Sara, da ricercatrice precaria a super bibliotecaria della British Library

Sara, da ricercatrice precaria a super bibliotecaria della British Library

di Alessandro De Bon

BELLUNO - La via della Seta parte da Puos d'Alpago, a Belluno. Puos-Venezia-Londra-Pechino. È la via di Sara Chiesura, 36 anni, bellunese, la cui carta d'identità alla voce cittadinanza dovrebbe citare mondo. Perché è proprio la curiosità dell'oltre ad averla portata dove è ora: Lead curator of East Asian Collections alla British Library di Londra. Cosa significhi il suo lavoro lo racconta lei, cosa sia invece la British Library, la biblioteca nazionale del Regno Unito, lo spiega un numero: oltre 150 milioni di documenti custoditi. Di cui 120mila sotto gli occhi, la cura e la progettualità di Sara. «Quattro anni fa un'amica postò sulla mia pagina Facebook il bando della British Library per il ruolo di curatore della collezione cinese. Avevo un bel lavoro all'Istituto Confucio di Ca' Foscari, a Venezia, ma procedeva a colpi di Co.Co.Co e Co.Co.Pro. Così, alla ricerca della stabilità, ci provai, sorridendo. Una settimana dopo ottenni il colloquio, via Skype. Ero certa finisse lì, ma 48 ore dopo, il giorno del mio compleanno, ecco la mail: Siamo felici di offrirti il posto da curatore della British Library. Due settimane dopo ero a Londra».

Primo approccio?
«All'inizio incredulità: un posto fisso in un ente pubblico senza conoscere nessuno, a Londra? Qui la cultura del lavoro, e del lavoro pubblico, è diversa rispetto alla nostra; c'è un forte senso di responsabilità per chi e cosa rappresenti. Se lavori nel pubblico devi essere d'esempio».
Cosa fa un curatore capo?
«È un ibrido tra la bibliotecaria e il curatore museale. Decide con i conservatori cosa e come mettere in conservazione e con i manager cosa fotografare, digitalizzare e pubblicare on-line. Cura mostre, risponde alle richieste di prestito dalla Cina a New York, cura le partnership internazionali e le pubblicazioni, acquisisce nuovi volumi, mette le risorse online, aiuta i ricercatori, supervisiona la catalogazione». 
Come si maneggia la cultura di migliaia di anni fa?
«Niente guanti bianchi (sorride, ndr)»...
  
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Martedì 5 Dicembre 2017, 17:16






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5 di 5 commenti presenti
2017-12-06 10:54:02
complimenti, tenere alto il nome degli italiani, nativi, nel mondo
2017-12-06 10:18:37
Guanti bianchi e mascherina antipolvere, e attenta ad allergie.La cultura no, ma i supporti fisici antichi possono essere dannosi per la salute.Le tasche vuote ancora di piu'.Poi bisogna vedere se la paga spunta grazie ai clienti che consultano i libri pagando , o deriva dalla tassazione pubblica.
2017-12-06 00:33:29
E perché non hanno preso un cittadino britannico??? Siamo più bravi noi??? Non credo....semplicemente noi agli occhi degli inglesi, siamo quello che gli stranieri rappresentano per noi: “manodopera a basso costo” questa è la cruda verità! Tutto il resto sono favole!
2017-12-05 20:39:16
Quanti soldi.della comunità spesi per fare studiare persone che poi vanno a fare lavori del tubo che sembrano belli perché sono all'estero.
2017-12-06 19:31:40
La ragazzina, ops la dottoressa, lavorava in Italia sottopagata e senza certezze. In Inghilterra la pagano di più e meglio. E noi abbiamo perso una risorsa professionalmente preparata che ci è costata anni per gormarla