Giovedì 10 Gennaio 2019, 22:02

Partorisce il figlio per farlo adottare, 3 giorni dopo ci ripensa e lo riprende

PER APPROFONDIRE: figlio, neonato, ospedale, parto
La donna non voleva riconoscere il figlio, ma tre giorni dopo  ci ha ripensato

di Mauro Favaro

TREVISO Era decisa a non tenere quel figlio. Non aveva mai preso in considerazione l’aborto. Ma aveva scelto di metterlo al mondo senza riconoscerlo. Cioè di lasciarlo in ospedale subito dopo il parto, affidandolo alle cure del personale del Ca’ Foncello, dove il piccolo sarebbe rimasto fino alla conclusione del percorso di adozione. Al momento del parto è andata proprio così. La giovane mamma trevigiana di fatto non ha nemmeno visto il figlio. Dopo tre giorni di riflessioni e pensieri, però, c’ha ripensato. È tornata in ospedale e ha detto che aveva cambiato idea: era pronta a crescere il piccolo. E il bambino stavolta è tornato a casa assieme a lei. 
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5 di 26 commenti presenti
2019-01-11 19:05:31
Ed in cina allora che ucidono le figlie femmine? Ed in india allora che si vantano di aver superato demograficamente la cina? Cosa pensano gli orientali dell’aborto o della vendita? La predica va a tutti i sostenitori della globalizzazione
2019-01-11 18:26:30
L'ipocrisia, come al solito, la fa da padrona. Tutti sappiamo che nel 99 % dei casi chi si comporta così sono le donne extracomunitarie secondo le statistiche del servizio sanitario nazionale. In questa Iralia ipocrita c'e' il diritto allla privaci per cui non veniamo informati dei nomi e dei cognomi come invece avveniva solo 20 anni fa.
2019-01-11 17:52:33
...e naturalmente, il tutto che dovrebbe essere coperto dalle leggi sulla privacy viene pubblicato da mammina !! Ma veramente nessuno più pensa che un evento privato sia privato ?
2019-01-11 17:38:56
Dal titolo sembrava quasi che ci fosse un "contratto" di compravendita. Invece la legge italiana, da sempre riconosce alla donna di poter "non riconoscere" il figlio. Se NON c'e' un padre che lo fa (madre certa, padre certo dopo test genetico) il bambino viene seguito dai servizi sociali per l'affido e la successiva adozione. Un tempo (quando si partoriva a casa) c'erano i "trovatelli" lasciati in genere davanti alla porta di una chiesa o un orfanotrofio. Adesso qualunque donna, invece di lasciare il bambino in un cassonetto puo' dichiarare di non riconoscerlo e il bimbo diventa secondo la legge "figlio di donna che non vuol essere nominata" . Ma puo' sempre ripensarci, entro pochi giorni dal parto.
2019-01-11 15:10:38
Alcune considerazioni. Il "diritto", anzi non lo chiamerei diritto, ma possibilità, di poter non riconoscere il figlio deve esserci. Ci possono essere una infinità di motivi e di seri problemi per cui una donna non se la sente di portare avanti la sua genitorialità. L'utero in affitto è un caso diverso da questo, almeno così sembra, per due ragioni essenzialmente, la prima è che è pratica, fortunatamente, illegale e vietata in Italia, la seconda è, dove è legale, che la questione è vincolata da un contratto... crudele, ignobile fin che si vuole, ma alla base c'è un contratto da rispettare, come se il bambino fosse una merce qualunque con tanto di garanzia e che se non rispetta le caratteristiche richieste, viene rifiutato. Un punto invece molto interessante e parzialmente già accennato da altri commentatori, è che "madre natura" ha fatto in modo che la donna, quando diventa mamma, abbia delle soddisfazioni, dei piaceri anche fisici nel fare la mamma. Se le donne non provassero piacere nel generare, allattare e crescere la vita, non lo farebbero. È un istinto posto da madre natura, estremamente naturale che emerge e che è difficile da sopire. Nell'occasione auguri a tutte le mamme.