Riina, minacce a don Ciotti: inchiesta archiviata. «Le intimidazioni non potevano arrivare all'esterno»

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Riina, minacce a don Ciotti: inchiesta archiviata. «Le intimidazioni non potevano arrivare all'esterno»

di Claudia Guasco

Il gip di Milano Anna Magelli ha archiviato l'indagine in cui Totò Riina, intercettato il 14 settembre 2013 nel carcere di Opera nel corso di una conversazione con Alberto Lorusso, presunto boss della Sacra Corona Unita, ha minacciato di morte don Luigi Ciotti, sacerdote  71enne originario del Cadore. Il giudice, pur ritenendo che le parole di Riina avessero "idoneità" intimidatoria, ha valutato che in questo caso il boss non aveva il potere di farle arrivare all'esterno. Sia Riina che Lorusso, infatti, si trovavano in regime di 41 bis, quindi senza contatti con l'esterno.

COME PADRE PUGLISI
Il pm ha chiesto l'archiviazione ma con diversa motivazione: "Le frasi non hanno efficacia intimidatoria", ha sostenuto Bruna Albertini. Le intercettazioni con le minacce di Riina erano state depositate nel processo sulla trattativa Stato- mafia, in corso davanti alla corte d’assise di Palermo, e sono state trasmesse alla procura milanese per competenza.“ La vicenda, infatti, è avvenuta durante l''ora d'aria nel carcere di Opera. Nel mirino di Riina, questa volta, c'è don Luigi Ciotti, fondatore di LIbera, che coordina le associazioni che gestiscono beni confiscati alla mafia. Il capomafia di Corleone parla con Lorusso e a un acerto punto afferma, riferendosi a don Ciotti: "Questo prete è una stampa e una figura che somiglia a padre Puglisi", il sacerdote palermitano ucciso dalla mafia per il suo impegno nel quartiere di Brancaccio. A mettere in allarme gli inquirenti della Direzione investigativa antimafia di Palermo sono state le parole pronunciate da Riina: “Ciotti, Ciotti, putissimo pure ammazzarlo”, possiamo pure ammazzarlo. La ragione alla base delle minacce, stando alle indagini, è proprio l’attività di Libera, perché nella stessa conversazione l’uomo ha riferisce a Lorusso di essere “preoccupato. Sai, con tutti questi sequestri di beni...". L'associazione di don Ciotti, infatti, gestisce diversi beni confiscati a Cosa nostra.

RICOVERATO
Totò Riina, 86 anni, uno maggiori dei capi di Cosa Nostra, arrestato dopo una lunga latitanza nel 1993 e ritenuto responsabile dei più gravi delitti di mafia degli ultimi trent'anni, a cominciare dalle stragi di Capaci e via D'Amelio, non solo è ancora pericoloso e non ha mai mostrato segni di ravvedimento. Ora è detenuto presso l'Ospedale Maggiore di Parma, dove è ricoverato in regime di 41 bis, e per la presidente della Commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi, è bene assistito, addirittura in condizioni "di cura e assistenza continue che sono identiche - se non superiori - a quelle che potrebbe godere in status libertatis o ai domiciliari". E dunque può dignitosamente vivere e, quando sarà, morire in regime carcerario, "a meno che non si voglia postulare l'esistenza di un diritto a morire fuori dal carcere non riconosciuto dalle leggi". Due giorni fa,. senza alcun preavviso, dopo il clamore suscitato dalla pronunzia della Cassazione che ha chiesto al tribunale di sorveglianza di Bologna di motivare nuovamente il diniego al differimento dell'esecuzione della pena chiesto, per motivi di salute, dal legale del capomafia, la presidente dell'Antimafia, con i vicepresidenti Luigi Gaetti (M5S) e Claudio Fava (Articolo 1) è andata all'Ospedale Maggiore e poi al cercere di Parma. In ospedale i tre componenti dell'Antimafia - come ha riferito la stessa Bindi all'intera Commissione - hanno potuto constatare che il detenuto, con il quale hanno preferito non parlare, si trovava seduto su una sedia a rotelle, "in buon ordine e con uno sguardo vigile". La camera dove si trova - ha precisato la Bindi ai parlamentari - è di confortevoli dimensioni, corrispondente a una qualsiasi stanza di degenza ospedaliera, dotata di bagno privato attrezzato per i disabili e in ottime condizioni igieniche. Il personale medico ha spiegato che Riina si alimenta autonomamente, è tenuto sotto stretta osservazione medica e che le sue patologie non presentano manifestazioni acute. Dal punto di vista intellettivo, come chiarito dai medici e come confermato dagli agenti addetti alla sorveglianza ventiquattro ore su ventiquattro, Riina interloquisce normalmente, svolge i colloqui con i familiari e con il suo difensore, scrive lettere ai parenti, legge senza difficoltà quelle che riceve, partecipa alle udienze. Il 7 luglio in tribunale di Sorveglianza di Bologna deciderà sulla sua scarcerazione.
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Mercoledì 14 Giugno 2017, 13:42






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1 di 1 commenti presenti
2017-06-16 19:16:37
Mahhhh..anche sto prete non me la racconta giusta.