Tav congelata dalla mozione Lega-M5s. Le aziende: «Pronte a fermarci». Salvini: «Contratto da rivedere»

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Ok alla mozione congela Tav, le aziende: «Pronte a fermarci». Salvini: «Contratto da rivedere»

di Emilio Pucci

«Entro due settimane comunicheremo la decisione. Faremo una scelta con gli alleati». Mentre alla Camera passa la mozione della maggioranza sulla Tav (261 voti a favore, 136 contrari e due astenuti: circa 70 voti in meno della maggioranza giallo-verde sulla carta), il ministro dei Trasporti, Toninelli, conferma il timing per dire sì o no all’Alta velocità. Telt, la società metà italiana e metà francese responsabile della realizzazione della infrastruttura, ha optato per un rinvio di quindici giorni. E la Lega «per non perdere fondi europei» punta affinché ci sia il via libera ai bandi di gara al momento congelati. «Poi – questa la tesi – siccome la Telt è sotto la giurisdizione francese se ne potrà sempre discutere, ma intanto diamo un segnale».

«Le parole sono a zero, il Piemonte non accetterà di essere nell’angolo», taglia corto il governatore della regione, Chiamparino, mentre le imprese piemontesi minacciano il fermo delle attività. Corrado Alberto, presidente di Api Torino, ventila «un fermo delle attività produttive, d’accordo coi lavoratori, per dire che il sistema imprese e lavoro non cede il passo a chi vuole distruggere il nostro futuro». 

Salvini pensa di forzare la mano, per poi arrivare ad una mini-Tav e spendere i soldi risparmiati per realizzare infrastrutture al Sud. Ma il muro del Movimento 5Stelle resta, anche se Di Maio continua a dire che alla fine si troverà un accordo. Al momento la mozione Lega-M5S è solo un compromesso. I pentastellati avrebbero voluto citare le cifre dell’analisi costi-benefici nel documento, il Carroccio ha rilanciato con la necessità di inserire cifre diverse. Alla fine si è deciso di attestarsi sul contratto firmato dai due vicepremier. Contratto che però, ha ricordato Salvini ieri sera, «non è la Bibbia: nei prossimi mesi o anni bisognerà riaggiornarlo, perché l’economia va avanti. Magari ne riparleremo non nel 2019, ma nel 2020. Che ci siano punti di distanza tra noi è chiaro».

Nella mozione sulla tav Lega ha dovuto incassare quella frase – «il progetto va ridiscusso integralmente» – che ha fatto sì che l’opposizione denunci uno «scambio» tra i due azionisti dell’esecutivo, dopo il salvataggio del ministro dell’Interno da parte M5S sul caso Diciotti. Tesi respinta dal segretario della Lega, che con i suoi ricorda come anche nel testo che ha avuto semaforo verde di Montecitorio si parla di «applicazione dell’accordo tra Italia e Francia». Dunque dovrà esserci per forza un’intesa tra Roma e Parigi, il ragionamento. 
La partita politica in ogni caso è bloccata fino alle Europee con i big leghisti che non nascondono sotto traccia l’irritazione per i paletti grillini. «Così non si va avanti, è uno scandalo. Diamo un messaggio di bloccare le opere e così ci isoliamo dal mondo», il refrain. «La Tav va fatta», ripete il responsabile del Viminale. «La mozione va nella giusta direzione. L’opera va bloccata», la risposta M5S. 

DIPLOMAZIA CIVICA
C’è intanto una diplomazia “civica” parallela che lavora per bypassare M5S e Lega. Ieri il sindaco di Milano, Sala («senza la Tav saremo in serie B dell’Europa», ha spiegato) ha incontrato il primo cittadino di Lione. L’ex ministro dell’Interno francese, Gerard Collomb, prevede che la Torino-Lione si farà e contesta l’analisi costi-benefici realizzata dal Mit: «E’ inesatta, sottovaluta l’impatto della mobilità». 

LA BARRIERA UE
Bruxelles non cede, anzi è tornata a minacciare ritorsioni dal punto di vista economico. Non cede il presidente di Confindustria, Boccia, secondo cui dire no alla Tav vuol dire perdere 50mila posti di lavoro. E non cedono neanche le opposizioni, nonostante le mozioni di FI, Pd e Fdi che sollecitavano lo sblocco dei bandi di gara siano state bocciate dopo il parere negativo da parte del governo. Berlusconi ha riunito lo stato maggiore azzurro e incontrato esponenti del comitato Sì Tav mentre il presidente FdI, Meloni, si dice «molto arrabbiata». Sulle barricate il Pd che nell’Aula della Camera ha esposto cartelli «salva Salvini e boccia la Tav». 
 
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Venerdì 22 Febbraio 2019, 01:08






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1 di 1 commenti presenti
2019-02-22 11:54:58
Quello che ha disegnato il bacio sul manifesto tra salvini e di maio la vedeva molto lunga, i fatti sono fatti, si sono assunti tutti la responsabilità di chiudere i porti ai naufraghi, si sono auto assolti dal giusto processo, e adesso si scambiano i favori, che a questo punto sigillano la nascita del nuovo partito della Nazional-Grillo-lega, come da programma e contratto.