Processo Cucchi, carabiniere accusa due colleghi per il pestaggio

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Il carabiniere accusa due colleghi:  «Calci in faccia e colpi alla testa  così è morto Stefano Cucchi»
Un pestaggio violento, con Cucchi a terra e due carabinieri che in un' «azione combinata» infieriscono sul geometra a poche ore dal suo fermo. Poi le minacce, il tentativo di insabbiamento e infine il coraggio di parlare, di dire tutto. Per non sentirsi più «solo contro una sorta di muro, come se non ci fosse nulla da fare». Dopo nove anni arrivano le prime parole, nero su bianco, di un testimone oculare su quello che subì Stefano Cucchi mentre era nelle mani dello Stato: un pestaggio. Il ricordo di quegli attimi di violenza arriva da Francesco Tedesco, uno dei tre militari imputati al processo, che lo scorso luglio fa mettere di fronte al pm accusa gli altri due colleghi accusati come lui di omicidio preterintenzionale, Alessio Di Bernardo e Raffaele D'Alessandro. Un racconto che, nelle parole di Ilaria Cucchi ha «abbattuto il muro». 

Ilaria Cucchi: «Stefano? Ha sbagliato, ma stava ricominciando. A me ha regalato l'amore»
 
 

E il ministro Salvini ora le tende una mano: «Sorella e parenti sono i benvenuti al Viminale». «Lieta di venire», replica lei. Tutto sarebbe cominciato a poche ore dal fermo di Cucchi, la notte tra il 15 e il 16 ottobre 2009, con un battibecco tra il giovane appena arrestato e uno dei due carabinieri. All'uscita dalla sala del fotosegnalamento della Compagnia Casilina, dopo una serie di insulti arriva lo schiaffo di Di Bernardo e parte il pestaggio: «un'azione combinata», durante la quale Stefano perde l'equilibrio e cade sul bacino per un calcio di un carabiniere e una violenta spinta dell'altro. Infine una botta alla testa, tanto violenta da far sentire il rumore - si legge nel verbale - e l'ultimo colpo sferrato da D'Alessandro con un calcio in faccia a Cucchi mentre questi è a terra. 
 


«Gli dissi 'basta, che c...fate, non vi permettete», fa mettere a verbale Tedesco che aiuta Cucchi a rialzarsi. «Sto bene, io sono un pugile», gli dice il geometra. Poi cala il muro di silenzio di fronte al quale, dopo una serie di tentativi, lo stesso Tedesco sembra impaurito. Fin dai primi minuti successivi all'episodio, il militare aveva informato l'allora comandante della stazione Appia, Roberto Mandolini, imputato al processo per calunnia e falso assieme a Vincenzo Nicolardi. Ma dal comandante non arriva alcuna risposta neppure quando - dopo la notizia della morte di Cucchi - Tedesco scrive ciò che ha visto in un file che salva su un pc. «Stampai due copie del file dell'annotazione redigendo due originali», che nonostante fossero protocollate non sono state più ritrovate nell'archivio, né sembrano mai arrivate all'autorità giudiziaria. Anzi. «D'Alessandro e Di Bernardo mi dissero che avrei dovuto farmi i c... miei», spiega Tedesco al pm il quale nel giugno scorso ha presentato una denuncia contro ignoti per la sparizione della notazione di servizio. E Mandolini prima dell'interrogatorio gli consiglia : «digli che non è successo niente».

Nove anni di silenzio alla fine dei quali Tedesco ha deciso di parlare. «All'inizio avevo molta paura per la mia carriera - dice al termine dell'interrogatorio - poi mi sono reso conto che il muro si stava sgretolando e diversi colleghi hanno iniziato a dire la verità». Tra questi il collega Riccardo Casamassima, l'appuntato che con la sua testimonianza fece riaprire l'inchiesta e che oggi dice a Tedesco «bravo, ti sei ripreso la tua dignità». «In tanti dovranno chiedere scusa», dice Ilaria Cucchi. Salvini chiede che siano puniti «eventuali reati o errori di pochissimi uomini in divisa». Gli fa eco il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta: «Quanto accaduto è inaccettabile». La testimonianza di Tedesco attende ora di essere acquisita agli atti del processo: forse dopo nove anni la morte di Stefano Cucchi troverà la verità.


 
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Giovedì 11 Ottobre 2018, 11:51






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5 di 50 commenti presenti
2018-10-12 08:20:56
Ma quante nefandezze ha commesso questo Cucchi a sentire il moralista popolino del commentario eh? Si drogava? Colpa sua. Altri compravano droga da lui? Ancora colpa sua, loro no, erano costretti loro. La famiglia? Dovrebbero nascondersi perché è colpa loro sia per Stefano che per quelli cui era imposto assumere droga immagino. I Carabinieri? Loro no. Sono stati costretti a massacrare in tandem. Era pericoloso il Cucchi così emaciato e stonato, ridotto pelle e ossa,da rappresentare un pericolo imminente per gli indefessi uomini dello Stato. Quello che il popolino belante non vede è che questi soggetti hanno ucciso volontariamente un uomo. Punto. Lo hanno massacrato, si sono spalleggiati, si sono protetti, hanno mentito, hanno infangato le persone di una famiglia alla quale avevano ucciso un membro e a me fanno vomitare. Tutti, pure i pentiti perché qualcuno sta parlando solo perché ha annusato l'aria e teme il pedaggio. Accettate che uno spacciatore in consegna allo stato venga massacrato a mani nude da uomini esaltati? Bene, quando fermeranno voi o i vostri figli, magari per un divieto di sosta, magari non arriveranno a uccidere ma vi possono lo stesso spaccare i denti dite?. Vergognatevi voi insieme a questi infangatori dell'arma! Accettate proni e servizievoli tutto ciò che vi i pone un sistema marcio e ripetete come pappagalli il mantra della settimana. LO HANNO MASSACRATO!! Fine della storia! Sono assassini! E se a voi va bene mantenere degli assassini signitica che ne siete concettualmente complici. Punto.
2018-10-12 07:13:23
"Finalmente" i veri colpevoli ? Dopo anni e anni di processi, in cui sono stati infangati operatori sanitari, altre FFOO e chi piu' ne ha ne metta emergerebbe la verita' ? Forse. Ma di tutta questa storia ci si dimentica sempre l'origine. Quanti geometri vengono picchiati o corrono il rischio di esserlo dalle FFOO ? Uno sfortunato ragazzo (e mi chiedo sempre DOVE fosse all'epoca la famiglia oggi cosi' tanto attenta e presente) e' stato vittima di una concausa di eventi, ma non dimentichiamo che sono stati originati dal SUO comportamento.
2018-10-12 13:33:06
Sono d'accordo con lei per quanto riguarda il numero di persone ingiustamente perseguite, ma le ricordo che prima di tutto c'è un cadavere e la sfido ad affermare che sia una cosa di secondaria importanza. La parola finalmente è opportuna e giusta, anche perchè finiscono le scemenze dette e scritte in nove anni, e ribadisco anche che alcuni carabinieri hanno infangato l'Arma, quindi, solo dopo aver certificato questo si parli di altro, ma ora no. Ps:a proposito del SUO comportamento, e non potendolo uccidere ulteriormente, ci si faccia una ragione.
2018-10-12 06:58:45
Nove anni... L'arrestatto non sara' stato uno stinco di santo, ma era ormai inerme.Poi l'addestramento comprende anche la resilienza alle provocazioni verbali, insulti, divincolamenti.. Quando un arrestato viene fatto accomodare in auto, ammanettato, un ben addestrato Agente o Carabiniere gli mette sempre una mano sul capo, per evitare che il detenuto sbatta volontariamente o per caso la testa sul montante, si vede in tutti i servizi tv.
2018-10-11 23:35:39
Leggo nel 2^ capoverso: “ E il ministro Salvini ora le tende una mano: «Sorella e parenti sono i benvenuti al Viminale»...”. Qualcuno si ricorda cosa disse l’ex On. Carlo Giovanardi e l’On. Matteo Salvini, ora Ministro dell’Interno, negli anni scorsi riguardo al caso Cucchi?