Manovra, flat tax al 15% per gli autonomi solo fino a 65mila euro. Poker di sanatorie: ma il condono non è tombale

PER APPROFONDIRE: condono, manovra, pace fiscale
Giovanni Tria
La flat tax al 15% per gli autonomi riguarderà le imprese e i professionisti con ricavi fino a 65.000 euro. È quanto si legge nel Draft Budgetary Plan inviato a Bruxelles, in cui non compare la seconda soglia di 100.000 euro (entro la quale si sarebbe dovuta pagare un'aliquota aggiuntiva del 5%) proposta dalla Lega, ma di più difficile applicazione. Il governo non esclude tuttavia che ci possa essere una modifica della norma nel corso dell'iter parlamentare della manovra, con un ampliamento della platea ai ricavi più alti.

Ad accompagna la manovra c'è poi un poker di regolarizzazioni. Due sanatorie - su cartelle e liti fiscali - un condono per chi vuole sanare le ultime cinque dichiarazioni dei redditi e un perdono straccia debiti per le vecchie mini-contestazioni precedenti al 2010. Mancano ancora i dettagli per comprendere appieno l'impatto. Ma è già chiaro che da un lato le misure si spingono oltre le «rottamazioni» dei governi Renzi (che ha fruttato 7 miliardi nella prima versione) e dall'altro non raggiungono le vette della raffica di condoni che consentirono al governo Berlusconi di incassare 28,4 miliardi tra il 2003 e il 2008: allora oltre al tombale si poteva mettere in regola il mancato pagamento del canone Rai e gli errori contabili.

Ma sul fisco è difficile inventare. Così anche il condonino in salsa giallo-verde, pur prevedendo soglie e paletti, utilizzerà il meccanismo della dichiarazione integrativa che rientrava tra le possibilità offerte dalla stagione dei condoni del centro-destra berlusconiano. Questa volta con un'aggiunta: il fisco aveva la necessità di pulire il magazzino delle cartelle sotto i 1.000 euro, difficilmente esigibili. Su queste si passa un colpo di spugna: per il contribuente è un insperato perdono che - conti alla mano - impatta sul 53% del magazzino di tutti coloro che hanno un debito con il fisco. Per l'erario, invece, si tolgono di mezzo cartelle poco fruttuose e dalla gestione costosa: il loro valore è stimato 99 milioni l'anno, 524 milioni in poco più di un quinquennio.

Il vero condono sarà comunque la dichiarazione integrativa. Si potrà far lievitare di un terzo la propria denuncia dei
redditi pagando sulle maggiori somme il 20%. L'importo sanabile sarà al massimo di 100 mila euro. È un risultato frutto di mediazione: la Lega voleva inizialmente una soglia di 1 milione di euro, gli M5s nessuna sanatoria.

Di fatto ora questo condono è appetibile solo per le piccole attività, i lavoratori autonomi e i mini-rentier. Saranno
escluse le medie e grandi imprese che pagano imposte sul reddito decisamente più alte. Ma già si profila un rischio. La sanatoria ha impatto anche sull'Iva, un'imposta comunitaria, ma se non si ottiene l'ok europeo il contribuente si potrebbe trovare nella sgradevole condizione di aver sanato le imposte sui redditi ma di poter essere accertato per l'Iva.

In manovra ci sono poi le altre due sanatorie: la prima è la rottamazione ter che riapre i termini per regolarizzare le cartelle. Prevede rate spalmate in cinque anni e nessuna sanzione: chi sta pagando la rottamazione bis dovrà pagare la rata del 2018 e poi potrà chiedere la diluizione in cinque anni. La regolarizzazione delle liti è ancora un'altra fattispecie: si chiude il contenzioso senza sanzioni o interessi pagando il 20% del non dichiarato in 5 anni in caso di vittoria del contribuente in secondo grado o il 50% in caso di vittoria in primo grado.

 
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Martedì 16 Ottobre 2018, 20:32






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