M5S salva Salvini, sollievo di Conte. Ma riparte lo scontro sui dossier caldi

M5S salva Salvini, sollievo di Conte. Ma riparte lo scontro sui dossier caldi

di Marco Conti

Tanto tuonò che non piovve. Almeno per ora. Dalla piattaforma Rousseau esce a sera tarda un verdetto che fa tirare un sospiro di sollievo a palazzo Chigi dove Giuseppe Conte ha trascorso la serata visibilmente arrabbiato per le indiscrezioni filtrate e poi smentite, relative ad una sua presunta contrarietà al voto online. Una tesi, che se confermata, avrebbe posto il premier in contrapposizione con la scelta fatta da Di Maio, e condivisa da Salvini, e aumentato le fibrillazioni nella maggioranza.

IL PARTITO
Resta il fatto che alla fine il vero vincitore di ieri sera è stato Matteo Salvini. Il leader della Lega vince il referendum su se stesso anche dentro il M5S e ciò conferma la progressiva assimilazione tra due partiti che hanno spazi sempre più ampi di convergenza e sorprende vi siano anche sul tema della giustizia e dell'immunità. Un'evoluzione che la Lega ha già fatto passando dal cappio esibito in aula nel 93 dal leghista Luca Leoni Orsenigo, al voto di leggi e lodi sulla giustizia dei governi Berlusconi. Ora tocca al M5S dire no alla giunta del Senato alla richiesta dei giudici siciliani. Alla senatrice Taverna dare dei «talebani» a chi lo avrebbe voluto e a Di Maio invitare i suoi a «evitare commenti» sull'arresto dei genitori di Renzi. Diventare, come sostiene il capogruppo di FdI Francesco Lollobrigida, «un partito come gli altri» potrebbe però risultare molto complicato per il M5S.

Il risultato della consultazione online mette ancor più ai margini l'ala di sinistra del Movimento con Nugnes e Fattori che ieri sera non hanno partecipato all'assemblea e che rischiano l'espulsione come tutti coloro che voteranno diversamente dal risultato di ieri. Tutta l'ala governativa, o che occupa posti e poltrone, si è infatti schierata a favore del no al processo. Ha spuntato un 59% che però lascia all'opposizione interna uno spazio enorme, il 40%, che potrebbe aumentare se riuscirà a recuperare quella metà di iscritti alla piattaforma che ieri non hanno votato.

Scampato il pericolo, nella maggioranza giallo-verde le contraddizioni restano però tutte e il risultato di ieri sera, e l'assemblea dei parlamentari M5S, lo confermano. Tirar fuori Salvini da un processo molto rischioso, significa infatti salvare anche la politica del governo sull'immigrazione e non solo. Lo diceva ieri mattina a chiare lettere il sottosegretario Giancarlo Giorgetti secondo il quale quello del M5S «è un voto anche sull'operato del governo». Il problema è come andare avanti. Il contratto di governo è saltato da tempo e ora viene al più reciprocamente usato come randello.

Il M5S è in cerca di una nuova identità oscillando tra doppio petto e movimentismo. Le proposte riorganizzative illustrate ieri sera servono più che altro a Di Maio per mascherare la crisi identità. L'assemblea, senza streaming, molto somigliava a quelle di Forza Italia. Sia nella organizzazione, che negli argomenti usati da Di Maio per giustificare il calo nei sondaggi.

L'ala movimentista che fa capo a Roberto Fico per ora tace, ma prima o poi dovrà alzare la testa per evitare nuovi e importanti abbandoni e cercare di impedire che la Lega faccia scouting di parlamentari grillini specie nel Mezzogiorno. Il partito del doppio petto di Conte è stato narcotizzato subito dopo l'accordo con la Commissione sulla legge di Bilancio. Il rischio di una manovra correttiva, che ieri il sottosegretario Giancarlo Giorgetti non escludeva, potrebbe ridare al premier nuova centralità, ma su tutti gli altri temi dell'agenda è buio fitto. Dalla Tav all'autonomia differenziata, passando per la legittima difesa e le tante nomine bloccate - Inps in testa - è stallo. M5S e Lega litigano persino sul decretone che dovrebbe licenziare Reddito e Quota100. E maggio è ancora lontano.
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Martedì 19 Febbraio 2019, 07:46






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1 di 1 commenti presenti
2019-02-19 11:51:32
grandissimo premier, si spera duri a lungo.