Il caso Baglioni spacca la Rai: affondo della Lega , l'ad lo blinda

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Il caso Baglioni spacca la Rai: affondo della Lega , l'ad lo blinda

di Mario Ajello

Il direttore generale della Rai, Fabrizio Salini, da una parte, quella di Claudio Baglioni, e la direttrice di Rai1, Teresa De Santis, dall'altra, quella contraria al cantante di «Passerotto non andare via...». Una divisione aziendale, che è una divisione politica, visto che in Rai tutto è politica. Baglioni ha attaccato Salvini («Una farsa sui 49 migranti, stiamo ricostruendo i muri, non li abbiamo mai abbattuti. Non credo che questo faccia la felicità degli esseri umani» e via così) e questo non è piaciuto affatto al fronte giallo-verde che governa anche Viale Mazzini. Le parole attribuite alla De Santis - «Baglioni mai più all'Ariston, se ci sono io» - ha scatenato ire di qua e di là e ieri la neodirettrice dell'ammiraglia Rai ha insistito. «Sono solo canzonette, o almeno dovrebbero esserlo, una settimana di grande cerimonia di svago e spettacolo nazionale sarà Sanremo. Invece, e non solo per responsabilità di Baglioni, sono state trasformate nel solito comizio», così fa notare la De Santis. Che tra l'altro respinge le accuse o il sospetto di essere stata chiamata al vertice di Rai1 in quanto «direttore in quota Isoardi».

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Ma davvero, come gira voce, la De Santis vuole fare fuori Baglioni da Sanremo (non questo, ormai è tardi, ma il prossimo), se continua così? A bloccare la ridda di ipotesi, dietrologie e malignità, scende in campo - lui che non parla mai - l'amministratore delegato Rai, Fabrizio Salini. E baglioneggia. In un tweet, definisce il festival di Sanremo «patrimonio degli italiani», sottolinea che il suo compito, e quello di tutta la Rai, «è garantirne la qualità e il successo». E aggiunge che «grazie al prezioso contributo di tutte le nostre professionalità, stiamo lavorando per far sì che il direttore artistico Baglioni, in un clima di piena collaborazione, possa realizzare, insieme a Rai1, un Festival in linea con le aspettative del grande appuntamento che unisce il Paese».

Comunque Baglioni non aveva preparato il suo discorso politico in conferenza stampa di presentazione di Sanremo. Ma sollecitato da qualche domanda si è infilato nella polemica e poi sembrava averci preso gusto nel dire quello che ha detto. «Ha fatto un comizio», sostiene la De Santis. Mai dem, che vogliono discutere la vicenda in commissione di Vigilanza, non la pensano così e hanno trovato in Baglioni - di sinistra ma mai cantautore impegnato al tempo della musica militante e dunque non veramente amato da quella parte politica: vuoi mettere con De Gregori e Guccini?! - un nuovo eroe anti-salvinista. Anche se è tardi per candidarlo alle primarie. Il presidente della Vigilanza Rai, Alberto Barachini, intanto così risponde alla richiesta del Pd di discutere il caso: «Sto lavorando. Non commento i retroscena né le provocazioni».

DAL CAVALIERE AL CAPITANO
Il consigliere Rai in quota Fratelli d'Italia, Giampaolo Rossi, si schiera contro il cantautore-presentatore: «Il vero tema non è il fatto che Baglioni possa esprimere un parere su un tema di grande attualità come l'immigrazione. Ma il fatto che abbia scelto di esprimersi sull'argomento sotto i riflettori della conferenza stampa del Festival di Sanremo». E se intanto Salvini raddoppia (dopo il «canta che ti passa» contro Baglioni, il «Fabio Fazio guadagna in un mese quanto me in un anno»), la battaglia dem contro l'Editto Teresa, sospettata di faziosità giallo-verde e di smanie da epurazione, è destinata a continuare. E nel «Paese incattivito e rancoroso», come lo ha definito Baglioni, Sanremo si annuncia più complicato del solito. Se non ci saranno all'Ariston accenni alla politica (memorabile fu l'ingresso a cavallo di Benigni e le sue ironie contro il Cavaliere), si griderà alla censura. Se invece ci saranno, apriti cielo.
 
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Venerdì 11 Gennaio 2019, 07:19






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