Occuparsi di Venezia senza il New York Times

PER APPROFONDIRE: disneyland, new york times, venezia
Si è fatto un gran parlare dell'articolo apparso sul New York Times dal titolo Venezia, invasa da turisti, rischia di diventare una Disneyland sul Mare. Quelle che lasciano sconcertati sono le dichiarazioni rese dai veneziani intervistati. Un certo signore lamenta che se vuoi comperare del prosciutto, non lo puoi fare perché la salumeria se n'è andata. Ma questo signore non sa che non sono più i tempi quando si passava l'intera mattinata per comperare il pane dal fornaio, il latte dalla latteria, la verdura dall'erbivendolo? Ora tutti questi acquisti si fanno nel supermercato. In tutte le città (e basta andare a Mestre per rendersene conto) questi negozi di vicinato hanno chiuso e non certo per dar posto alla chincaglieria del basso turismo. Sempre nell'articolo si afferma che, al mattino, le barche distribuiscono a Venezia grandi quantità di acqua potabile, cibarie e bottiglie di Aperol per fare gli spritz. Quasi che i veneziani non dovessero mangiare e bere. Non capisco poi quali disguidi portino a Venezia i crocieristi. 

Giancarlo Tomasin

Caro lettore, 
credo che il New York Times, come qualsiasi altro giornale, abbia il diritto di parlare di Venezia, di criticarne la gestione dei flussi turistici o di apprezzarne aspetti più o meno noti. Il problema è un altro: Venezia non è solo sommersa dal turismo ma anche dai luoghi comuni e dai dibattiti inconcludenti. La realtà è che non esiste una ricetta unica per evitare la deriva Disneyland della città lagunare e non esistono neppure interventi neutrali e a costo zero, che non ledano cioè interessi costituiti. Se partiamo da questa consapevolezza, possiamo tentare di invertire la rotta e provare a restituire a Venezia una dimensione di città viva e vitale. La strada è armarsi di sano pragmatismo e sperimentare interventi e azioni, senza farsi condizionare da lobby e snobismi, ma anche con l'umiltà di essere pronti a tornare indietro se le azioni si rivelassero inefficaci o sbagliate. L'unicità di Venezia è tale che non è possibile fare diversamente: ogni intervento sulla città lagunare porta in sè conseguenze e difficoltà inimmaginabili in altri contesti. Ma questo non può diventare un alibi per continuare a dibattere senza agire. Il New York Times ha scritto cose giuste e cose risibili. Ma il problema non sono gli articoli di qualche autorevole giornale straniero. Il problema è Venezia e il suo futuro. Ed è di questo che ci deve occupare. Non solo a parole.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Martedì 8 Agosto 2017, 13:43






Condividi su Google+ Commenta
<< CHIUDI
CONDIVIDI LA NOTIZIA
Occuparsi di Venezia senza il New York Times
CONDIVIDI LA NOTIZIA
DIVENTA FAN
SEGUICI SU TWITTER
COMMENTA LA NOTIZIA
5 di 13 commenti presenti
2017-08-09 13:06:49
Ho letto l'articolo del NYT come una nota di costume, francamente difficile da confutare o da smentire. Ben piu' irritante, perche' apertamente fazioso, e' stato l'articolo del "The Guardian" sull'inquinamento dell'aria provocato dalle navi da crociera; le rilevazioni del NABU (ente indipendente tedesco legato ai verdi) di trovano cliccando su Google: "NABU Venezia"; il dato misurato al passaggio di una crociera fa impressione (133.000 unita' di polveri sottili), ma assai piu' impressionante e' l'inquinamento generato da un vaporetto al Ponte degli Scalzi (97.600 unita di polveri sottili, pari a 3/4 di quello della crociera pur essendo circa 4000 volte piu' piccolo!!!), e con la differenza che le grandi navi transitano in Giudecca una trentina di volte la settimana, mentre un vaporetto passa sotto il Ponte degli Scalzi circa 350 volte al giorno!!! L'Editore dell' autorevole "The Guardian" si e' prestato acriticamente ad un'operazione di mistificazione e questo mi e' inconcepibile! Ho scritto all'Editore del "The Guardian" che l'inquinamento generato dai vaporetti e' il segreto meglio conservato di Venezia, e che ad esso deve sommarsi l'inquinamento senza controllo generato dalla flotta di barche da lavoro che quotidianamente invadono la citta: mi auguro prenda nota e programmi un nuovo articolo piu' obiettivo, anche se indubbiamente poco edificante per la citta'.
2017-08-09 12:49:31
venezia e' quella citta' dove speri che arrivi l'acqua alta per fare pipi' e non rischiare di dover pagare 3 euro per fare questo.
2017-08-09 11:43:09
Non capisco questo continuo parlare dei problemi di caos a Venezia, sono decenni che si leggono sempre le stesse cose, basta per favore!!! La soluzione c'è, biglietto di ingresso a 150 euro al giorno a persona, senza esclusioni. A Disneyland Parigi costa fino a 94 euro, a Gardaland 40 euro, al Juventus stadio in tribuna 100 euro, quindi mi sembra un buon prezzo. Si risolvono i problemi di caos e si risana il bilancio del Comune. E soprattutto si smette di leggere e sentire sempre le stesse smenate. Altrimenti si lasci tutto così, ma basta lamentarsi!!
2017-08-09 08:43:10
Va anche detto che la qualità del turismo è strettamente in relazione alla qualità delle attrazioni. Nel periodo della Biennale vengono artisti e amanti dell'arte, nel periodo della Mostra del Cinema vengono attori e amanti del cinema, in occasione di concerti e opere liriche vengono musicisti, cantanti e appassionati di musica, come per la Vogalonga e la Su e zo per i ponti vengono sportivi. Se si vuole alzare il livello del turismo, occorre quindi elevare la qualità delle attrazioni. Si vedono turisti in maschera anche in periodo non di Carnevale, però non dipende da loro ma dal fatto che persino le edicole a Venezia, oltre ai giornali, traboccano di mascherine e ventagli tutto l'anno, e questo non fa di certo bene all'immagine della città, un'immagine distorta che attira masse di gitanti in vena di sollazzi e trasgressioni, come ubriacarsi e tuffarsi dai ponti.
2017-08-09 08:04:09
Per visitatori selfie dipendenti...perche' non creare una Venezia in vetroresina su qualche isola abbandonata?Certi non si accorgerebbero neppure ed altri sceglierebbero la finta.Cosi' si dirotta la massa .Come nei centri commerciali outlet che imitano i campielli e tanti abboccano o pure preferiscono.Come certi scalatori ormai preferiscono le palestre indoor, con aria condizionata, buffet e bar accanto e pure docce e sauna.