M5S, Grillo torna da Farage: «Ora referendum anti-euro»

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Grillo torna da Farage: «Ora referendum anti-euro»

di Claudio Marincola

Dietrofront. La pattuglia grillina incassa il rifiuto dei liberali europeisti e torna tra le braccia di Nigel Farage, l'istigatore della Brexit. Tramontata l'era dello streaming è bastata una conference call per declinare verbi di pace e accogliere il figliol prodigo Beppe Grillo. In realtà parlare di ritorno è improprio. I grillini non se ne sono mai andati, come hanno specificato in modo molto british fonti interne al gruppo Efdd. La conversazione, a quanto pare, avrebbe avuto toni anche «umoristici». Il leader dell'Ukip ha dettato le sue condizioni: la proposta di un referendum sull'euro; la testa di David Borrelli e quella del funzionario che ha partecipato alla trattativa con l'Alde del presidente Guy Verhofstadt.

Insomma chi si aspettava animosità, ostilità o freddezza è rimasto deluso. Sia Grillo che Farage avrebbero invece dato prova di grande realismo, al limite della sterilità emotiva. Non sono volate parole appuntite. E Casaleggio, atteso invano ieri a Roma, era ancora troppo provato per il suo esordio maldestro sulla scena europea per alimentare altre suggestioni. «Sono felice di dire che qualsiasi differenza tra il M5S e me è stata risolta in modo amichevole - ha spalancato le braccia Farage. Facile immaginare il sorriso sornione di Farage nell'annunciare che ci saranno «alcuni cambiamenti amministrativi». «A Strasburgo continueremo il nostro lavoro insieme nell'Efdd, la campagna di Beppe Grillo per un referendum sull'appartenenza dell'Italia all'eurozona sta crescendo - ha continuato il leader dell'Ukip - ammiro da tempo il suo lavoro in Italia e gli auguro di avere fortuna, la campagna anti-establishment in Europa è appena agli inizi».

A CANOSSA
Aver dissipato una consistente quota di credibilità non sembra essere d'altro canto un problema per Grillo. La base è in fermento. Il maldipancia cresce. La porta in faccia ricevuta dai liberali dell'Alde, «il gruppo di Mario Monti, colui che ha definito la Grecia il più grande successo dell'Euro», fa male. Che la scelta di tornare a Canossa sia dettata da motivi economici è di evidenza chirurgica. Anche se il comico genovese nega. Sul suo blog afferma che «le carte fatte circolare non ci appartengono». Giura di non aver firmato «nessun contratto», ma solo «un elenco di punti comuni e di contrasto». E rinnova l'attacco all'ex premier belga Verhostadt, che oggi «si propone come negoziatore per la Brexit» ma «dovrebbe solo vergognarsi, perché da meschino si è piegato alle pressioni dell'establishment».
Più che una svolta, quella del vertice grillino è una giravolta su stesso. Sul fondo resta l'immagine sgranata del fallito accordo. Anche se ora Grillo rilancia il referendum popolare sulla moneta unica e rinnova le critiche ai trattati internazionali come il Ttip, il Ceta e il conferimento del Mes alla Cina. E per compiacere fino in fondo l'amico ritrovato alza la voce contro «immigrati irregolari» e «falsi profughi» che, dice, «vanno rapidamente espulsi» mentre va accolto solo chi ha diritto d'asilo e integrati gli immigrati regolari. C'è spazio e tempo anche per una sviolinata alla Russia di Putin, «un partner economico e un alleato contro il terrorismo, non un nemico».

L'AUTOCRICA
Domanda. Che Nigel Farage abbia avuto su Grillo e Casaleggio jr un effetto ipnotizzante? «Era una questione tecnica, il Parlamento europeo funziona così», prova a salvarsi in corner la deputata Laura Castelli. E gli iscritti che avevano votato online a favore del passaggio all'Alde? «Non credo che un persona che ha partecipato ad un processo di democrazia diretta possa sentirsi delusa». Autocritca, questa sconosciuta. «Io la faccio - prosegue e conclude la Castelli - ci mancherebbe, ma non è stata una mossa spregiudicata perché non sono mai stati messi in discussione i punti del nostro programma: fiscal compat, euro, eccetera eccetera. Era una proposta che è stata messa sul blog ed è stata votata. Tutto qui». Ma sul web l'ira cresce.

 

Mercoledì 11 Gennaio 2017, 08:24




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5 di 14 commenti presenti
2017-01-11 18:55:34
brutta la fame di soldi...
2017-01-11 15:37:39
I parlamentari del m5s sono dei mestieranti dilettanti della politica, che si affidano; per fare politica nella realtà italiana; oltre che alla consulenza di Grillo, creatore del m5s(pur non facendone parte); anche al suo nipotino Casaleggio; detentori, tutti e due assieme, di una azienda per "fare politica" per conto terzi, e ricavarne loro, vantaggi economici, facendosi pagare.
2017-01-11 15:14:07
Amburgo trova una scusa migliore
2017-01-11 14:26:01
Si continua con lo zig-zag con questi come con quelli che li hanno preceduti. Poi stupiamoci dell'antipolitica crescente ! Torneremo a non votare. Ado
2017-01-11 14:25:12
Mi viene in mente una storia che ho sentito alcuni anni fa: un uomo e una donna, dopo un paio d'anni di fidanzamento, avevano deciso di sposarsi, di mettere su famiglia. Avevano cercato casa, l'uomo aveva acquistato mobili ed elettrodomestici per diversi milioni di Lire e avevano anche fissato la data del matrimonio in chiesa con tanto di invitati. Poche ore prima del grande evento, la donna aveva telefonato al suo futuro compagno della vita comunicandogli che aveva cambiato idea, dicendo che non erano compatibili di carattere. Secondo voi la brutta figura chi l'ha fatta, chi è che si è comportato male? Chi si è fidato del partner o chi ha cambiato idea?