Sì a una legge civile sul biotestamento, no alla via italiana all'eutanasia

PER APPROFONDIRE: biotestamento, legge
Caro Direttore
la drammatica testimonianza della madre del Dj Fabo, resa fra le lacrime in un'aula attenta e silenziosa, la dice lunga sull'inutilità del processo a Marco Cappato, perché il problema non è se mandare in carcere l'esponente radicale, bensì prendere finalmente atto che l'art. 580 del vigente codice penale è il frutto di una visione clerico-fascista della vita umana. Visione secondo cui il bene della vita è indisponibile per l'individuo, in quanto di interesse pubblico. A parte la mostruosità di questa concezione, prevedere pene degne di un killer di mafia per chi, senza altro interesse se non quello di alleviare le pene insopportabili di un altro uomo, lo aiuta a porre fine a sofferenze insopportabili, alla fine lascia ai malati terminali una sola scelta: gettarsi da una finestra o sotto un treno; quindi trovare una morte indegna lontano dalla pietà e dall'effetto di familiari ed amici.


Ivana Gobbo
Abano Terme (Pd)


Cara lettrice, bisogna sfuggire alla tentazione di trasformare temi così complessi e delicati in battaglie ideologiche. Quando ci si pone di fronte a questioni che toccano così nel profondo la dimensione umana l'atteggiamento doveroso è il rispetto. Per le idee le sensibilità degli altri, innanzitutto. La sofferta testimonianza della mamma di Dj Fabo è stata toccante e lacerante e ha posto tutti di fronte a una realtà che non può esser elusa. Anche Papa Francesco nelle scorse settimane ha messo in guardia dai rischi dell'accanimento terapeutico e si è appellato «a un supplemento di saggezza, perché oggi è più insidiosa la tentazione di insistere con trattamenti che producono potenti effetti sul corpo, ma talora non giovano al bene integrale della persona». Quello che serve è una legge civile e coraggiosa sul fine-vita e sul biotestamento, che eviti alle persone come Dj Fabo di aggiungere dramma al dramma. Ma nel contempo dobbiamo evitare l'approvazione di una normativa che spalanchi la strada a una via italiana all'eutanasia
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Mercoledì 6 Dicembre 2017, 16:10






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5 di 22 commenti presenti
2017-12-07 15:20:01
"Un medico un uomo" film del 1991 con William Hurt. Come le dicevo l'altra volta, il medico più che la malattia, dovrebbe curare l'essere umano.
2017-12-07 10:18:31
Mi lascia l'amaro in bocca la non risposta del Direttore: dice, in conclusione, " non si deve fare", ma non si capisce perché a suo insindacabile parere "non si deve fare". Ciò detto, ritengo che buona parte dei commenti rispecchino il pensiero di chi non è stato toccato da una situazione di questa portata. Voi davvero non capite che l'unica vera risposta ad una vita divenuta sadica può essere solo una morte divenuta misericordiosa. Non vedete che esiste un momento in cui la morte diviene inconfutabilmente migliore della vita. E sostenere che un pensiero religioso sia escluso da tale concetto è pretesto, a mio parere, perché per i credenti la vostra vita è roba di dio. Eppure si ciancia di un incontro miracoloso col divino post vita, quindi non capisco da cosa nasca la riduzione cerebrale che porta a non comprendere che forse, scegliere la morte, per chi crede, é scegliere dio. Rassegnatevi: esiste un confine labile fra vivere e morire e a volte lo si sfonda scegliendo. Ma per far felici i soliti precetti clericali dobbiamo uscire dalla porta di servizio mentre loro, riuniti, blaterano di dignità umana. Quale? Quella che ritenete valida solo se sostenuta da respiri che diventano rantoli? Io sono certa, anzi sono matematicamente certa che se solo una volta aveste dovuto sostenere lo sguardo di chi implora pietà per la sua anima avreste capito bene che non esiste nessun dio così feroce da volervi vedere consumati e dannati in un letto di ospedale. E se questo fosse invece il vostro dio sappiate che la misericordia in lui non esiste e la vedete solo voi.
2017-12-07 11:04:36
Amen.
2017-12-07 13:28:32
Ciao Red, apparentemente, in teoria, siamo distanti su questo tema, ma non credo nella pratica. Tu hai scritto poco tempo fa un post di cui parlavi di queste cose e dicevi che eri contraria ad una forma di suicidio generalizzata. Ti ho risposto che condividevo mi pare al 90%, se non mi sbaglio, non so se ricordi. Mi sei piaciuta perché davi valore alla vita, anche nelle difficoltà.... Qui i problemi ci sono, c'è quello sacrosanto che poni tu, dove è evidente che c'è una mostruosità di sofferenza a cui bisogna dare una risposta, ma siccome la sofferenza è di chi soffre, e noi non la sentiamo , almeno fisicamente, e vogliamo parlarne senza conoscerla e il solo vederla ci mette a disagio, vengono fuori molte cose strane. Un po' pontificare su chi soffre la fame stando bene bene con la pancia piena... Non c'è proporzione tra cure e benefici, quindi si tratta di non opporsi a quello che è il destino, anzi, semmai agevolarlo (nella mia tragica esperienza è successo esattamente questo).... C'è però anche il rovescio della medaglia, che non è affatto un pretesto (di qualsiasi natura vuoi tu, etico, morale, religioso ecc..) cioè, cercare di risolvere delle situazioni estremamente difficili con una legge che invece prende in mezzo tutti...perché è vero che puoi mettere dei paletti, ma se il suicidio o l'eutanasia diventano un fatto socialmente ed eticamente accettato, chi potrà fermarli anche nei casi dove il problema è ben altro? In tutte le nazioni dove si è legiferato in tal senso si è andati ben oltre, e anche la legge italiana in discussione è sulla stessa linea.... Qual è, fondamentalmente, il rischio... Lo ha detto molto bene una donna francese, Sylvie Menard, una sessantottina che fece le barricate il cui motto era "proibito proibire". Ella, al riguardo, dice " Per me la libertà è una cosa importantissima. Ma la mia libertà non deve togliere la libertà agli altri. In uno Stato dove l'eutanasia è permessa, sarà difficile, per chi è contrario e vuole vivere, continuare a chiedere assistenza e cure senza farsi condizionare dalla società circostante. Lo sforzo che deve fare il sistema sanitario per fornire assistenza ai malati rischia di rallentare, favorendo la scelta del paziente di morire, qualora l'assistenza fosse ritenuta insufficiente." In pratica succederà ciò che succede in Belgio, Olanda, dove ai malati terminali, di prassi, vengono indirizzati verso l'eutanasia.... per non parlare poi dell'Islanda, che "previene" quando ancora devi nascere... Tu sei una esperta dell'induzione di massa, materia di cui hai parlato tante volte qui e di cui ho grandissima considerazione di ciò che dici al riguardo,... ritieni che questo sia un problema trascurabile? E' chiedere tanto se fosse possibile affrontarlo partendo dalla dignità di ogni SINGOLA vita umana e non generalizzare? Perché, carissima amica, quando la porta è aperta, passa il buono, il meno buono e sempre più spesso il cattivo.
2017-12-07 15:16:20
Persa la risposta nel web. A domanda rispondo: Sì. ritengo assolutamente trascurabile la scelta personale di chi vuol ricorrere allo stato per il male di vivere se posta in relazione a chi soffre davvero. Pensi forse che un suicida desista dal suo intento in attesa di una legge? Se vuole lo fa, con o senza il tuo consenso, senza quello di una legge e senza quello di dio. Altra questione per il malato sofferente cui va ogni sforzo umano scevro da ideologie di qualsivoglia natura. Fiocchi ricordo molto bene cosa accennasti circa la tua vicenda, lascia che ti anticipi che non è mia intenzione stilare una classifica sulle morti A o B. Ma devo dirti che viversi l'agonia di chi è perfettamente cosciente e consapevole è tutt'altra storia. Cambia completamente la prospettiva quando devi spiegazioni a chi sta morendo. Ricordo cosa scrissi e ricordo che mi riferivo a chi decide di morire per solitudine o depressione. Spiace certo ma non condanno all'agonia i sofferenti per salvaguardare la vita ad un aspirante suicida. Questione di responsabilità. Lo vietiamo a tutti per timore dei risvolti? Allora perché è concesso l'aborto scusa? Bisognerebbe equiparare e vietarlo anche nei casi gravissimi ovvero quando il nascituro ha gravissime malformazioni che ne compromettono la sopravvivenza, quando la madre va incontro a morte certa se prosegue la gravidanza, no? Vietiamo a tutti e dopo parliamo di dignità. Ma vietare l'eutanasia per timore dei risvolti è un concetto meschino. Per la serie "non chiedetemi di scegliere che non sono in grado di farlo quindi ve lo vieto a priori".