Quota 100, ogni anno di anticipo costerà il 3,5%: 4 opzioni per accelerare l'uscita

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Quota 100, ogni anno di anticipo costerà il 3,5%

di Luca Cifoni

Una scelta molto personale. Alla fine la decisione se andare in pensione con Quota 100, ovvero con 62 anni di età e 38 di contributi, dipenderà da una serie di fattori e considerazioni che possono variare da lavoratore a lavoratore. Quello economico è uno degli aspetti, ma non il solo e probabilmente nemmeno il principale. Per una quota di potenziali interessati, verosimilmente coloro che si trovano in una fascia professionale e retributiva alta o medio-alta, un ruolo lo giocherà probabilmente anche il divieto di cumulare il trattamento previdenziale con una nuova attività lavorativa, ad esempio svolgendo un incarico di consulenza.

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I DUE REQUISITI
L'anticipo massimo rispetto alle regole in vigore prima del decretone è di circa cinque anni, per coloro che in questi mesi raggiungono più o meno contemporaneamente i due requisiti. Se invece occorre attendere ancora per raggiungere uno dei due, ad esempio se si hanno i 62 anni ma non ancora i 38 di contributi, allora il vantaggio temporale si riduce progressivamente e lo stesso vale nel caso contrario, perché per chi continua a lavorare resta sempre la possibilità di andare via con la pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi (uno in meno per le donne) requisito congelato proprio con il provvedimento appena approvato dal governo.
Per quanto riguarda il quantum della pensione, va ricordato che non è prevista una penalizzazione economica esplicita, come quella introdotta invece a suo tempo con la riforma Fornero (e poi cancellata negli anni successivi) che prevedeva una decurtazione progressiva in caso di accesso alla pensione prima dei 62 anni. Stavolta invece l'importo risulterà virtualmente minore, per chi sceglie Quota 100, semplicemente a causa del fatto che in caso di proseguimento dell'attività lavorativa fino all'età della vecchiaia (o della pensione anticipata) si sarebbero versati contributi aggiuntivi, che avrebbero reso più elevato l'assegno attraverso due meccanismi diversi. Da una parte la maggiore anzianità incrementa l'entità del trattamento previdenziale nel sistema di calcolo retributivo, dall'altra nel contributivo oltre all'aumento del montante si ha un coefficiente di trasformazione della rendita più favorevole. L'effetto del contributivo, che tiene conto anche dell'età del pensionamento oltre che della durata della carriera, è però relativo per chi lascia il lavoro oggi perché normalmente la quota di pensione determinata con questo metodo di calcolo è solo quella successiva al 2012 (l'anno di entrata in vigore della riforma Fornero) e quindi corrisponde al 15-20 per cento del totale.

LA DIFFERENZA
Quanto vale alla fine la differenza? Ovviamente varia in proporzione agli effettivi anni di anticipo: ad esempio - partendo da una retribuzione netta mensile di 1.500 euro - con un anno e 9 mesi la pensione netta sarà più bassa del 6,6 per cento rispetto al caso della vecchiaia, mentre con 4 anni la riduzione di fatto arriverà al 15 per cento. Per ogni anno il calo è all'incirca del 3,5 per cento. A fronte di questo minore beneficio economico immediato, il trattamento pensionistico verrà percepito per un numero di anni maggiore e almeno sul piano statistico questo fattore ridà convenienza alla scelta di chi preferisce lasciare il lavoro in anticipo. Per farsi un'idea basta pensare che attualmente l'aspettativa di vita a 67 anni (l'età della pensione di vecchiaia) è calcolata dall'Istat in circa 19 anni. Aggiungendone ad esempio uno solo di pensione si ha un incremento percentuale del periodo medio in cui si percepisce l'assegno superiore al 5 per cento. Alla fine insomma la scelta di lasciare il lavoro non risulta penalizzante nemmeno sotto il profilo economico. D'altra parte, guardando la questione dal punto di vista dei conti pubblici, gli effetti finanziari per lo Stato si prolungano oltre il periodo sperimentale di applicazione di Quota 100, ovvero il triennio 2019-2023.
 
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Lunedì 21 Gennaio 2019, 07:25






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3 di 3 commenti presenti
2019-01-21 12:35:59
... la pensione è nata come sostegno alla vecchiaia e alla indigenza dei tempi ( ventennio ) e va sotto il nome di previdenza sociale .. oggi è uno schiaffo al lavoro, ovvero il ripudio della sua nobiltà e valenza sociale.. concetto da rivedere e riportare all'animus originale
2019-01-21 10:37:02
Guardate che il 3,5% per una anno di anticipo non mica poco. Per recuperarlo ci vogliono anni e anni. La mia pensione dal 2011 ad oggi è aumentata di 8 euro. Considerato che il taglio delle indici inflazionistici sulle pensioni vale anche per il 2020 e 2021. Quindi un pensierino bisogna pur farlo.
2019-01-21 09:30:35
Ma la differenza dovrebbe essere raffrontata con l'anticipata della Fornero e non con quella di vecchiaia perchè dubito che uno con 62 e 38 di anzianità voglia attendere di aver maturato la pensione di vecchiaia.