Jean Louis Trintignant: «Ho il cancro e non combatto più, non faccio neppure la chemio»

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Jean Louis Trintignant: «Ho il cancro e non combatto più, non faccio neppure la chemio»
«Le cinema c'est fini», «per me il cinema è finito». A 87 anni, divorato dal cancro e dal lutto mai superato per la morte della figlia Marie, Jean Luis Trintignant attore monumento del cinema francese annuncia a sorpresa in un'intervista a Nice Matin il ritiro dalle scene. Il regista Bruno Dumont lo aveva contattato per un film, lui ha rifiutato: «Un progetto interessante, ma ho avuto paura di non farcela fisicamente» racconta, «Non mi muovo più da solo, ho sempre bisogno di qualcuno che mi stia appresso per dirmi di stare attento».

Quindi basta, anche se solo un anno fa, annunciando alla stampa la malattia, si disse pronto a lottare e deciso a continuare il suo lavoro di sempre, non solo il cinema persino il teatro, da cui era partita la sua favolosa carriera nei lontani anni Cinquanta. Poi l'amarcord: «In fondo non ero tagliato per un mestiere pubblico. Ero incredibilmente timido e poi la notorietà non mi ha mai interessato, la prima volta può essere divertente, poi non più. Anche i premi non li capisco: in fondo noi attori siamo già molto ben pagati, farebbero meglio a dare gli Oscar a chi fa mestieri più duri».

Lui che in settant'anni di carriera ha recitato nei film più famosi e con tutti i più grandi registi del Novecento, protagonista de Il Sorpasso di Dino Risi accanto a Gassman, di Un uomo e una donna di Claude Lelouch, da Z- L'Orgia del potere (che gli vale il premio come miglior attore a Cannes) a Finalmente Domenica di Truffaut, e che nel 1972 rifiutò il ruolo che poi fu di Marlon Brando nell'Ultimo Tango a Parigi di Bertolucci, ribadisce di non farcela proprio più, anche se l'ultimo film nel quale ha lavorato è del 2017 (Happy End di Michael Haneke). È malato e triste, confida di sentire la morte addosso , anzi «Sono quindici anni che sono morto», sottolinea accennando al lutto per lui più pesante, quello per la morte di Marie, la figlia più amata, ammazzata di botte nel 2003 dal compagno cantante Bertrand Cantat.

Un anno fa, nonostante tutto, aveva deciso di continuare a lottare: «Prima avevo paura del cancro, ora non più, ce l'ho», raccontava nell'intervista choc con la quale aveva annunciato la malattia. Per tanti anni il cinema, che lo ha sempre coccolato e amato, era stata anche la terapia per una vita non facile, con due divorzi e la morte prematura anche dell'altra figlia, Pauline. Oggi evidentemente non funziona più. È in cura all'ospedale di Marsiglia ma non è un paziente modello: «Non combatto più. Lascio fare. Non faccio nemmeno la chemio anche se ero pronto a farla». L'intervistatore gli chiede se pensa alla reincarnazione. Lui sbotta: «Assolutamente no! O almeno che sia sotto forma di animale, mi vedrei bene come insetto, sono così piccolo....»
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Venerdì 20 Luglio 2018, 20:26






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2 di 2 commenti presenti
2018-07-21 20:48:21
"Prima avevo paura del cancro, ora non più", "Non combatto più. Lascio fare. Non faccio nemmeno la chemio anche se ero pronto a farla". Probabile che questo ti salvi la vita, Trintignant, anche se alla tua età non si può mai sapere. Una delle cose che più influisce in negativo su una persona a cui dicono di avere un tumore (sempre che la diagnosi sia giusta e non classifichino una qualsiasi formazione come tumore tanto per sottoporre a chemio chicchessia) è proprio la paura. E' dimostrato che lo stress mentale comporta anche danni a livello fisico, abbassa le difese immunitarie, rende più vulnerabili, per cui se una persona si sente dire "Lei ha un tumore, se non si sottoporrà alle cure ha pochi mesi di vita da vivere" va in tilt, si deprime, si vede passare l'intera vita davanti e per quella a venire vede tutto nero e pieno di dolore e sofferenze e zero speranze. E se ti dicono, anche a torto, che hai pochi mesi di vita è inevitabile ricadere in stati d'animo del genere e tutto l'organismo ne risentirà in peggio, perchè stressato dalla spada di Damocle del (forse presunto) tumore e non vede via di scampo. Quindi se vuole avere delle possibilità di usciren lasci perdere la chemio (che a quell'età sarebbe fatale come lo è per tanti giovani che leggiamo nelle cronache quotidiane, definiti come "morti per il male" ma chi lo sa se invece non sono morti per la paura, lo stress quotidiano di aspettare di peggiorare o morire e a causa, soprattutto, delle terapie devastanti, che - un caso? - abbattono le difese immunitarie). Se vuole campare degli anni in più che lasci perdere le sentenze nefaste dei medici, smetta di mangiare porcherie (carne, latticini, prodotti di origine animale, zucchero, alcool ,fumo, ecc...), faccia scorpacciate di insalate, verdure di ogni tipo, di frutta, si prenda un bel periodo di relax in mezzo alla natura, coltivi hobby per tenere la mente occupata, insomma si dimentichi della sentenza di morte e vada avanti senza paura. Sempre che, povero, non sia del tutto depresso e demoralizzato a causa della morte delle figlie e abbia deciso di lasciarsi andare.
2018-07-20 23:06:24
Rispetto per l'autodeterminazione.