Padova Jazz Festival, Pat Metheny incanta il pubblico del teatro Verdi

Padova Jazz Festival, Pat Metheny incanta il pubblico del teatro Verdi

di Gianpaolo Bonzio

PADOVA - Era l’appuntamento più importante del ventennale del Padova jazz festival ed in effetti è stata una serata di alto livello. In un teatro Verdi ormai esaurito da mesi, Pat Metheny ha aperto il suo lungo tour autunnale che prevede 42 tappe. Quello di Padova, quindi, rappresentava qualcosa di più che un semplice concerto d’esordio e il chitarrista di Lee’s Summit non si è certo risparmiato chiedendo anche alla sua band di fare altrettanto. 
In questo caso “An evening with Pat Metheny” più che pescare dalle recenti produzioni si sviluppava sul materiale a cavallo tra gli anni Ottanta a Novanta, in particolare su brani che l’artista difficilmente esegue sul palco. E che si trattava di una serata speciale lo si è capito fin dal primo brano con l’artista alle prese con una particolare chitarra acustica con due manici e quasi una quarantina di corde a delineare “Still life talking”.

I brani che lo hanno fatto conoscere al grande pubblico, da “Bright size life” (incisa con Jaco Pastorius) all’imperdibile “Lone Jack” hanno visto un Metheny ispirato e con un virtuosismo inarrivabile denso di sfumature di impressionanti accelerazioni tra jazz e richiami brasiliani. E così è stato anche nei momenti più marcatamente acustici dove è poi emersa la raffinatezza della nuova band (Gwilym Simcock al pianoforte, l’australiana ma nata in Malesia da genitori cinesi Linda Oh al contrabbasso e il batterista Antonio Sanchez).

E' stato proprio il batterista, da molti anni alla corte di Metheny, a spiccare il volo con prepotenza in un contesto ideale per lui, tra fughe in avanti e ricami stilistici. Il leader non si è risparmiato ed ha ripercorso il suo lungo cammino artistico impressionando il pubblico con continue invenzioni e riletture sui temi più noti. Dalla produzione più recente è spuntata fuori la “Medley” acustica dove, seduto e in completa solitudine, il chitarrista dopo aver ridotto all’essenziale brani tipo “This is not America” e “Last train home”, ha condotto le spettatore per mano nel suo delicato universo melodico.

Il pubblico del Verdi (definirlo entusiasta dopo queste due ore di musica è un po’ riduttivo), ha poi ottenuto una chiusura con un brano da celebre “Travels”, il lavoro dei primi anni Ottanta che ha imposto con decisione Metheny nelle vette dell’universo jazz.
 
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Sabato 14 Ottobre 2017, 20:58






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