Scontro tra giurie e televoto. Mahmood è un caso politico

PER APPROFONDIRE: festival, mahmood, sanremo
Scontro tra giurie e televoto, Mahmood caso politico

di Marco Molendini

Scene da un Festival che si chiude con un simpatico e ingombrante vincitore a sorpresa: tutti felici e contenti, o quasi tutti. Felici perché la settimana di irragionevole follia è finita, perché ora si passa all'incasso (concerti, dischi, trasmissioni, progetti), perché la sbornia provoca una strana sensazione di eccitazione. Eccitato, addirittura inferocito, lo abbiamo visto in piena notte, il favorito della vigilia, Ultimo, arrivato secondo. «Me l'avete tirata e mi avete rotto il c...zo» ha sparato verso l'affollata platea della sala stampa. Non ha partecipato neppure alla rituale passerella di Domenica in. La sua rabbia è accompagnata dalle sirene che si sono alzate sul sistema di votazione, perché la vittoria di Mahmood non è l'investitura popolare di un'Italia che vota per l'integrazione. Per qualcuno, addirittura, è un vero e proprio dispetto verso il «prima gli italiani» di Matteo Salvini.

Ultimo all'attacco su Instagram: «Gente presa in giro, Festival deciso dai giornalisti»
 


I SOLITI NOTI
Colpo basso di un Sanremo partito sulle ali della polemica sui migranti e finito con la vittoria di un ragazzo dal papà egiziano. Il suo successo, in effetti, è il frutto dell'orientamento delle due giurie non popolari, quella cosiddetta d'onore (pesava il 20 per cento), formata in gran parte da gente di cinema e quella della sala stampa (influiva per il 30). E, allora, fiato alle trombe. La bocciatura del responso del televoto popolare non poteva non mobilitare il fronte populista: Salvini nella notte si è buttato dalla parte di Ultimo («Mahmood, mah... Preferivo Ultimo»), Giorgia Meloni è scesa invece nel dettaglio dei meccanismi sanremesi («Mi chiedo che senso abbia far votare a pagamento se poi decidono i soliti noti»). Pro o contro, resta il fatto che nelle cinque serate Ultimo ha avuto nel televoto popolare solo un avversario, Il Volo, col vincitore addirittura nelle retroguardie (poco gradito anche dalla demoscopia), preceduto da Bertè e Cristicchi. Poi, sabato, il ribaltone con la giuria cinematografica allineata alla sala stampa. Terzo Mahmood, prima del round finale (lui al 9,85 per cento, Il Volo al 10,54, Ultimo all'11,72). Poi, dopo il turno conclusivo, con Ultimo vicino al 50 per cento del televoto (al 48,8), la somma finale ha dato Soldi al 38,92, I tuoi particolari al 35,56, Musica che resta al 25,53.

LA COMPENSAZIONE
Sotto accusa, dunque, il giudizio dei soliti noti, come dice la Meloni? Anche Baglioni è perplesso. O l'una o l'altra votazione. Se la prende con la giuria d'onore (la composizione si è via via edulcorata in sfilata di vip qualsiasi). Ma dimentica che la compensazione al televoto venne varata (dopo la vittoria di Valerio Scanu nel 2010) per ovviare al problema della sua vulnerabilità, visto che non funziona secondo il principio «una persona un voto», ma su chi spende di più, magari ingaggiando centralini capaci di scaricare a pagamento migliaia di voti. Insomma, abbiamo imboccato la strada del deja vù rivoltato. Problemi del futuro direttore artistico.

IL FUTURO
Sarà Baglioni a guidare il Festival dei 70 anni (mentre lui ne avrà 69)? Adesso ha voglia di ombra, dice. Poi, nell'euforia bagnata dagli ascolti (due punti sotto al risultato di un anno fa col 56,5 per cento e 10 milioni e mezzo di media), si lascia sfuggire che tornare per la terza volta gli piacerebbe. Ha già in mente dei ritocchi: al sistema di votazione, sui cantanti da limare a 20, sul Festival che potrebbe partire prima e non andare avanti a oltranza nella notte. Ha, però, una paura: «Il troppo storpia, anche se è bello e faticoso». La Rai lo vuole, anche perché le alternative non sembrano poi tante. Amadeus è un'idea debole, un nuovo Conti saprebbe di restaurazione e si misurerebbe con questi ascolti planetari.
Ma in casa Rai 1 non dispiacerebbe avere comunque il divo Claudio sulla rete ammiraglia, anche impegnato in altri programmi, ora che ha confermato il suo television touch. E chissà che viale Mazzini non tragga vantaggio anche dai rapporti stretti con Claudio Bisio e con Virginia Raffaele che dice di voler tornare a teatro, ma quando Teresa De Santis, il direttore di Rai 1, fa capire che un suo ingaggio sarebbe gradito alla rete, sgrana i suoi occhioni svegli.
 
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lunedì 11 Febbraio 2019, 07:29






Condividi su Google+ Commenta
<< CHIUDI
CONDIVIDI LA NOTIZIA
Scontro tra giurie e televoto. Mahmood è un caso politico
CONDIVIDI LA NOTIZIA
DIVENTA FAN
SEGUICI SU TWITTER
COMMENTA LA NOTIZIA
5 di 10 commenti presenti
2019-02-12 11:25:26
Tanto casino per niente, alla fine sarà il mercato a decretare se la musica merita di essere ascoltata o meno... Per fare un esempio eclatante, ricordo che Vasco Rossi è arrivato penultimo a Sanremo con la sua "Vita Spericolata", e pochissimi si ricordano di Tiziana Rivale arrivata prima. Lo dirà il mercato se anche questo sarà il caso, anche se a essere onesto sento invece girare tantissimo in radio la canzone della Bertè, arrivata quarta.
2019-02-12 19:25:30
Beh oggi sentivo che la canzone vincitrice e' già al primo posto in 12 paesi ... ops (fonte radio rai)
2019-02-11 21:16:06
Il vincitore e' palesemente strumentalizzato dai soliti intellettuali col ditino alzato, ma anche Ultimo con le sue proteste sta facendo una figura di palta. Anche perche' al massimo meritava di arrivare... penultimo.
2019-02-11 17:20:44
La canzone è penosa,il testo riassume i bassi valori della nostra società.c’e qualcuno che avrebbe meritato di vincere,non lui;e le origini del padre non c’entrano nulla,la canzone fa pena
2019-02-11 14:23:15
la soluzione semplice sarebbe di abolire il voto e la giuria. A sanremo si presentano le canzoni, poi chi vende vende, chi non vende scompare dalla scena. Tutto il resto e' aria fritta. Poi ci sarebbe la soluzione giusta, abolire i festival...