Roma, ex preside racconta: «Denunciai gli abusi degli Spada, dieci anni da incubo e nessuno mi aiutò»

PER APPROFONDIRE: clan spada, ostia
Dieci anni fa Armando Spada si presentò sotto casa di Lucia Salvati urlando e minacciando lei e i figli per spalleggiare i vicini che avevano compiuto abusi edilizi nella villetta accanto. All'epoca fuori dall'Infernetto, poco lontano da Ostia, pochi conoscevano gli Spada, il clan assurto agli onori delle cronache con l'aggressione alla troupe della Rai.

Salvati, preside in pensione, ha 76 anni e gli ultimi 12 li ha passati in buona parte a combattere contro l'arroganza della famiglia criminale sinti, riscontrando «l'indifferenza se non la collusione - dice - delle istituzioni». «Avevo denunciato fin dal 2005 gli abusi edilizi della coppia di vicini, compiuti con lavori assordanti e in spregio di tutte le regole - racconta la professoressa -. Avevano diviso la loro bifamiliare in 4 appartamenti e costruito un'abitazione abusiva dietro, affittata a immigrati. Le denunce andarono a vuoto, ma il 9 gennaio 2007 questo energumeno arrivò urlando 'Vi ammazzo tutti, gli amici miei li dovete lasciare stare'. Non sapevo chi fosse, minacciò i miei due figli; dopo abbiamo scoperto che era Armando Spada
».

Si tratta del cugino di Carmine e Roberto Spada: il primo, detto Romoletto, è il capoclan condannato a 10 anni per estorsione con l'aggravante del metodo mafioso, e il secondo autore della testata al giornalista Daniele Piervincenzi. Armando Spada, secondo la procura di Roma, forniva la manovalanza per le intimidazioni commissionate dal dirigente dell'ufficio tecnico del Municipio di Ostia Aldo Papalini, per togliere stabilimenti e concessioni balneari ai titolari e riassegnarle a imprenditori amici. «Quello è l'unico lotto che non l'ha mai voluto nessuno, lo sai di chi era quello là, no? È de quelli che avemo ammazzato, gli ultimi», dice Armando Spada a Papalini, intercettato dalle forze dell'ordine nell'ufficio tecnico nel 2012.

Spada è stato poi condannato a 5 anni e 8 mesi, ma non per omicidio. È questo il personaggio che testimonierà che il figlio della preside in pensione, Antonello De Pierro, aveva aggredito i vicini al fianco dei quali si era presentato minaccioso.
«Ci siamo mossi in un contesto completamente condizionato dagli Spada - dice De Pierro -. I vigili urbani non intervenivano sugli abusi, i carabinieri non specificavano nelle informative chi fosse Armando Spada - un maresciallo venne trasferito per questo -, al commissariato di Ostia negli anni successivi venne Antonio Franco, dirigente condannato l'anno scorso a 4 anni per peculato, falso e truffa e sotto inchiesta per corruzione (avrebbe preso migliaia di euro al mese da un imprenditore considerato vicino agli Spada, ndr)».

«I poliziotti intervenuti non vollero sequestrare il bastone con cui Spada aveva colpito mio fratello - prosegue De Pierro, giornalista e attivista per la legalità con L'Italia dei Diritti - e si rifiutarono anche di perquisirlo, avendo notato io il gesto di estrarre un coltello. Ci hanno accusato di stalking, di minacce, di tutto. Un incubo giudiziario in sede penale e civile che non è ancora finito e che ci è già costato decine di migliaia di euro in avvocati. Sempre con la sensazione che Armando Spada fosse un intoccabile».

La signora Salvati negli anni scorsi si è incatenata per protesta davanti al Tribunale di Ostia, poi di fronte al Campidoglio e anche sotto l'agenzia Ansa.
«Ho chiesto in tutti i modi giustizia - dice -, perché un cittadino onesto e che ha sempre insegnato il rispetto della legalità ai propri alunni a scuola, per decenni, non deve trovarsi solo di fronte alla prepotenza dei criminali e alle istituzioni che sono assenti».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Martedì 14 Novembre 2017, 14:12






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5 di 6 commenti presenti
2017-11-15 10:28:16
Giro un messaggio ricevuto da whatsapp .... questo fa riflettere sulla "giustizia" che c'è in Italia --------------- Ma quali carabinieri, polizia, finanzieri…mandateli tutti a casa sti nullafacenti! Ma ancora non l’avete capito? Oggi per combattere la criminalità ci vogliono i giornalisti. Ma pensateci…a Roma il tribunale non ha riconosciuto l’associazione a delinquere di stampo mafioso malgrado anni di indagini dei ROS, poi una bestia tira una craniata in faccia ad un cronista e, in tempo zero, scattano le manette con l’accusa di aver agito con metodi mafiosi (la mafia non c’è, ma il metodo mafioso sì…bhò!). A Dubai, Tulliani si gode indisturbato la sua latitanza dorata, poi viene scovato dai giornalisti e finisce immediatamente dietro le sbarre. E vogliamo parlare di Saviano? Nell’immaginario collettivo mica sono state le investigazioni delle forze dell’ordine a sgominare la camorra, bensì le inchieste giornalistiche scopiazzate dall’eroico scribacchino. A questo punto io gli affiderei tutta l’attività di polizia giudiziaria. D’altronde sulla loro efficienza non si discute, non hanno bisogno di deleghe per interrogare gli indagati, non gli servono decreti per intercettarli o filmarli, né rogatorie internazionali per cercarli. Non hanno l’obbligo di essere super partes, al minimo rischio scatta la scorta e, semmai qualcuno li tocca, la solidarietà è obbligatoria. Per non parlare poi dei tempi della giustizia, basta lunghi procedimenti che si trascinano per anni! Serve solo un bel processo mediatico senza alcuna garanzia difensiva davanti alle telecamere. Per cui, togliete i falchi e mettete le Jene, levate le teste di cuoio e mettete i Gabibbi, istituite le redazioni radiomobili, le troupe di intervento speciale, i cronisti cacciatori… Con loro la criminalità ha le ore contate, perché fa meno male una testata in faccia che una testata giornalistica…
2017-11-14 16:48:19
Sara' perche' questi energumeni sono tanto simpatici alla destra fascista!
2017-11-14 16:32:11
ennesima demo di cosa succede ad essere onesti in itaglia
2017-11-14 15:48:44
Poliziotti, carabinieri, pensate che si mettano a rischiare la pelle per 1500 euro al mese per poi vederselo rilascato dal PM di turno? Bisogna cambiare le leggi..
2017-11-14 15:24:25
Sarebbe da imporre coprifuoco e legge marziale ad Ostia con tanto di razionamento alimentare, metodi antiquati ma credo sia l'unico modo per far crollare l'omertà attorno a questa gang di zingari sinti.