Rissa alla Camera, Fico sotto accusa. Grillino mima le manette, Pd esce

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Referendum, il Pd contro Fico: bagarre in aula, seduta sospesa
Duro scontro alla Camera tra il Pd, che abbandona l'Aula per protesta contro il gesto delle manette fatto da Giuseppe D'Ambrosio (M5S) a Gennaro Migliore, ed il presidente Roberto Fico (bersaglio mancato per pochissimo di un fascicolo lanciatogli da Davide Gariglio che colpisce una commessa) durante l'esame della proposta di legge costituzionale sul referendum. La tensione sale quando Francesco Forciniti (M5S) polemizza sul modo di selezione della classe dirigente da parte di Forza Italia e del Pd. «Che ci vengano a dare lezioni sul metodo di selezione dei candidati è una cosa che ci fa molto, molto sorridere», sostiene Alfredo Bazoli del Pd mentre Roberto Occhiuto rivendica a Forza Italia il merito di aver portato delle eccellenze in Parlamento.
 


Ma Giuseppe D'Ambrosio, rivolto a Gennaro Migliore (Pd), mima le manette incrociando i propri polsi. Ed è bagarre. I deputati del Pd ne chiedono l'espulsione dall'Aula o quanto meno le scuse, e c'è chi urla «fascista» al parlamentare pentastellato. Fico spiega che D'Ambrosio è stato richiamato all'ordine; quanto ad ulteriori sanzioni a suo carico se ne sarebbe parlato in una prossima riunione del collegio dei Questori. Al Pd non basta: «Se D'Ambrosio non si scusa o non viene espulso noi abbandoniamo l'Aula», annuncia Emanuele Fiano. Ma mentre i dem lasciano l'Emiciclo, Fico dice loro «arrivederci...»: si rende conto di aver sbagliato (dopo si scuserà formalmente), ma la frittata ormai è fatta. I deputati del Pd prima urlano al presidente «Arrivederci a chi? Come si permette? È intollerabile!». Poi virano dalla porta dell'Emiciclo e vanno all'assalto del banco della presidenza per protestare. Uno di loro fa volare a calci le sedie del governo, e Davide Gariglio lancia dei fascicoli contro il presidente: Fico non viene colpito la commessa alle sue spalle sì.

A quel punto, il segretario generale Lucia Pagano consiglia di sospendere la seduta, mentre le urla non si placano. Alla ripresa, con i banchi del Pd deserti, Fico si scusa
«per aver risposto arrivederci ammettendo il proprio errore». Poi in serata annuncia di aver chiesto al Collegio dei Questori di aprire un'istruttoria, in base alla quale prenderà una decisione su eventuali sanzioni. Inoltre in totale contemporanea all'»assalto alla presidenza« in Aula si consuma un altro fatto. Il dem Davide Marattin viene visto andare verso Alberto Zolezzi (M5S), il quale riprende la scena con il suo cellulare. «Improvvisamente - racconta Zolezzi - si è avvicinato a me offendendomi a muso duro, tirandomi due schiaffi ed dicendo frasi che per pudore evito di riportare».

Ma Marattin si difende:
«Aggressione? Sono andato a dirgli che secondo il regolamento non può fare riprese, e ho ricevuto in cambio i soliti insulti che da 15 minuti ci stavano rivolgendo, con lo scandaloso beneplacito del Presidente Fico. Ma i pentastellati non ci stanno, e chiedono a carico del collega dem il massimo delle sanzioni: «il suo labiale è inequivocabile», dicono pubblicando in rete un video. A freddo poi torna la ragionevolezza: «mi fa piacere aver ricevuto una lettera di scuse da parte del deputato del Pd che ha lanciato dei fascicoli contro la presidenza», fa sapere lo stesso Roberto Fico.
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Giovedì 14 Febbraio 2019, 13:49






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5 di 18 commenti presenti
2019-02-15 14:34:56
credo che certi "gesti" agli onesti sono indifferenti ma "mai parlare di corda in casa dell' impLiccato"
2019-02-15 09:29:07
sono questi gli uomini di Stato dei 5S....
2019-02-15 15:02:49
quelli che tirano i "faldoni" invece sono "i bambini" del ..........
2019-02-15 08:58:06
solo Jose Mourinho puo' fare il gesto delle manette .... Cartellino rosso a D'Ambrosio .....
2019-02-15 08:27:16
Nel pomeriggio di giovedì, Corrado Formigli, lo aveva annunciato come un servizio pesantissimo, "cose molto inquietanti". Cose che imbarazzano ulteriormente Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista. Già, perché nella puntata di giovedì 14 febbraio di PiazzaPulita su La7 è stata trasmessa un'intervista a Christophe Chalençon, il leader dei gilet gialli incontrato dai grillini (dopo quell'incontro, il ritiro dell'ambasciatore francese). E Chalençon, in effetti, dice qualcosa di davvero inquietante: "Abbiamo paramilitari pronti a intervenire perché anche loro vogliono far cadere il governo. Oggi è tutto calmo, ma siamo sull'orlo della guerra civile. Quindi si trovino delle soluzioni politiche molto rapidamente, perché dietro ci sono delle persone pronte a intervenire da ovunque. Delle persone che si sono ritirate dall'esercito e che sono contro il potere". Queste le parole del gilet giallo, che si dice pronto "a un golpe". Parole fortissime e che fanno comprendere la pericolosità di quei gilet gialli "coccolati" da Di Maio e Di Battista. Come se non bastassero le violenze e le devastazioni che hanno sempre accompagnato il movimento che si oppone (nel modo sbagliato) ad Emmanuel Macron, ora ecco anche la promessa: blitz dei paramilitari e colpo di Stato. Dibba e Di Maio che dicono?