La frazione di Cercenà resiste, Giovanni unico abitante: «Non disturbate»

La frazione di Cercenà resiste, Giovanni unico abitante: «Non disturbate»

di Alessia Trentin

VAL DI ZOLDO  - «Non mi disturbate, ho il tacchino in tavola». Giovanni Cercenà, 83 anni, si affaccia sulla soglia di casa con lo strofinaccio in mano e l'espressione sospettosa di chi è abituato a difendere la sua solitudine. La camicia a quadri rossi e neri, quando si gira per andare a togliere la pentola lasciata sul fuoco, si vede una toppa sulla schiena. È abituato ad arrangiarsi. È l'ultimo abitante dell'antico paesino di Cercenà, comune di Val di Zoldo. Il suo paese come rivela il suo cognome. Ultimo sopravvissuto all'abbandono, superstite di un mucchietto di case in pietra di cui oggi resta solo la sua. Se volge lo sguardo a monte vede il bosco avanzare e i resti delle vecchie costruzioni appartenute ai suoi parenti, zii e cugini; se lascia sconfinare lo sguardo a valle vede prati, bosco, verde e ancora verde.
GUARDIANO DEI MONTI
Cercenà è uno dei guardiani della montagna. Come lui resistono Graziano Panciera e Alberto, ma loro vivono in un altro mucchietto di case che si chiama Colcerver. Qui, quanto meno, la strada arriva. A Cercenà no. La civiltà si ferma a Foppa, ultimo avamposto prima di inoltrarsi nel bosco e camminare per chilometri tra i prati. Per raggiungere la sua casina il signor Giovanni cammina, estate ed inverno, con zaino in spalla pieno di provviste, buone scarpe ai piedi e la risolutezza di chi non vuole cedere. Da Foppa a casa sua sono 1100 passi, venti minuti di cammino a gamba spedita, un po' di fatica e salite. Ma arrivati, si apre un piccolo microcosmo. Una radura inattesa fatta di castelli di cemento e conchiglie, palloni di plastica sospesi a mezz'aria con fili, girandole colorate, nascondigli per gatti e ogni genere di chincaglieria appesa alla parete dell'abitazione.
IL PAESE DELLE GIRANDOLE
«Quando vedo in giro qualcosa che mi piace lo prendo e lo attacco qui spiega, burbero ma in fondo felice di avere un interlocutore -, ci sono telecomandi, pezzi di televisori e di computer, pannocchie, bambole, insomma cose». Anche le foto di qualche donnina nuda in pose ammiccanti, «me le portano scherza l'anziano è un bel vedere». Un tempo attorno alla sua casa vivevano altre 11 famiglie, ma poi l'11 febbraio 1944 il paesino è stato bruciato e non ne è rimasto più nulla. Nessuno si è preso la briga di ricostruire, i più hanno preferito abbandonare il luogo per vivere più comodamente a valle. Tra loro anche il signor Giovanni, ma lui dopo una vita a zonzo per il mondo dietro i banchi delle gelaterie è tornato.
LA VITA DA GELATAIO
«Stavo rinchiuso nei locali a lavorare e pensavo all'erba dei prati, avrei dato non so cosa per potermene andare a stare in mezzo alla natura. Così adesso eccomi qui, qui non mi manca nulla - racconta -. Donne? Non mi sono mai sposato, nessuna ha mai acconsentito a venire a vivere quassù». Lassù dove fino al 2007 non c'era nemmeno la corrente e Cercenà illuminava le stanze con le candele. Lassù dove quando nevica è difficile e rischioso scendere lungo il sentiero e raggiungere il paese più vicino per le provviste; allora occorre organizzarsi in tempo, guardare il cielo, annusare l'aria e capire quando il meteo imporrà la ritirata e aspettare. Attendere. Il signor Giovanni lo fa anche quando sta poco bene. «Mi metto tranquillo nel letto, prendo una pastiglia e attendo che passi», dice ridendo.
LA RICCA SOLITUDINE
Quelle che a tutti appaiono come enormi difficoltà, l'anziano non le considera affatto tali perché il prezzo da pagare è ben poca cosa rispetto alla ricchezza di vivere, soli, a Cercenà. «Mi alzo alle 6.30 rivela -, prima di tutto chiamo i gatti per dar loro da mangiare. Di sera guardo Il Segreto e Tempesta d'amore, alle 20.30 vado a letto, da quando c'è la corrente ho anche il televisore». A Colcerver, sempre in comune di Val di Zoldo sopra Pralongo, la corrente c'è praticamente da sempre. Anche le case ci sono, tuttavia gli abitanti sono rimasti solo due. Uno autoctono e uno, come dire, d'importazione. Graziano Panciera, ritornato al paese dove è nato dopo cinquant'anni in Germania a fare il gelatiere, e Alberto, un vicentino trasferitosi a Colcerver da poco.
IN DUE A COLCERVER
«Dovrebbero darci una medaglia d'oro per il fatto che manteniamo vivi e curati questi posti commenta Panciera -. Teniamo in ordine il paese, falciamo i prati, scambiamo qualche parola con gli escursionisti che passano da queste parti, per i quali abbiamo anche creato una zona pic nic con panche e tavoli. Mi piace la solitudine, anche se in fondo non sono poi così solo perché passano spesso persone. Abito qui ma a me piace il teatro e la musica, da sempre». Ci sono vecchi tabià, qualcuno ristrutturato da chi l'ha acquistato per passarci i fine settimana di tanto in tanto, ci sono sentieri di sassi che si perdono nel prato e attraversano il paese, tre fontane e qualche rudere.
IN CIMA ALLA STRADA
Viverci non è facile, si capisce, l'abitato è come appeso in cima ad una strada d'asfalto, sì, ma stretta e tortuosa; oltre non c'è nulla, solo il bosco di abeti a ridosso degli ultimi tabià. Per Graziano, però, non esiste posto migliore. Anche per lui la vita scorre lenta, inizia all'alba e finisce alle 21, dopo il tg regionale e dopo uno sguardo anche alla tv tedesca «perché è giusto tenersi informati su tutto». Nel mezzo ci sta una capatina al paese, qualche chiacchierata con Alberto, gli animali da curare, il fieno, la casa e l'orto.
IL FIENO E L'ORTO
Colcerver è un paesino fantasma che si anima un pochino nei mesi estivi, quando i proprietari delle case arrivano dalle città per trascorrere qualche giorno in montagna. Allora si arriva perfino ad organizzare una festa, il 12 luglio, e vengono predisposte navette per portare i turisti da Pralongo a lassù. Nel resto dell'anno Colcerver sonnecchia, tenuto in vita dai suoi guardiani, ammirato da chi attraversa le sue stradine accidentate, costantemente avvolto da un'aura d'altri tempi. Ultimamente il Comune di Val di Zoldo ha avviato iniziative di ripopolamento. I tempi saranno lunghi e, comunque, questa è un'altra storia.
 
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Domenica 13 Maggio 2018, 05:05






Condividi su Google+ Commenta
<< CHIUDI
CONDIVIDI LA NOTIZIA
La frazione di Cercenà resiste, Giovanni unico abitante: «Non disturbate»
CONDIVIDI LA NOTIZIA
DIVENTA FAN
SEGUICI SU TWITTER
COMMENTA LA NOTIZIA
3 di 3 commenti presenti
2018-05-14 19:57:42
... terra madre. cielo come padre. natura, cultura, tradizione come zia. tutto ciò non lo si può abbandonare. quell'uomo non è un uomo ma un vero figlio di quella terra..
2018-05-14 02:08:23
Sono per meta' Zoldano e conosco BENISSIMO Cercena', fin dalla piu' tenera infanzia. E' davvero il paese delle favole. La camminata che serve per raggiungerlo ti aiuta a "cambiare registro". A Cercena' non si smonta dal SUV parcheggiato nella piazzetta centrale: Ci si arriva solo mettendo un piede dopo l'altro costeggiando prati, infilandosi nel bosco, respirando, vedendo, pensando. Si arriva leggeri, ricettivi, il nostro tempo rallenta per andare al passo col tempo -un altro tempo- di quel luogo magico, che e' DAVVERO cosi'. Non e' stato creato da una pro-loco, o da una azienda di promozione turistica. Se cercate paesaggi da catalogo, strutture che sono monumenti alla stucchevolezza popolate da figuranti resi ebbri dagli incassi, andate in Alto Adige. La visita a Cercena' e' per persone vere che amano cose vere. Andateci in punta di piedi. Rispettate la casa di Giovanni, il suo mondo, i suoi silenzi, o meglio: La musica della Natura che avvolge il paese come una nuvola. Esperienza non per tutti, e nemmeno per molti.
2018-05-13 18:11:55
Bravi ! La parola ai "sapienti" della politica che impongono anche a loro gabelle d'ogni tipo per soddisfare i propri innumerevoli privilegi.....