Tav, è scontro. Di Maio: «Non si fa». E dal Mit trapela: «Analisi costi-benefici negativa»

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Tav, Di Maio dice no. Di Battista: ​«Salvini non rompa». Gelo Lega
Dal tunnel della Tav, il governo rischia di uscire a pezzi. Lo rende chiaro Luigi Di Maio quando chiude a ogni possibile mediazione: «Finché ci sarà il M5s, non c'è storia». Al suo fianco, dalle piazze d'Abruzzo, Alessandro Di Battista si fa greve: «Se la Lega intende andare avanti su quel buco inutile che costa 20 miliardi, tornasse da Berlusconi e non rompesse i coglioni. È chiaro?». Intanto dal Mit trapela che dall'approfondimento tecnico circa i dati dell'analisi costi-benefici sta emergendo un saldo fortemente negativo a carico della prosecuzione dell'opera. 

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Matteo Salvini è a pochi chilometri, indossa una maglietta del Giulianova e arringa i teramani. Legge, ma sceglie di ignorare i toni ultimativi: «Troveremo un'intesa, tagliando i costi». Stavolta il governo davvero traballa, concordano i «gialli» e i «verdi». I telefoni sono roventi, le basi in subbuglio. Nessun contatto si segnala tra i leader di M5s e Lega. Giuseppe Conte deve intervenire, a farsi garante di una decisione sulla base di dati «trasparenti».

A surriscaldare gli animi è stata la passeggiata di venerdì di Salvini a Chiomonte. A dare fuoco alle polveri, la lettura di messaggi dei militanti e dei sondaggi che danno il M5s sempre più in sofferenza. La Tav diventa per Di Maio l'ultimo baluardo di una lunghissima campagna elettorale che punta alle europee di fine maggio, passando per le regionali in Abruzzo, Sardegna e Basilicata. E così, passeggiando per le vie di Penne (Pescara) con al fianco Di Battista, che incarna l'anima 'di lottà del M5s, il leader pentastellato dice No: «Finché ci sarà il Movimento 5 Stelle al governo la Tav Torino-Lione non ha storia, non ha futuro. 
 

Il cantiere ancora non c'è ma lo vogliono le peggiori lobby, che hanno sostenuto Renzi e Berlusconi». Le parole del vicepremier scavalcano quelle del ministro Danilo Toninelli, che annuncia la ricerca di «un punto di caduta»: entro febbraio, «tra pochi giorni», arriverà - spiega - il risultato dell'analisi costi-benefici.

Fonti M5s del Mit vicine al dossier spiegano che il rapporto dei tecnici è «fortemente» negativo. Ma i leghisti spingono per il Sì, anche condizionato a un taglio dei costi. È questa la linea di Salvini, convinto che un'intesa si possa e si debba trovare. Non c'è infatti solo il No netto dei Di Battista. Ma anche il Sì deciso del Nord leghista, che spinge perché l'opera si faccia «e basta», senza modifiche. Qualche parlamentare cita l'ipotesi referendum o di far mancare i voti in Parlamento per lo stop all'opera (ma è dubbio che serva): la pressione è fortissima. Dai vertici di via Bellerio arriva però un messaggio «realista e di buonsenso». E ai Cinque stelle che sventolano il «No», Salvini replica ostentando calma. In ambienti parlamentari c'è chi ipotizza uno scambio tra la Tav e il No al processo per Salvini sul caso Diciotti: non è esiste, smentiscono da ambo i lati. E dal governo provano a placare le fiamme. A farsi garante della Lega rispetto alle intemerate pentastellate, decide di scendere in campo il presidente del Consiglio.

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Conte interviene con una nota a garantire che «la decisione finale» avverrà «non sulla base di sensibilità personali o di una singola forza politica» ma di una valutazione di «tutte le implicazioni tecniche, economiche, sociali», sulla base della analisi costi-benefici: «Renderemo trasparenti i risultati». Ma più che i dati, concordano leghisti e pentastellati, conta la politica. Ecco perché Salvini fa leva sull'immagine del M5s come partito dei no: «Senza pregiudizi, se l'opera riduce i tempi, l'inquinamento e conviene, perché non farla?», domanda facendo finta di non sentire il «non rompa i coglioni» di Di Battista. Il balletto è singolare. «Discorso chiuso», dichiara Di Maio. E Salvini: «Non vedo spaccature». «Torni da Berlusconi», tuona Di Battista. «La Tav serve agli italiani», ostenta distacco il leghista, tra una piazza e l'altra. Di Maio e Di Battista - in un siparietto dalla stazione di Pescara - fanno sapere di volere le opere, ma quelle «utili» come la «Pescara-Roma». Poi rilanciano temi come la lotta alle lobby del gioco e pure a Benetton su autostrade. E la Tav? «Con i 20 miliardi che servono ci facciamo 2500. Ora apriamo un tavolo per accelerare i cantieri. A Salvini dico di non farci dividere e andare avanti sulle misure su cui siamo d'accordo», dice il capo M5s. Il finale di partita non è scontato. Perché il governo non cada c'è chi vorrebbe rinviare la scelta a dopo le europee. Ma M5s ha bisogno di dire No e lo vuole prima del voto.

Se dall'analisi costi-benefici emerge un saldo negativo a carico del Tav il premier Giuseppe Conte non potrà che prenderne atto e l'opera non potrà che essere bloccata, sottolineano fonti di governo M5S. Le stesse fonti spiegano che, visto che l'approfondimento tecnico sul Tav è ormai pronta la decisione del governo in merito arriverà nel «brevissimo periodo».
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Sabato 2 Febbraio 2019, 13:30






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5 di 54 commenti presenti
2019-02-03 16:25:08
L'azzurra Elisabetta Gardini guida "l'operazione verità" su Foibe, esuli italiani in Istria e gli orrori dei comunisti jugoslavi di Tito. Il 5 febbraio a Bruxelles la capogruppo di Forza Italia al Parlamento Europeo organizza una mostra e un convegno dedicato alla tragedia della Seconda Guerra mondiale troppo spesso dimenticata dagli storici italiani e potrebbe essere l'occasione giusta per chiedere ai vertici delle repubbliche dell'ex Jugoslavia accesso agli archivi. L'obiettivo, spiega al Giornale Vito Comencini, segretario della Commissione esteri della Camera, è quello di creare una Commissione parlamentare d'inchiesta per far luce sui crimini commessi da Tito "a cominciare dalla strage di Vergarolla, che provocò la fuga degli italiani da Pola del 1947". Le vittime italiane di quella campagna sanguinaria di eliminazione fisica "non erano solo fascisti o collaborazionisti, ma anche di antifascisti, democratici e patrioti che, dopo aver combattuto nella Liberazione, si opponevano alle mire del regime comunista di Belgrado". Una verità scomoda per decenni ignorata consapevolmente da politici e storici di sinistra.
2019-02-03 11:27:10
CI SONO ITALIANI E ITALIANI...«Ho letto a fatica le fitte 50 pagine di motivazione della relazione del Tribunale di Catania inviata al Senato della Repubblica per ottenere l’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro Matteo Salvini per il reato di sequestro di persona relativamente al noto caso della Nave “Diciotti”. Le ho lette con fatica per il crescente sdegno e disappunto». Con queste parole Augusto Sinagra, ex magistrato e docente di diritto internazionale e di diritto dell’Unione Europea all’università La Sapienza di Roma, in una lettera aperta pubblicata da Dagospia fa a pezzi il ragionamento dei giudici che chiedono l’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini. «I tre giudici, tutti (casualmente) iscritti a “Magistratura Democratica” (notoriamente un vero e proprio movimento politico), si producono in una lunga dissertazione di norme di diritto internazionale generale e convenzionale che manifesta chiaramente l’uso strumentale delle norme stesse sul piano interpretativo (come anche l’intendimento strumentale dei dati di fatto della vicenda). Omettendo commenti puntuali alle molto singolari considerazioni dei tre giudici – scrive il direttore della Rivista della Cooperazione Giuridica Internazionale – questi in buona sostanza si arrogano poteri di valutazione e di decisione politica spettanti esclusivamente all’autorità – appunto – “politica”. Cioè spettanti esclusivamente al ministro dell’Interno Matteo Salvini». Il ministro è accusato di sequestro di persona aggravato per aver impedito ai migranti di scendere dalla nave della Marina italiana nel porto di Catania. Secondo Sinagra, però i tre giudici, escludono «l’esimente dell’art. 51 c.p., nonostante la legge n. 121 del 1982» indica «il ministro dell’Interno come “responsabile della tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica ed è l’autorità nazionale di pubblica sicurezza. Coordina i compiti e le attività delle forze di polizia esercitando la funzione di direzione dei servizi di ordine e sicurezza pubblica”». Una decisione che, dice il professore, è fatta «pur di arrivare a formulare l’accusa» privando «il ministro del suo potere di esercizio di un diritto o di adempimento di un dovere». «Qui siamo ad una vera “usurpazione dei poteri” – scrive Sinagra nella sua lettera – allo stravolgimento dello Stato di diritto, alla negazione dei diritti e delle libertà oltre che dell’Autorità dello Stato nella sua configurazione di ripartizione dei poteri». «La “relazione” al Senato dei tre giudici – spiega – che prima qualifica abusivamente i soggetti interessati come “migranti”, e poi pudicamente come “stranieri non regolari” o “immigrati irregolari”, conferma un dato dell’esperienza, e cioè che i provvedimenti giurisdizionali possono essere motivati in un modo o in un altro in vista di una preconcetta convinzione o preordinato convincimento. Per la mia pregressa esperienza di pm e di giudice posso darne attestazione». Per Sinagra i giudici di Catania starebbero consentendo “l’invasione legalizzata”, negando “la sovranità e l’indipendenza dello Stato” grazie alla “abolizione delle frontiere”. «In buona misura – scrive – secondo i tre giudici di Catania, chiunque si diriga via mare verso la costa italiana ha diritto ad un “place of safety” (Pos), e il ministro dell’Interno ha l’obbligo di indicarlo subito. E chiunque, pur privo di documenti e non identificato, ha diritto ad entrare nel territorio dello Stato». Secondo Sinagra «l’obiettivo vero è “colpire” il ministro Matteo Salvini in quanto ostacolo a un preordinato progetto di disintegrazione dello Stato e di sconvolgimento della comunità civile». «Tutto ciò nonostante il Procuratore Capo di Catania Carmelo Zuccaro avesse correttamente richiesto l’archiviazione del procedimento. E non risulta che il Dottor Carmelo Zuccaro, che già ha una grande esperienza in materia, sia meno “bravo” o meno “perspicace” dei tre giudici autori di questo capolavoro di “politica migratoria”. La parola adesso è al Senato della Repubblica, che sicuramente negherà l’autorizzazione a procedere, ma questa certezza non ci esime dal dovere di testimoniare apprezzamento e condivisione nei confronti del ministro Matteo Salvini, ma anche di una sua difesa, perché questo dovrebbe essere il dovere dei cittadini italiani veri». GLI ALTRI SONO RINNEGATI.
2019-02-03 12:47:50
Sono talmente d'accordo col suo commento che me lo sono salvato. Complimenti.
2019-02-03 13:54:22
parole sante. e credo che alla fine periranno colpiti dalle loro stesse armi.
2019-02-03 16:04:03
Signori Fiocchi e copppertone, è evidente che il commento non è frutto del mio sacco, sarei un disgraziato se me lo avessi attribuito, il mio comportamento è dettato alla ricercare di verità e punti di vista fuori dagli schemi e non omologati culturalmente e "politicamente", il cammino di un Uomo e di una società non può essere ne prefissata ne obbligata, non sarebbe libertà. Abbiamo creduto, abbiamo sacrificato, abbiamo offerto lacrime e dolori consapevolmente e inconsapevolmente, abbiamo vissuto quel tanto che ci basta per capire e sapere che non siamo polli, ogni giorno che passa sentiamo di essere nel giusto nonostante le nostre differenze personali di credo religioso, il dolore ci unisce il futuro delle nostre proli ci impaurisce o si lotta e si vince o si sta fermi e si perde. NOI SIAMO IL PRODOTTO DI QUELLI CHE CI HANNO PRECEDUTO, NON TRADIAMOLI. Vs. Odaldelta.