Ville venete, un gioiello dello Scamozzi in vendita per 12 milioni di euro

Villa Emo Capodilista, realizzata nel 1588 dal grande architetto Vincenzo Scamozzi

di Camilla Bovo

MONSELICE - Villa Emo Capodilista, il gioiello architettonico di via Rivella attribuito a Vincenzo Scamozzi (che pare l'abbia progettata nel 1588), è in vendita per dodici milioni di euro. L'annuncio è apparso di recente nel portale della prestigiosa azienda toscana Romolini Immobiliare, che gestisce la compravendita di proprietà immobiliari di lusso. Già nel 2010, del resto, la proprietaria, la contessa Marina Emo Capodilista, si era vista costretta a mettere in vendita la Villa, per le difficoltà legate al mantenimento. In quella occasione si era affidata all'agenzia londinese Hamptons International, che aveva fissato a circa 16 milioni di euro il prezzo di vendita. L'affare, però, non era andato in porto. E ora, a distanza di otto anni, il prezzo chiesto per diventare il nuovo proprietario della splendida villa palladiana è notevolmente più basso. La Villa, inserita in un fantastico giardino all'italiana completo di piscina, fiore all'occhiello delle visite guidate che è possibile effettuare nella proprietà, si compone al piano terra di un ingresso, servizi e due camere con bagno en-suite. Al primo piano ci sono un salone e due salotti affrescati, una sala da pranzo, una biblioteca e un bagno.

Al secondo piano trovano spazio un secondo salone, sei camere e quattro bagni. Ma non è finita qui. La proprietà comprende anche una barchessa e altri due edifici, utilizzati attualmente come residenza privata. Ma quali sono le potenzialità di una simile proprietà? Secondo l'agenzia che ne gestisce la vendita, «il complesso, grazie alla splendida villa e al magnifico parco corredato di piscina, è perfetto sia come residenza privata di lusso che come potenziale attività ricettiva. La presenza di venti camere permette infatti di ospitare un elevato numero di visitatori, che possono trovare in questo luogo una pace e una tranquillità senza pari, circondati dalla storia e da un tipo di architettura unico di queste terre».


 
 
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Martedì 13 Febbraio 2018, 15:12






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5 di 10 commenti presenti
2018-02-13 18:13:27
Che piacere trovarla anche qui Claudio Pros, a disquisire amabilmente e pacatamente di architettura. Insomma lei è in grado di dimostrare a tutti i lettori che nel XVI secolo d.C. in tutto il mondo, tranne che nella Repubblica Veneta, oltre che ville e castelli si costruivano anche edifici di edilizia sociale residenziale per il popolo, ovvero comode abitazioni in Classe A, antisismiche e con il bagno in casa. Dappertutto tranne che dai cattivoni dei veneti. Giusto?
2018-02-14 08:07:10
L'Italia in vendita o... sarebbe meglio dire "svendita"...
2018-02-14 12:15:30
La Serenissima Repubblica di Venezia, che si concluse nel 1797 e non nel 1779, era veneta perché fu fondata dai Veneti nel contesto della “Venetia Maritima” che era un territorio dell'impero bizantino inquadrato nell'Esarcato d'Italia e corrispondente alla fascia costiera dell'antica Venetia. Di fatti “Venetia” è un topònimo che ha come minimo 2000 anni di vita. Peccato che “Venetia” non sia il nome della città di Venezia, anche se ci assomiglia, perché “Venetia” è un nome comparso ben prima che esistesse la città lagunare, e definisce invece l'intero territorio pertinente al mondo della civiltà veneta (el canton de i veneti – venetorum angulus - disse in latino il veneto Titus Livius). Se avessimo chiesto al primo Imperatore Romano, Caesar Octavianus Augustus, chi fossero i “venetiani”, ci avrebbe probabilmente detto che sono gli abitanti della regione “Venetia”. La Serenissima era veneta perché tutte le cariche più importanti a Venezia si rifacevano al mito Veneto, perché i Veneti erano ritenuti dagli autori classici essere una popolazione molto antica e quindi degna di superiore rispetto e considerazione (come ha già detto lei i Veneti sono citati da Omero, mentre i Latini od i Romani no, gli Etruschi nemmeno e neppure i Galli). Le famiglie aristocratiche lo sapevano bene, ed il prestigio dei Veneti veniva continuamente evocato anche nelle cariche pubbliche: ecco qui qualche esempio dell'uso aggettivale “Venetus”, cioè “Veneto”, nella Repubblica di Venezia, cioè la Repubblica Veneta: “Senatus Venetus”, “Ducatus Venetus”, “Dux Venetus” (pure sulle monete, es.: Leonardus Lauredanus Dux Venetus), nel “Novissimum Statutorum ac Venetarum Legum Volumen” (rabbreviato in “Novissima Veneta Statuta”). Per fare un altro esempio nel XVII secolo in onore di Bernardino Zendrini, ingegnere idraulico della Repubblica, il Senato Veneto fece erigere un busto definendolo “per nascita Camuno, per meriti Veneto”. E gli esempi potrebbero andare avanti ma per il momento mi fermo qui.
2018-02-13 16:29:52
C'è forse da meravigliarsi..? Tutto il Bel-Paese, il suolo Patrio è già stato ipotecato dal lontano 1945 (per altre questioni...) e questi adesso son solo dettagli. Dopo le grandi privatizzazioni negli anni '90 e cioè: industrie, compagnie varie, pezzi importanti di produzione e la gestione di grandi servizi.. enti di Stato vari.. ora siamo alla "LIQUIDAZIONE FINALE" (e come Grecia docet).
2018-02-14 12:36:11
Il Doge era la suprema magistratura della Repubblica Serenissima, e tale carica non è da intendersi come la semplice attribuzione di un titolo nobiliare, ovvero il duca, che in questo caso non c’entra nulla. Il termine Doge difatti deriva dal “dux” romano che era una figura importante nella gerarchia amministrativa dell’impero, dapprima con poteri solo di comandante militare e di seguito anche con forti poteri governativi. Tale carica la ritroviamo nell’Impero Bizantino e per questo poi anche nella Serenissima. Il Doge era una carica elettiva e non ereditaria e poteva essere fatto decadere. E il Dogado non è mai stato un feudo di proprietà della famiglia del Doge. Non era dunque un principe ma un “primus inter pares” tant’è che la sua figura può essere sintetizzata con questa frase “In Senatu senator, in foro civis, in habitu princeps”, ovvero in Senato è senatore, nel foro è cittadino e nell'abito è principe.