Cacciatore dei cyberpedofili:
Ecco chi adesca i vostri figli

Cacciatore dei cyberpedofili:   Ecco chi adesca i vostri figli

di Chiara Rai

«L'utilizzo che fanno i minori delle nuove tecnologie ormai è parte integrante del quotidiano, quasi non vi fosse più differenza tra realtà virtuale e il mondo reale di tutti i giorni. Il minore si mette in rete per soddisfare l’esigenza di avere rapporti sociali, appartenere ad un gruppo che condivida gli stessi interessi, approcciare nuove amicizie. È davvero complicato fargli capire che dietro la tastiera potrebbe nascondersi un molestatore, un cyber pedofilo». Di Cyberbullismo e pedopornografia in rete ha parlato Patrizia Torretta direttore tecnico capo psicologo della Polizia di Stato dell’Uaci (Unità di analisi dei crimini informatici) e del Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia online servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni ospite ieri al Black Jack di Grottaferrata, ai Castelli Romani.

Qual è il profilo del cyber pedofilo?
«I “Cyberpedofili” sono prevalentemente uomini che nel 57% dei casi hanno un’età inferiore ai 50 anni, impegnati in una relazione affettiva stabile, coniugati o conviventi, o single, nella stessa percentuale. Il livello d’istruzione è quello medio alto, in una percentuale del 55% di diplomati e laureati, che sono i maggiori fruitori di Internet. Il 12% risulta avere precedenti penali, di questi il  53% ha precedenti specifici per reati connessi con la violenza sessuale sui minori o per pedopornografia».

È facile incontrare pedopornografi in rete? Come avviene l’approccio?
«I pedopornografi che sono interessati ai rapporti sessuali con i minori utilizzano la rete in vari modi. Hanno piacere e soddisfazione nell’intrattenere rapporti di contatto e fiducia con i minori e poi li adescano facendo leva proprio sul legame che hanno instaurato. Sono soprattutto ragazzi in età pre adolescenziale e adolescenziale, vittime attive che in un certo senso contribuiscono inconsapevolmente  alla propria vittimizzazione fornendo informazioni personali che poi vengono sfruttate dal sex offender facilitandone l’adescamento.  Pensiamo alla localizzazione geografica che forniscono i social. I minori potrebbero essere così localizzati fisicamente e dal contatto on-line a quello off-line il passaggio è breve».

Come si può mettere in guardia il minore rispetto questi adescamenti?
«La Polizia Postale si occupa molto di prevenzione nelle scuole, cercando di rendere i ragazzi consapevoli dei loro comportamenti, spesso involontari, che però attirano i pedopornografi, come per esempio la quantità e la qualità di informazioni che diffondono in rete. Rispetto invece ai comportamenti di cyberbullismo il problema è che spesso gli adolescenti non hanno la consapevolezza della gravità dei comportamenti che agiscono in Rete  perché subiscono gli effetti della tecnomediazione. Non immaginano che la semplicità di un gesto come il  click del  mouse o il touch su uno schermo del cellulare possa provocare dolore e sofferenza a chi si trova dall’altra parte dello schermo del computer o del cellulare».

C’è il rischio di recidiva?
«Il rischio di recidiva è molto alto, proprio perché non sentono rimorso per ciò che fanno e per le forti tendenze a ripetere sempre le stesse azioni che sono tipiche dei collezionisti. I pedofili sfruttano la Rete secondo le proprie tendenze e inclinazioni: chi è particolarmente interessato a preadolescenti e adolescenti sfrutta l’interesse innato, il presenzialismo e la curiosità delle nuove generazioni per costruire un legame affettivo quale presupposto per la richiesta di immagini sessuali, atti di autoerotismo, sino ad arrivare all’incontro sessuale off-line. In alcuni casi gli aguzzini sono abusanti reali che, approfittando della loro condizione familiare o lavorativa di contatto con bambini, ne abusano sessualmente fotografando e filmando l’atto per condividerlo con altri utenti». 

Cos’è il sexsting?
«Il sexting è descritto come “lo scambio di messaggi o immagini a sfondo sessuale” e il “creare, condividere, inoltrare immagini di nudo o seminudo” attraverso telefoni cellulari e internet. Sono molte le ragazzine che inconsapevolmente, spesso per gioco, finiscono per praticare il sexting. L’importanza è fargli capire che scambiarsi immagini sessuali può essere rischioso perché una volta messe in rete spesso sfuggono al controllo di chi le ha create e diventano virali,  così in un attimo quel gioco può trasformarsi in una tragedia e le  ragazzina finire nelle grinfie di Cyberbulli o pedofili senza scrupoli».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Venerdì 17 Marzo 2017, 18:03






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1 di 1 commenti presenti
2017-03-18 09:10:52
.... a mio avviso stiamo dando molto allarmismo sui cyberpedofili...! ..i maniaci sono sempre esistiti, ricordo che dopo la guerra c'erano stati molti episodi di bambini violentati ed uccisi e c'era la psicosi del bruto che offriva caramelle e poi ti caricava sul tubo della bici, etc, etc…..oppure i bar o i caffe’ vicino ai ginnasi o licei, specie femminili erano pieni di giovani(compreso me) e vecchi ganimedi …a caccia di avventure o di morose……!...l’unica differenza oggi e’ il sexsting,…piu’…espliciti …ma anche una volta c’erano i cosi detti esibizionisti con sotto l’impermeabile…..niente…..!... I genitori dovrebbero vegliare sui figli e capire i segnali ed intervenire quando occorre compreso il divieto di andare in certi luoghi o rientrare a ore piccole (almeno fin quando sono minorenni)….!… Anche a costo di sembrare retrogradi….poiche’ non sono cambiati i problemi,…ma solo la forma…dobbiamo adeguarci….!