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Oggetti di schermo di Adriano De Grandis

L'integrità di un Soldado: Sollima ok in Usa
La giudice, il ragazzo e il rifiuto della vita


Si potrebbe sintetizzare che la regia di Stefano Sollima (al suo debutto in casa americana) è l’aspetto che funziona e che si apprezza di più in questo sequel di “Sicario”, qualche anno fa sugli schermi diretto da Denis Villeneuve, prima di lanciarsi sul progetto “Blade runner”. Se “Soldado” è un film dignitoso lo si deve quindi soprattutto a quell’estetica ruvida, grintosa, non priva di una disperazione intima dei personaggi (si pensi soprattutto all’Alejandro di Benicio del Toro) e di una diversificazione dei punti di vista che sta nello stile del regista di “Gomorra – La serie”, “ACAB” e “Suburra”. Quella che semmai convince meno e rende il film a tratti squilibrato e narrativamente pedante è la sceneggiatura di Taylor Sheridan, ipertrofica nel voler gonfiare aspettative in un campo di battaglia che va ad ampliare orizzonti geografici e politici (spunta l’Isis in mezzo alle lotte per il cartello della droga, in quell’attentato al supermercato), per poi ritrovarsi a fare i conti con i personaggi già noti, che arrivano alla meta un po’ stanchi e dentro a colpi di scena decisamente obsoleti (la finta morte di Alejandro), o tradimenti abbastanza prevedibili, come quello che scatena la furibonda battaglia nel deserto e anche i dilemmi morali che accompagnano le scelte definitive di salvezza o di eliminazione.
Siamo di nuovo al confine tra Stati Uniti e Messico. Matt Graver (Josh Brolin) viene incaricato dal presidente degli States (Matthew Modine) di porre fine al traffico umano tra i due Paesi, che nutre il terrorismo sul suolo americano. Graver decide che la soluzione migliore è quella di accendere una guerra tra i cartelli più importanti e quindi si associa con Alejandro Gillick per realizzare un piano e tra le azioni c’è il rapimento della figlia Isabel del potente boss Reyes, che nel film di Villeneuve aveva sterminato la famiglia di Gillick. Le cose però vanno storte: alla Casa Bianca vogliono sospendere l’azione uccidendo la bambina, ma Graver e Gillick non sono d’accordo.
“Soldado” è muscolarmente affascinante: l’azione si evolve rapida e decisa, cruenta e assordante; in questo Sollima mantiene intatta tutta la sua paternità di regista che non accetta compromessi, riuscendo con essenzialità a ricucire i continui strappi di un racconto decisamente dispersivo. Se Villeneuve aveva mostrato una messa in scena più euclidea, Sollima che si distacca provvidenzialmente dallo schema precedente, bada soprattutto al sodo. Il finale promette ulteriori futuri sviluppi con la figura del giovane messicano Miguel, che sogna di diventare un giorno sicario anche lui (buon avvio per una possibile terza puntata): la storia termina su una porta che si chiude e sull’ultimo lamentoso rantolo della musica di Hildur Guđnadóttir, presagio sonoro di ogni sparatoria.
Stelle: 3

THE CHILDREN ACT / IL VERDETTO
- Fiona (Emma Thompson) è un giudice londinese che sta attraversando una fase delicata e conflittuale con il proprio marito (Stanley Tucci) in un matrimonio alla deriva per stanchezza e stress professionale. Tra le varie cause, soprattutto legate al diritto di famiglia, sulle quali Fiona è chiamata a decidere, spicca quella di un minorenne affetto da leucemia e in pericolo di vita, che rifiuta, sostenuto dai genitori e dalla comunità dei Testimoni di Geova, una provvidenziale trasfusione di sangue. L’incontro di Fiona col ragazzo in ospedale cambierà la vita di entrambi.
Tratto dall’omonimo romanzo di Ian McEwan (in italiano “La ballata di Adam Henry”), che scrive anche la sceneggiatura del film, e diretto con sobria professionalità da Richard Eyre, aggrega elementi privati alla consueta indagine morale e sociale del grande scrittore inglese, che pone quesiti sulla libertà di decidere della propria vita, sulla coercizione della religione, sulla necessità della legge, sui turbamenti affettivi intergenerazionali. Ne esce un film solido, dove il giovane Fionn Whitehead (già visto in “Dunkirk”) dà ad Adam quella dinamica ansiosa di chi cerca un posto nel mondo, senza capire quale sia, portando tale bisogno fino alle estreme conseguenze. 
Stelle: 3

LE EREDITIERE
- Una coppia di lesbiche mature vive un momento di difficoltà economica e inizia a vendere gli oggetti di casa. Nel frattempo Chiquita viene arrestata per truffa, così Chela inizia a guardarsi attorno. Singolare lettura di un mondo femminile da parte di una regista maschio paraguayano al suo esordio. Se lo stile non emerge, il racconto inizialmene timido, si irrobustisce strada facendo, mostrando come la relazione tra le due donne, che già all’inizio si presenta in crisi, possa diventare il terreno per sorprese, dove i fatti positivi possono alla fine avere anche un risvolto negativo. Molto bello il finale.
Stelle: 3
 

Venerdì 19 Ottobre 2018, 00:03
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