Manovra: stop all'Iva, sgravi fiscali ridotti. Via gli 80 euro, ma Salvini smentisce

Manovra: stop all'Iva, sgravi fiscali ridotti e via gli 80 euro. Quota 100 con gradualità

di Luca Cifoni

Avvio della flat tax e del reddito di cittadinanza. Ma anche un primo intervento sulle pensioni e quella spinta agli investimenti che è il chiodo fisso del ministro dell'Economia Giovanni Tria. Il vertice ministeriale che ha preceduto il Consiglio dei ministri di ieri è servito a fare il punto della situazione prima della (breve) pausa estiva e a fissare l'agenda per la ripresa. L'esecutivo ha davanti a sé un puzzle complicato e il titolare di Via Venti Settembre sta cercando innanzitutto di imporre un metodo di lavoro, al di là delle dichiarazioni politiche più o meno roboanti che arrivano da suoi colleghi.

Del metodo fa naturalmente parte anche la ricerca delle adeguate coperture finanziarie. Il conto provvisorio è al di sopra dei 25 miliardi e comprende l'eliminazione dei previsti aumenti dell'Iva, l'impatto della minore crescita rispetto alle stime e dell'aumento dei rendimenti dei titoli di Stato, le spese annuali inevitabili (compreso uno stanziamento almeno parziale per il rinnovo contrattuale dei dipendenti pubblici) e la copertura degli interventi fortemente voluti dai due partiti di maggioranza.

GLI OBIETTIVI
A fronte di queste necessità, come ha riconosciuto sinceramente lo stesso presidente del Consiglio Conte, gli strumenti a disposizione non sono molti; anzi il repertorio è più o meno lo stesso a cui avevano attinto i precedenti governi. Quindi prosecuzione della spending review, che ha il vantaggio di avere ormai procedure acquisite e certe in particolare per quanto riguarda i ministeri, e sfoltimento delle moltissime agevolazioni fiscali, che sulla carta valgono centinaia di miliardi anche se la quota effettivamente aggredibile è più limitata. Questa materia è particolarmente sensibile: colpire detrazioni e deduzioni esistente vuol dire far pagare più tasse a questa o quella categoria. Ma in prospettiva una riforma radicale dell'Irpef non può che essere finanziata con la rinuncia a gran parte degli sconti. Il passaggio definitivo alla flat tax (quando avverrà) porterà quindi con sé anche l'addio al bonus 80 euro voluto dal governo Renzi, che tecnicamente è un credito d'imposta riservato ai dipendenti con reddito imponibile fino a 26.600 euro l'anno (anche se Salvini per adesso smentisce il taglio).

Sullo sfondo ci sono poi i margini che potranno aprirsi a seguito della trattativa con la commissione europea: nella migliore delle ipotesi potrebbero arrivare a 10-12 miliardi. L'impostazione della manovra sarà comunque pluriennale e questo permetterà da una parte di programmare la ripresa degli investimenti, dall'altra di graduare nel tempo l'attuazione del reddito di cittadinanza e della flat tax. Il primo progetto passa necessariamente per un riassetto dei centri per l'impiego, che potrà essere in parte finanziato con il ricorso al fondo sociale europeo. Ma come ha chiarito lo stesso Giovanni Tria, a regime l'erogazione del sussidio da circa 780 euro al mese assorbirà la spesa attualmente sostenuta per altri strumenti di sostegno, a partire dal reddito di inclusione del governo Gentiloni.Quanto alla flat tax, il primo passo sarà l'ampliamento dell'attuale regime forfettario per le piccole imprese; la legge di bilancio però conterrà pure indicazioni sulla riduzione dell'Irpef per le persone fisiche. Anche la misura dell'intervento sulle pensioni deve ancora essere fissata (l'ipotesi di base è sempre quota 100). Risorse finanziarie una tantum arriveranno dalla pace fiscale: ma i proventi della sanatoria dovranno poi essere nel tempo sostituiti da entrate strutturali.

Intanto il Consiglio dei ministri ha dato il via libera a 57.322 assunzioni di docenti richieste dal ministro Bussetti per il prossimo anno scolastico.
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Giovedì 9 Agosto 2018, 08:16






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