da allora è supina in un letto attrezzato per il decubito. Non ha movimenti corporei, tranne quello degli occhi. La madre la accudisce in casa coadiuvata dalle infermiere, dalle operatrici dell'Ulss 6 e dal medico di base.

Silvana aveva 44 anni quando Roberta ebbe l'ictus. Ora ne ha 72. Del destino avverso non ne ha fatto un caso, non ne parla della sua condizione che dura da così tanto tempo, non si lamenta con vicini o parenti. Semplicemente dice che ogni mattina chiede a Dio di aiutarla a portare la sua croce, che la sua è una missione che compie sostenuta soltanto dalla fede: «Quando qualcuno mi chiede se sono favore all'eutanasia rispondo di no, anzi mi arrabbio con chi si sottopone e anche con chi la pratica, perché da cristiana do valore al dono inestimabile della vita, che dà e toglie solo Dio». «Mi piacerebbe dice emozionata - che Papa Francesco scrivesse una lettera a Roberta. Vorrei farle questo regalo. E farlo a me, di riflesso, per un conforto»...

 
 
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Domenica 1 Ottobre 2017, 11:47






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5 di 52 commenti presenti
2017-10-02 13:38:32
Sul tema eutanasia, preso e ragionato seriamente, si può guardare a quello che sono le statistiche e i precedenti. Di quelli che godono ottima salute, sono favorevoli all'eutanasia circa il 65%. Ma di quelli che sono ammalati, e ammalati infermi a letto, quella percentuale fa fatica arrivare al 5%. Forse c'è da ragionarci sopra anche in virtù di qualche semplice regola. La prima è che ogni essere vivente è portato istintivamente alla sopravvivenza, viene d'istinto scansare un pericolo o proteggerci. Secondo per un'altra regola fondamentale data dal "mercato"... perché più una cosa scarseggia, più assume valore, e quindi più la vita si accorcia, più la vita appare preziosa e non ci sono Dat che tengano. Bisogna sempre vedere e sentire in quel momento se l'idea è quella originaria. Nelle nazioni dove c'è la legge, non sono ammessi ripensamenti, sei un condannato a morte...e anzi, l'eutanasia viene praticata di default ai malati terminali ecc.... A leggere le cronache di certi paesi, Belgio, Olanda, Francia...diversi medici favorevolissimi all'eutanasia hanno fatto marcia indietro, la situazione era letteralmente sfuggita di mano. Il diritto all'autodeterminazione, è sulla persona un concetto assai vago per una semplice ragione, l'autodeterminazione o è totale o non lo è. Chi decide quando va bene e chi decide quando non va bene? E' arbitraria la questione. Viviamo e per tutta la vita ci relazioniamo con le persone, alcune importanti e fondamentali, che in tante occasioni ci sono state di aiuto, di sostegno, dove si sono condivisi problemi, discuti con i genitori, con i figli della casa, se poi una figlia ti porta un musulmano in casa l'autodeterminazione va a farsi friggere...per quale ragione di colpo in una decisione talmente importante, senza ritorno, devi essere per forza lasciato solo? Anzi, ti incoraggiano a prenderla, a togliere il disturbo perché è una seccatura per tutti. Altra questione...Se bisogna essere onesti, in Svizzera, ad esempio, il suicidio assistito è appunto "assistito": sei tu, con l'ausilio di medici e infermieri, a ucciderti. Se non hai la volontà di farlo, non lo fai, molti infatti ci ripensano. Piuttosto, ricorrere a tale pratica, mi sembra la ricerca di legittimazione sociale del gesto, o forse anche una sorta di ribellione o vendetta per un destino tanto avverso. Altrimenti non si spiegherebbe perché spendere tanti soldi quando è possibile uccidersi in tutta comodità e senza costi. Un suicidio, comunque, è sempre una sconfitta per chi resta, e il suicidio assistito ha l'aggravante della legittimazione dello stato, il quale, col pretesto della falsa misericordia, si lava la coscienza.
2017-10-02 14:45:57
Fiocchi ad un malato terminale, nessun medico, nessun assitente, nessuna infermiera, nessun parente ha il coraggio di dire "dai sopporta ancora qualche giorno che fra poco è finita". Solo ai parenti dicono la realtà dei fatti. Ecco perchè una percentuale di malati senza speranza non chiede di farla finita, semplicemente viene data quella speranza. Che sanno bene non esserci. Ritieni questa falsa misericordia? Ti dirò di più Fiocchi: esiste un momento preciso, presto o tardi, in cui chi sta morendo percepisce la sua sorte con una lucidità da far rabbrividire. In quel momento, se solo potessero muoversi o alzarsi, si ucciderebbero. Allora parte il misericordioso balletto della sedazione, un pò se dai di matto, un pò se cerchi di toglierti i tubi, ma non troppa che non puoi ancora morire. Hai mai sostenuto lo sguardo di chi ti implora di lasciarlo andare? Ecco, solo dopo parliamo di misericordia Fiocchi, dopo, quando fai i conti con te stesso e la tua pochezza e le regole non scritte della misericordia accettata che ti impone di guardare come si consuma. Ti impone di sbirciare il monitor e i segni della consunzione sul volto di chi soffre e sperare che sia veloce. Questa non è misericordia. Pretendere che stiano coricati accanto alla morte per i tuoi timori e la tua inumanità è blasfemia,non misericordia.
2017-10-02 18:22:21
RedFoxy, per ovvi motivi qui possiamo solo parlare in generale su un tema che tocca, per forza di cose, sensibilità molto personali. E qui mi attengo purtroppo perché il desiderio di riportare ciò che mi scrissi molti anni fa, riguardo un mio periodo molto forte, le più belle e umane parole che io sentii riguardo quella circostanza (e questo fa di te, seppure quando tra noi c'è il dissenso più totale, una persona ai miei occhi speciale... certe cose non si dimenticano), anche, è forte e spiega, anche ad acqua, che bianco e nero in certe occasioni sono vicinissimi, confinano, hanno dei punti in comune e il si e il no è impossibile.... Questo per dire che questo tema è difficile e che le circostanze non sono mai nette e tantomeno prevedibili. Comunque qualche considerazione... Il diritto di morire con dignità esiste già ed è sacrosanto, quindi non sono per l'accanimento terapeutico, piuttosto per terapie del dolore e tutti i sostegni possibili, qui non ci piove....con questo rispondo alle tue ultime righe, dove sembra che parli del sottoscritto come di un sadico che gode della sofferenza delle persone.... C'è anche l'art.32 della costituzione che da libertà di farsi curare o meno. Ma qui, cara amica, stiamo parlando di altro, e cioè del "diritto" di esser uccisi. E' la stessa cosa? Col cavolo, cambia tutto. Se difatti esistesse il mio "diritto" di essere ucciso, significa che sulle spalle di qualcun altro, alla faccia della libertà e della autodeterminazione, graverebbe il dovere, il grande peso di farmi fuori e quindi di trasformare un altro in...diciamo omicida. Una cosa semplicemente assurda. Tanto è vero che il "diritto" di esser uccisi è riconosciuto e/o consentito, sia pure con modalità differenti, da pochissimi Stati al mondo. Questo non perché la quasi totalità degli altri Paesi sia cattolica, ultracattolica o segretamente nelle mani del papa, ma solo perché "diritto" di esser uccisi è una follia totale, che umilia la professione medica che ha fatto un giuramento e dove sembra che ci sia una colpevolizzazione del disabile o del malato... Riguardo a quella statistica che ti dicevo, è riferita ai malati della sindrome locked-in (condizione durissima, che comporta la paralisi completa di tutti i muscoli volontari del corpo), ebbene, mi risono guardato i numeri, solo il 7 % di loro hanno pensieri o intenzione di morire (non dunque perchè il medico da false speranze, mentre i sani che sono a contatto con questi ammalati, sono almeno dieci volte tanto.... Perché noi "sani" allora siamo disposti a fare questa battaglia a scapito dei deboli? Per due ragioni, essenzialmente. Primo perché malati e disabili, inutile negarlo cara Foxy costano, e costano tanto. Secondo perché viviamo nel terrore di ritrovarci, un giorno, a vivere una condizione simile, di paralisi o di totale dipendenza dal prossimo....d'altronde, viviamo in una società dove c'è il culto dell'uomo forte, del fitness, della linea...appena vai fuori dei parametri, non sei più degno....(vite indegne di essere vissute, uno slogan che porta a tempi bui)... Altra questione è che non è vero che riconoscere il "diritto" di essere uccisi lasci tutti liberi di scegliere. La verità è che così si innesca una china scivolosa, come dicevo in altro commento e come mostrano i casi di Belgio e Olanda per l’eutanasia e Svizzera per il suicidio assistito, dove coloro che chiedono di morire continuano ad aumentare di anno in anno, talvolta vertiginosamente.... Questo perché il riconoscimento del "diritto" di essere uccisi non è neutro, non è unico e fine a se stesso e non c'è una linea di demarcazione, tutto è interpretabile, non vuoi più vivere? a me non interessa.... Sempre questo "diritto" comporta il dare una chance alla disperazione, lanciando, sia pure non in modo diretto, a disabili gravi e malati un messaggio molto chiaro: ma chi te lo fa fare? Perché vuoi tener botta? Pensaci bene: non potrai più riprenderti, tanto vale chiuderla una volta per tutte con questo inferno. Non puoi riprenderti la salute, almeno riprenditi la liberà, no? Non è questo il messaggio che diamo?... Da un punto di vista pratico legale invece, l'attuale legge che giace in parlamento, si chiede alla persona (non ancora un paziente, un ammalato) di dare disposizioni in caso di una malattia (i famosi DAT) che attualmente è solo ipotetica e di cui non si sanno le conseguenze.... Ora un medico, che ha giurato, dove dovrebbe più che curare la malattia curare il paziente e al di là dell’assurdità di decidere ora per il domani al di fuori del contesto reale , ciò renderà le disposizioni difficilmente interpretabili, a meno che nel DAT non ci sia un elenco infinito di malattie, situazioni ecc... Per finire, e mi scuso per la lunghezza, ma il tema è importante e riguarda tutti, sono perfettamente conscio che il dolore è di chi ce l'ha, e andare a fare discorsi etici a chi sta male è bestemmiare, questo è sicuro, ma siamo esseri umani e per quanto possibile, una umanità dobbiamo conservarla... Io e te vediamo la questione in maniera diversa, ma ho capito una cosa, partiamo dal medesimo punto. Ambedue cerchiamo di fare il bene dell'essere umano.... chi avrà ragione, ammesso che sia possibile metterla in questi termini, io non lo so. Di certo è che più punti inseriamo, e più ognuno avrà materiale per farsi un'idea su un tema tanto importante... attendo l'amico Pinopin, che sebbene sappia come la pensa, ritengo possa dare un buon contributo che terrò in considerazione, come il tuo RedFoxy
2017-10-02 18:56:15
Fiocchi non mi hai capita. Non parlavo a te come a un sadico. Mi rivolgevo semplicemente ad una seconda persona singola inesistente Fiocchi. E ti rispondo solo con questo: non è affatto vero che esiste la terapia del dolore. Esiste quella del fisico con una dose di morfina sempre molto controllata. Ma non esiste la terapia del dolore dell'anima di chi sta morendo. Ti dirò di più, nel dettaglio proprio: funziona come ti ho detto io, al malato terminale nelle ultime fasi della sua vita , che si possono tradurre in giorni, ore, minuti, viene somministrata morfina solo ed esclusivamente se il paziente per ragioni X dovesse divenire intrattabile, tipo troppo agitato, tipo insofferente. Insomma non ancora ameba. Inoltre la morfina viene somministrata in presenza di dolore fisico davvero forte. Ma se il malato è perfettamente cosciente che sta morendo e la dose che riceve è sufficiente a lenire bene il dolore ma non a stordirlo, per quanto si disperi i medici NON possono fare nulla,non aumentano la morfina se non strettamente necessario. Quindi...
2017-10-03 14:49:42
Riprovo... e certo che lo so che non parlavi di me... ti avevo elogiato come una persona superlativa nel prefazio... è stata una mia leggerezza, rileggendo hai ragione, ma mi riferivo alla posizione di chi è contro l'eutanasia. Ci mancherebbe...scusami.