Biancheria intima "Made in Italy"? No, era tutta prodotta in Ungheria

Biancheria intima "Made in Italy"? No, era tutta prodotta in Ungheria

di Paola Treppo

GORIZIA e PORDENONE - La Gdf di Gorizia ha fermato un furgone proveniente dalla Slovenia dove ha rinvenuto e sottoposto a sequestro d’iniziativa 6.811 capi di biancheria intima interamente prodotti in Ungheria, ma riportanti sulle confezioni e sulle etichette interne il “tricolore italiano” e la dicitura “100% Prodotto italiano”.

Dalla verifica della documentazione commerciale e di trasporto esibita dal conducente, bloccato a Gorizia nei pressi del valico di confine Sant’Andrea, è emerso che i capi d’abbigliamento sarebbero stati consegnati a un’azienda con sede in provincia di Pordenone che li avrebbe venduti attraverso la propria rete, tra il Veneto e il Friuli Venezia Giulia.

Le successive attività investigative, condotte attraverso la tempestiva perquisizione dell’azienda importatrice e l’esame delle fatture di acquisto, hanno consentito di sottoporre a sequestro ulteriori 32.563 articoli di biancheria, per un totale di 39.374 prodotti, e di accertare che la società pordenonese, a decorrere dal 2013, ha acquistato dalla società ungherese, e in seguito commercializzato, ben 102.624 capi con le medesime caratteristiche di quelli intercettati al confine goriziano.

I sequestri e le perquisizioni d’iniziativa sono stati in seguito convalidati dalle Autorità Giudiziarie di Gorizia e Pordenone, mentre una consulenza tecnica disposta dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pordenone ha confermato la falsa indicazione di origine italiana dei prodotti.

L’amministratore dell’impresa pordenonese si è reso responsabile del reato di falsa indicazione di origine, punito fino a 2 anni di reclusione e con la multa massima di ventimila euro, mentre la società interessata all’illecito traffico è stata denunciata da parte delle fiamme gialle goriziane per responsabilità amministrativa, essendo il suo amministratore autore di una violazione penale che configura la responsabilità dell’ente per gli illeciti dipendenti da reato. 
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Mercoledì 13 Giugno 2018, 10:03






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5 di 8 commenti presenti
2018-06-13 10:47:13
solo 2 anni e 20 mila euro?!? TROPPO POCO!!!...
2018-06-13 18:39:26
Questo e'niente..a volte c'e'pure scritto 100 per cento cotone..ed invece c'e'pure fibra elastica sintetica.Frequente anche il tessuto di cotone e il filo di poliestere...poi partono strani pruriti allergici e l epersone non capiscono, avendo visto l'etichetta "100 coton".
2018-06-13 22:19:27
trovo che SIMILI SANZIONI siano RIDICOLE per la loro esiguita' e quindi INADEGUATEZZA !!! lo rifaranno SENZA PROBLEMI !!! e mettete il nome di queste ONESTE MENTI !!
2018-06-13 15:07:55
e per tutta la produzione con il made in Italy ma fatta con operai stranieri ??? quella va bene .
2018-06-14 06:06:30
In Italia ci sono capannoni, forza motrice, macchinari strade e ferrovie...le maestranze sono valide e chi vien da fuori impara.Poi bisogna fornire materie di ottima qualita'.Coloranti e filo ed altre fibre e trattamenti chimici dei capi confezionati sono in cima alla lista dei fattori irritativi causa di dermatite da contatto.Trovare cotone e filo di Scozia, canapa, lino veri ormai e' un terno al lotto.Spesso il cotone e' di riciclaggio plurimo effettuato in Bangla Desh. Se i capi sani e confortevoli costassero di piu', meglio, non si risparmia su certe zone corporee. Succede lo stesso inconveniente per magliette, tute e felpe ed infatti certe ditte ItALIANE allegano certificati di test antiallegia.Chi corre in gare che e fanno produrre molto sudore...a volte sotto il vestitino colorato diventa una piaga o una" zona rossa". Pero' intere squadre si abbigliano colorato e stilizzato , ma made in ....e risparmiano.Alla prima lavatura si trovano con straccetti inconsistenti stinti e che continuano a stingersi addosso.