La "linea della debolezza" del sistema politico per salvare Aldo Moro

PER APPROFONDIRE: aldo moro, papetti
Caro direttore,
il 16 marzo è stato il ventinovesimo anniversario della strage di via Fani mentre oggi 56 giorni dopo venne ritrovato il corpo dell'on. Aldo Moro brutalmente assassinato dalle Brigate Rosse. Ma chi era Aldo Moro? Era un rappresentante, forse il più significativo di una generazione di giovani intellettuali cattolici che, al termine del secondo conflitto mondiale, volle, nel solco tracciato da Alcide De Gasperi, dedicarsi alla fondazione e costruzione dello stato democratico, prima nell'assemblea costituente, e poi nell'azione di governo. Moro fu leader di quel cattolicesimo democratico cui va il merito di aver dimostrato che esiste una conciliabilità fra cristianesimo e democrazia, anzi la possibilità di un arricchimento della democrazia attraverso i valori e la tradizione religiosa. In lui erano presenti una grande capacità di dialogo e di ascolto delle ragioni dell'altro, di lucidità nella lettura dei segni di cambiamento nella storia del nostro paese, di apertura a nuove prospettive dell'azione politica, costruendo le condizioni per l'appoggio esterno dell'allora Partito Comunista Italiano al neo governo che il giorno stesso del rapimento di Moro doveva costituirsi. Infatti chi non volle quell'accordo operò per tagliare e far morire chi allora operò, contro i grandi veti dei paesi stranieri dominanti, per riunire come in una costituente i grandi partiti italiani di allora. Molto ci sarebbe da riprendere della lezione che Moro ci ha lasciato in eredità.

Paolo Bonafè
Lido di Venezia



Caro lettore,
al di là di ogni giudizio politico, la figura di Aldo Moro occupa certamente un posto di primissimo piano nella storia del nostra Repubblica. Resta da capire perché tanto poco fu fatto per salvarlo. Continuo a pensare che quella che allora venne definita la linea della fermezza fu in realtà la linea della debolezza. La debolezza di un sistema politico-istituzionale, incarnato essenzialmente da Dc e Pci, diviso al proprio interno, incapace di fare davvero i conti con la storia e di impedire che in Italia il 68 durasse un decennio e che da fenomeno di ribellione tracimasse in assalto allo Stato e nella lotta armata. Il no alla trattativa fu allora l'unico modo per evitare che queste contraddizioni esplodessero dentro i partiti e dentro le istituzioni. Ma uno Stato davvero forte, soprattutto se in gioco c'è una vita umana, non ha paura a trattare con il nemico. La sua forza si esprime nell'annientare il nemico, non nel far morire un prigioniero. Non è un caso che, dopo il delitto Moro, il terrorismo rosso conobbe la sua stagione di maggior successo almeno sul piano Militare. Uno dei capi storici delle Br , Mario Moretti, disse che il numero dei militanti della lotta armata dopo il maggio 1978 salì da 800 a 5mila. Il 1979 fu l'anno in cui si registrò il maggior numero di attentati (269) e il 1980 quello in cui ci fu il maggior numero di vittime. E nel 1981 fu sequestrato il generale Dozier. Davvero non era meglio salvare Moro?
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Giovedì 10 Maggio 2018, 05:05






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5 di 12 commenti presenti
2018-05-11 12:59:27
Da quanto ne so, i brigatisti per rilasciare Moro volevano patteggiare con lo Stato da pari a pari. Lo Stato non deve patteggiare con i terroristi da pari a pari ma solo combatterli e distruggerli. Se lo Stato avesse patteggiato con le BR da pari a pari, queste poi avrebbero alzato ancora di più il tiro. Mi spiace per Moro.
2018-05-11 09:59:49
Il sequestro di Aldo Moro e l'assassinio della sua scorta avvenne il 16 marzo 1978: quindi quaranta anni fa, non ventinove. Moretti disse che il numero dei birgatisti rossi aumento', non e' vero: le Br facevano un gioco di specchi: si commetteva un attentato in una citta' e poi un solo uomo poteva disseminare volantini ovunque: infatti quando i brigatisti rossi furono catturati erano quattro gatti. Non possiamo dimenticare che le brigate rosse erano formate da allievi del partito comunista italiano che per decenni aveva sempre predicato odio contro Moro e il suo partito.
2018-05-11 09:07:24
Ditelo al papa: tanto comunista e tanto scissionista da andare a fare visita a Nomadelfia e a rendere omaggio al suo fondatore Don Zeno. Una comunita' che, per chi non sapesse, non permette ai suoi adepti di avere alcun bene proprio ne' immobile ne' liquido (ebbene si', neppure soldi) e che in realta' e' una associazione. Ma udite udite: e' una comunita' che ha sfornato il brigatista rosso Ferrari, mai pentito. Lascio a voi i commenti su chi rappresenta la chiesa adesso. Non parlatemi dei tempi rossi come tempi bui: il papa li sta facendo tornare alla grande. Non bastava la piaga dei clandestini!
2018-05-11 00:46:56
Secondo me Moro fu un pessimo politico. Liberare dei brigatisti per salvarlo sarebbe stato perfettamente in linea con il suo modo di pensare e di agire, ma sarebbe stato anche un grandissimo errore. Se lo stato avesse liberato dei brigatisti, costoro avrebbero ripreso a colpire e ad uccidere: per salvare la vita di Moro sarebbe morto qualcun altro. E se in seguito polizia e carabinieri fossero riusciti a catturare degli altri, ai loro numerosi compagni rimasti in liberta' sarebbe bastato rapire qualche altro politico per far liberare anche quelli, cosa che sarebbe avvenuta di sicuro proprio a causa del precedente stabilito con Moro. E gli uomini della scorta? Carne da macello, morti inutilmente.
2018-05-10 20:34:01
l'unico caso in cui l'itaGlia non ha trattato con i terroristi. Con la mafia lo Stato ha trattato, con chi ci sequestra gli italiani all'estero trattiamo e paghiamo, abbiamo trattato anche con i terroristi altoatesini bombaroli e nessuno e' mai andato in carcere!!! ma per Moro ci fu opportunismo politico e paura che sequestrassero altri politici!...